Per JD Vance l’IA è “satanica”. Ma non rallenta sui data center

by | 7 Set 2026 | IA, Politica

Il vicepresidente americano, JD Vance. | Foto: Gage Skidmore/CC BY-SA 2.0
Riassunto IA
  • JD Vance ha definito “satanico” il modo in cui alcuni chatbot assecondano gli utenti anche quando assumono comportamenti dannosi.
  • Nell’amministrazione Trump il dibattito sull’IA passa anche attraverso categorie cristiane, dall'”opportunità spirituale” fino all’Apocalisse.
  • La Casa Bianca continua però a spingere sull’IA e sui data center, mentre Trump affronta alcuni dei livelli di consenso più bassi del secondo mandato.
Tempo di lettura: 4 minuti

Un amico di JD Vance aveva deciso di usare un chatbot di IA come consulente matrimoniale. Il problema, secondo il vicepresidente americano, è che invece di mettere in discussione i comportamenti egoistici dell’uomo, il sistema continuava ad assecondarlo.

Il fenomeno è conosciuto da chi studia i modelli linguistici come sycophancy, ossia la tendenza dell’IA a compiacere eccessivamente l’utente. Vance però ha scelto un’altra definizione: “Penso che sia in qualche modo satanico”.

La frase è stata confermata anche da altre ricostruzioni dell’intervista con il podcaster evangelico Bryce Crawford. E il vicepresidente americano è andato anche oltre.

Parlando della possibilità di trovarsi nella “fine dei tempi”, ha detto che non sarebbe sorpreso se l’Anticristo “camminasse tra noi” e ha associato alcune aziende dell’IA a una “energia spirituale oscura”.

Poche ore prima della pubblicazione dell’intervista, però, Vance aveva respinto le richieste di rallentare la costruzione dei data center. Il che è un po’ la contraddizione che attraversa tutta l’amministrazione Trump.

Da una parte infatti essa considera l’IA essenziale per la crescita economica e per la competizione con la Cina. Dall’altra alcuni suoi uomini ne descrivono i rischi usando un vocabolario che arriva fino a Satana e all’Apocalisse.

Dio entra nella politica sull’IA

Secondo il Wall Street Journal, le conversazioni sulle implicazioni spirituali dell’IA, comprese le sue eventuali caratteristiche soprannaturali, non sarebbero infrequenti tra alcuni funzionari che lavorano alla politica tecnologica dell’amministrazione.

Lynne Parker, che ha contribuito a elaborare la politica sull’IA della Casa Bianca prima di lasciare l’amministrazione, sostiene che esistano “chiari parallelismi” tra alcuni possibili sviluppi tecnologici e le profezie dell’Apocalisse su sorveglianza, persecuzione e coercizione economica.

Ma pone anche un limite preciso: questo non significa che la Bibbia abbia profetizzato l’IA o che questa sarà necessariamente lo strumento attraverso cui quelle profezie si realizzeranno.

La posizione opposta arriva da Michael Kratsios, direttore dell’Office of Science and Technology Policy e protetto di Peter Thiel.

Per lui l’IA potrebbe rappresentare “un’opportunità spirituale”: quando le macchine avranno esaurito ciò che l’umanità già conosce, sostiene, gli esseri umani potrebbero tornare a cercare oltre la ragione le risposte sul proprio posto nell’universo.

Una Casa Bianca sempre più religiosa

La religione, però, sta entrando nel linguaggio politico della seconda amministrazione Trump, spingendosi ben oltre l’intelligenza artificiale. Vance parla apertamente della propria fede cattolica e di forze spirituali nella politica. Pete Hegseth ha utilizzato riferimenti biblici parlando della guerra contro l’Iran. Trump ha dato grande visibilità agli incontri con leader religiosi e alle immagini di preghiera alla Casa Bianca.

