Apple sotto accusa: l’UE la sfida sul rispetto del Digital Markets Act

da | 24 Giu 2024 | Business, Politica

Tempo di lettura: 3 minuti

Prima di iniziare, un minimo di preambolo. Le politiche di “steering” dell’App Store sono un insieme di regole stabilite da Apple per regolamentare il modo in cui gli sviluppatori di applicazioni possono guidare gli utenti verso opzioni di pagamento esterne all’ecosistema Apple.

Apple generalmente proibisce agli sviluppatori di indicare agli utenti l’esistenza di alternative di acquisto più convenienti al di fuori del suo App Store. Il che non deve stupire, dato che per ogni transazione il colosso della mela morsicata trattiene una percentuale del 30% (che può scendere al 15% per alcuni sviluppatori minori).

Il risultato è che un’app come Spotify (esempio che non facciamo certo a caso) non ha il permesso di mostrare un collegamento diretto o di fornire dettagli che conducano gli utenti a una pagina web dove potrebbero abbonarsi al servizio a un costo ridotto.

Queste politiche sono state oggetto di varie critiche per la loro natura potenzialmente anti-concorrenziale, in quanto costringono gli sviluppatori a utilizzare esclusivamente il sistema di pagamento di Apple, impedendo loro di offrire prezzi più competitivi e limitando le opzioni disponibili per i consumatori.

La legislazione del Digital Markets Act dell’Unione Europea è stata concepita, in parte, per affrontare proprio queste pratiche, imponendo ad Apple e ad altri “guardiani digitali” (o “gatekeepers“, per dirla all’inglese) di consentire agli sviluppatori di indirizzare liberamente i consumatori verso metodi di pagamento alternativi, senza rischiare penalizzazioni o restrizioni.

Come abbiamo già avuto modo di scrivere, però, Apple ha inizialmente fatto buon viso a cattivo gioco. Ma ha poi cercato di far rientrare dalla finestra ciò che usciva dalla porta. Il fatto non è sfuggito all’Unione Europea, che mesi fa aveva avvisato Tim Cook che non avrebbe certo chiuso un occhio di fronte a eventuali irregolarità.

Ebbene, ora che sono chiari gli antefatti e anche cosa siano le politiche di “steering” dell’App Store, è più facile “leggere” la notizia di oggi. Che vuole Apple essere la prima compagnia a venire accusata dall’Unione Europea di aver violato il Digital Market Act.

“La nostra posizione preliminare è che Apple non consente pienamente lo steering”, ha detto Margrethe Vestager, responsabile della politica della concorrenza in Europa. “Lo steering è fondamentale per garantire che gli sviluppatori di app siano meno dipendenti dai negozi di app dei gatekeeper e per far sì che i consumatori siano consapevoli di offerte migliori”.

Il Digital Markets Act, dicevamo, impone ai principali attori del mercato digitale di adottare pratiche commerciali più aperte e competitive. Le sei aziende tecnologiche designate come gatekeeper (Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft) avevano dunque l’obbligo di allinearsi completamente a queste nuove regole entro marzo 2024.

Apple, secondo la Vestager, non l’ha fatto. Di diverso parere, ovviamente, sono i legali dell’azienda americana: “Negli ultimi mesi, Apple ha apportato una serie di modifiche per conformarsi al DMA in risposta ai feedback degli sviluppatori e della Commissione Europea”, ha dichiarato Peter Ajemian, portavoce di Apple.

“Tutti gli sviluppatori che fanno affari nell’UE sull’App Store hanno l’opportunità di utilizzare le funzionalità che abbiamo introdotto, inclusa la possibilità di indirizzare gli utenti dell’app al web per completare gli acquisti a un prezzo molto competitivo. Come facciamo di routine, continueremo ad ascoltare e a collaborare con la Commissione Europea”.

Premesso che la Commissione Europea sta valutando la conformità al Digital Markets Act (DMA) anche di Meta e Google, Apple ha tempo fino a marzo 2025 per rispondere alla valutazione preliminare della Commissione.

Le sanzioni per non conformità sono severe: Apple potrebbe essere multata fino al 10% del suo fatturato annuo globale, circa 38 miliardi di dollari basandosi sui dati dell’anno scorso, con la possibilità di un aumento della multa fino al 20% in caso di violazioni reiterate. E 76 miliardi dollari, come potete immaginare, sono una cifra notevole anche per una delle società più ricche del pianeta.

Non va poi dimenticato che, prima del DMA, Apple aveva già ricevuto una multa di 1,84 miliardi di euro dalle autorità antitrust dell’UE per le sue politiche di “anti-steering” nell’App Store, come risultato di una denuncia presentata da Spotify nel 2020.

Parallelamente, la Commissione ha avviato nuove indagini sul supporto di Apple per app store iOS alternativi, focalizzandosi sulla controversa tassa sulla tecnologia di base, sul complesso processo di installazione dei marketplace di terze parti e sui criteri di idoneità imposti agli sviluppatori. Queste indagini mirano a verificare se le pratiche di Apple rispettino i principi di concorrenza equa e apertura del mercato promossi dal DMA.

“Abbiamo anche avviato procedimenti contro Apple in relazione alla cosiddetta tassa sulla tecnologia di base e alle varie regole per consentire negozi di app di terze parti e sideloading”, ha detto Vestager. “La comunità degli sviluppatori e i consumatori sono desiderosi di offrire alternative all’App Store. Indagheremo per garantire che Apple non ostacoli questi sforzi”.

In conclusione, non possiamo che ricordare che Apple ha attribuito proprio alle “incertezze normative” legate al DMA il ritardo nel lancio di alcune funzionalità fondamentali di iOS 18 per gli utenti europei, tra cui l’acclamata Apple Intelligence, che nel Vecchio Continente  non arriverà quest’anno.

La sensazione è che il braccio di ferro tra il colosso di Cupertino e l’Unione Europea sia solo agli inizi, e che nello scontro finiranno coinvolti gli utenti europei di Apple. Nel bene come nel male, a seconda del punto di vista di chi guarda.

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