L’Intelligenza Artificiale è uno dei nuovi terreno di scontro geopolitici, ma se leggete TechTalking già lo sapete. La novità piuttosto è che al summit di Parigi la frattura tra Stati Uniti ed Europa è emersa in tutta la sua evidenza.
Mentre infatti i leader europei spingono per regolamentare lo sviluppo dell’IA con criteri di sicurezza ed efficienza energetica, Washington punta tutto su un approccio deregolamentato, con l’obiettivo di mantenere il primato tecnologico.
L’attacco di JD Vance
“La regolamentazione eccessiva potrebbe uccidere un’industria trasformativa proprio mentre sta decollando”, ha dichiarato JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, rivolgendosi a una platea che includeva Emmanuel Macron e Narendra Modi.
Le parole di Vance hanno sancito il rifiuto americano (unitamente a quello inglese) di aderire alla dichiarazione congiunta firmata da decine di governi presenti al summit, creando un ulteriore ostacolo alla costruzione di un consenso globale sulla gestione dell’IA.
La strategia americana è chiara: investire nei migliori chip per l’addestramento delle IA e sviluppare gli algoritmi più avanzati, evitando che regole stringenti ne limitino la crescita.
Questo atteggiamento è in netto contrasto con l’Unione Europea, che ha recentemente approvato nuove norme per la moderazione dei contenuti digitali e per il controllo della concorrenza nel settore tech, prendendo di mira colossi come Meta, Apple e X di Elon Musk.
L’antagonismo francese
Macron, che al summit ha promosso una maggiore autonomia europea nell’IA, ha annunciato investimenti nel settore, facendo leva sull’energia nucleare per realizzare nuovi data center capaci di competere con i progetti statunitensi.
Anche l’UE ha messo sul tavolo 20 miliardi di euro per accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nel Vecchio Continente, ma resta il nodo delle regolamentazioni.
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha difeso le nuove normative sottolineando che “l’IA ha bisogno di concorrenza ma anche di collaborazione. E ha bisogno di essere sicura”.
Vance, invece, ha attaccato le regole europee, sostenendo che impongano “un peso ingiusto alle aziende americane” e ha avvertito che gli Stati Uniti “non possono e non accetteranno” restrizioni che penalizzino le loro aziende tecnologiche.
Il vicepresidente quindi ha lasciato il summit prima della conclusione, evitando la foto di gruppo con gli altri leader: un gesto simbolico che ha evidenziato ulteriormente la distanza tra le due sponde dell’Atlantico.
La posizione dell’India
Anche l’India ha fatto sentire la sua voce, con il primo ministro Modi che ha chiesto uno sforzo collettivo per stabilire regole comuni a livello globale: “Servono sforzi collettivi per stabilire governance e standard che rispettino i nostri valori condivisi, affrontino i rischi e costruiscano fiducia”.
Il vertice di Parigi ha dunque certificato una realtà già chiara: mentre gli Stati Uniti intendono mantenere il loro dominio nell’IA senza vincoli, l’Europa cerca di creare un modello più regolamentato e inclusivo.
La sfida per il controllo della tecnologia del futuro è appena iniziata ed è chiaro che la schermaglie tra USA ed Europa sono destinate a intensificarsi.


