Il venture capital sta cambiando direzione. Josh Kushner, ad esempio, investe nei San Francisco Giants e partecipa all’operazione da 12,5 miliardi di dollari, circa 10,8 miliardi di euro, che ha reso i Los Angeles Lakers la squadra sportiva con la valutazione più alta di sempre.
Jeff Bezos è in un consorzio che vuole comprare una quota di minoranza del Liverpool insieme al cofondatore di Facebook Eduardo Saverin, attribuendo al club una valutazione superiore a 7 miliardi di dollari, circa 6 miliardi di euro.
Marc Stad, fondatore di Dragoneer Investment Group, sta acquisendo una partecipazione di controllo nei Minnesota Timberwolves. Vinod Khosla, venture capitalist e finanziatore di OpenAI, guida invece il gruppo che sta acquistando i Seattle Seahawks.
Dietro questi investimenti c’è una logica che sembra quasi capovolgere quella tradizionale del venture capital di cui abbiamo più volte scritto.
Per anni il denaro ha cercato la tecnologia capace di sostituire ciò che esisteva. Ora una parte degli investitori cerca attività che la prossima tecnologia farà molta più fatica a sostituire.
Il venture capital guarda a ciò che non si può replicare
Una squadra storica porta con sé tifosi, diritti televisivi e un’unicità difficile da riprodurre. Un nuovo modello può generare immagini, musica, video o software in quantità crescente, ma non può creare un secondo Liverpool con la stessa storia e gli stessi tifosi.
Harley Miller, fondatore di Left Lane Capital, lo dice in termini molto concreti. La sua società ha investito in Real American Freestyle, il campionato di wrestling per famiglie cofondato nel 2025 da Hulk Hogan, oltre che nella Pro Padel League, nella Snow League fondata da Shaun White e nella League One Volleyball.
“Questi sono asset concreti e sono difficili da replicare”, spiega Miller. “Non è roba speculativa che tra un anno rischia di finire in trappola per l’uscita di un nuovo grande modello linguistico”.
Left Lane punta comunque a rendimenti tipici del venture capital, quindi a multipli dell’investimento iniziale.
Se è fisico, vale la pena guardarlo
Lo sport è soltanto una parte della caccia. Barry Diller, attraverso People Inc., sta trattando l’acquisizione di MGM Resorts in un’operazione che valuta il gruppo dei casinò oltre 12 miliardi di dollari, circa 10,3 miliardi di euro.
“Mentre tutti si precipitavano verso ogni sorta di ‘opportunità nell’IA’, io volevo correre nella direzione opposta”, ha dichiarato Diller in una precedente intervista al Wall Street Journal.
La ricerca si sta allargando a produzione industriale, energia, viaggi, benessere e prodotti fisici. Beth Ferreira, partner della società di investimento guidata da Serena Williams, usa una definizione che riassume bene il fenomeno: “economia dell’esperienza”.
Serena Ventures, che nel 2022 ha raccolto 111 milioni di dollari per il suo primo fondo, ha valutato opportunità che vanno dalle startup di viaggio fino a un campionato di curling. Il perimetro, insomma, è molto ampio.
L’IA può esserci, senza eliminare l’esperienza
Questo, però, non significa investire soltanto in aziende prive di tecnologia. Ferreira cerca attività nelle quali l’IA possa rendere migliore o più personale ciò che accade nel mondo fisico senza sostituirlo.
StickerBox rende bene l’idea. Il giocattolo permette a un bambino di chiedere la creazione di un’immagine: l’IA la genera e il dispositivo la stampa immediatamente sotto forma di adesivo.
Serena Ventures ha investito nella società, poi acquistata ad agosto da Spin Master, il produttore dei giocattoli Paw Patrol, con una valutazione compresa tra 35 e 50 milioni di dollari, circa 30-43 milioni di euro. “Pur essendo una scommessa in controtendenza rispetto all’IA, fa parte dell’ascesa dell’IA”, osserva Ferreira.
È probabilmente la frase che spiega meglio la strategia. Gli investitori non stanno necessariamente scappando dall’intelligenza artificiale. Stanno cercando qualcosa che potrebbe diventare più prezioso proprio mentre l’IA rende sempre più facile produrre tutto ciò che è digitale.
Nemmeno il mondo fisico è al sicuro
Resta però un limite. Un campionato sportivo può essere impossibile da generare con un LLM, ma deve comunque convincere qualcuno a guardarlo. E oggi compete per la stessa risorsa dei social network, dei videogiochi, dello streaming e dei contenuti generati dall’IA: il tempo delle persone.
Per questo comprare una squadra storica è diverso dal finanziare un campionato appena nato. Real American Freestyle può costare molto meno dei Lakers, ma nessuno può garantire che costruirà una comunità di tifosi sufficientemente grande e duratura.
La caccia agli asset “a prova di IA”, quindi, non offre una protezione assoluta dalla tecnologia. Mostra però dove una parte del capitale sta cominciando a cercare l’eccezionalità: negli stadi, nei viaggi, nei casinò, nei giocattoli e perfino nel curling.
In tutto ciò insomma che un algoritmo può forse migliorare, ma che per avere valore deve ancora accadere nel mondo reale.
Fonte: Wall Street Journal