Quanto ci sia di convinzione e quanto di convenienza politica, è impossibile dirlo con certezza dall’esterno e le due letture possono anche convivere. Nel caso di Trump la domanda è inevitabile anche alla luce della sua biografia pubblica, del celebre Access Hollywood tape, nel quale si vantava in termini espliciti di poter palpeggiare le donne grazie alla propria celebrità (“grab ‘em by the pussy”), fino ai rapporti documentati con Jeffrey Epstein.

Nulla di tutto questo consente di misurare la fede personale del Presidente ma rende legittimo chiedersi quanto la crescente esposizione della religione alla Casa Bianca serva anche a rinsaldare il rapporto con l’elettorato cristiano ed evangelico.

Diverso il caso invece di Vance e Hegseth. Entrambi hanno una storia pubblica di convinzioni religiose che precede l’attuale fase politica. Vance si è convertito al cattolicesimo nel 2019 e da anni interpreta temi sociali e politici attraverso categorie cristiane. Hegseth, dal canto suo, ha costruito da tempo una parte importante della propria identità pubblica attorno a un cristianesimo conservatore e militante, ben prima di entrare nell’amministrazione Trump.

Questo non significa che il loro linguaggio religioso sia privo di utilità politica, e vale la pena ricordare che un sondaggio Reuters/Ipsos di fine agosto ha misurato il consenso di Trump al 33%, il minimo registrato dall’istituto nella sua carriera politica. Altre rilevazioni forniscono percentuali differenti ma descrivono comunque un Presidente fortemente in calo.

Il problema dietro Satana

Tolti Dio e il Diavolo, resta però un problema molto terreno. I chatbot possono effettivamente rafforzare convinzioni e comportamenti dell’utente invece di contrastarli. Sono inoltre emersi casi nei quali persone vulnerabili hanno sviluppato rapporti emotivi estremi con sistemi di IA, insieme a test nei quali modelli avanzati hanno mostrato comportamenti ingannevoli o tentativi di aggirare il controllo umano.

Brad Littlejohn, direttore di programma di American Compass, think tank vicino a Vance, porta questa preoccupazione direttamente sul terreno politico.

Dal suo punto di vista cristiano, il rischio più urgente è che i chatbot relazionali allontanino le persone “da Dio, le une dalle altre” e le chiudano in circuiti che gratificano i loro impulsi emotivi più oscuri.

Rod Dreher, autore cristiano e amico di Vance, arriva ancora più lontano. Da anni definisce questi sistemi “tavole Ouija dell’IA” e si domanda esplicitamente se stiano semplicemente simulando l’intelligenza umana oppure possano diventare un tramite per entità soprannaturali.

Non è una metafora inventata dopo le parole di Vance: Dreher formulava pubblicamente questa tesi già nel 2023.

Ma fermarsi non è un’opzione…

Durante un intervento all’American Dynamism Summit del 2025, Vance raccontò di una cena nella Silicon Valley durante la quale un miliardario gli disse di non essere preoccupato dalla perdita di senso che avrebbe accompagnato la scomparsa dei posti di lavoro: a sostituirli, spiegò, sarebbero arrivati “videogiochi digitali completamente immersivi”.

La moglie Usha Vance scrisse al marito sotto il tavolo: “Dobbiamo andarcene da qui. Questa gente è fuori di testa”. Il racconto è presente nella trascrizione del discorso originale. Eppure Vance continua a sostenere lo sviluppo dell’IA e l’espansione dell’infrastruttura necessaria a farla funzionare.

Per Washington è prioritaria anche la competizione con la Cina e rinunciare alla corsa viene considerato un rischio ancora maggiore.

Dreher sintetizza così il dilemma: “È qui e non possiamo fermarla”. Gli Stati Uniti, aggiunge, non possono tirarsi indietro mentre competono con Pechino. Per chi condivide la sua visione religiosa, però, questo non cancella quello che considera “il grande pericolo spirituale”.

È così che nella stessa amministrazione sembrano convivere la corsa ai data center e il timore di Satana. Resta da capire quanto sia fede, quanto convenienza politica e quanto entrambe le cose.

Fonte: Wall Street Journal

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