Google vuole trasformare le proprie TPU da tecnologia utilizzata soprattutto nei suoi data center a una vera alternativa commerciale alle GPU Nvidia. Per farlo, però, ha bisogno di produrne molte di più e di costruire attorno ai chip tutto l’hardware necessario. Ed è qui che entra in scena Marvell.
Le due aziende hanno infatti ampliato la loro collaborazione per sviluppare semiconduttori personalizzati destinati all’ecosistema TPU di Google. L’accordo comprende acceleratori per l’inferenza IA, componenti per memoria, archiviazione e rete, e sistemi che permettono di elaborare i dati più vicino alla memoria.
Google ha ottenuto anche un warrant che le permetterà di acquistare fino a 58,9 milioni di azioni Marvell a 206,58 dollari l’una, circa 176 euro. Se esercitato interamente, avrebbe un valore di 12,2 miliardi di dollari, circa 10,4 miliardi di euro. Ma Google non sta investendo subito quella cifra.
Più Google compra da Marvell, più azioni può ottenere
Solo una piccola parte delle azioni previste dal warrant maturerà nel primo anno. Quasi tutte le altre sono legate invece agli acquisti che Google effettuerà fino al 2033 dei prodotti sviluppati insieme.
In pratica Marvell ha legato il possibile ingresso di Google nel proprio capitale alla crescita del rapporto commerciale. Ogni volta che i ricavi generati dai nuovi prodotti raggiungeranno determinate soglie, matureranno nuove tranche del warrant.
È un incentivo enorme per entrambe. Google si assicura un secondo grande partner per espandere la propria piattaforma hardware; Marvell ottiene la possibilità di diventare uno dei fornitori centrali di una delle maggiori infrastrutture IA al mondo.
Alla notizia il titolo Marvell è salito dell’8%, mentre Broadcom ha perso il 5%.
Broadcom resta dentro, ma Google diversifica
Broadcom rimane infatti il principale partner di Google per le TPU. Ad aprile le due società hanno firmato un accordo che prevede lo sviluppo e la fornitura delle future generazioni di questi chip e di altri componenti per i rack IA fino al 2031.
L’arrivo di Marvell non indica quindi una sostituzione. Google piuttosto sta allargando il numero dei fornitori da cui dipende mentre aumenta la scala della produzione. È una strategia particolarmente importante in un mercato in cui pochi produttori controllano competenze difficili da replicare e la domanda di capacità di calcolo continua a crescere.
Marvell conosce bene questo mestiere. Lavora già con hyperscaler come Amazon allo sviluppo di semiconduttori personalizzati. Questo però non significa che Google costruirà chip da rivendere ad Amazon: Marvell lavora separatamente per diversi clienti, sviluppando con ciascuno hardware destinato alle rispettive piattaforme.
Le TPU escono dai data center di Google
Le Tensor Processing Unit sono chip progettati specificamente per i carichi di lavoro dell’IA. Google le sviluppa da anni come alternativa alle GPU Nvidia, ma per molto tempo le ha utilizzate prevalentemente all’interno della propria infrastruttura.
Ora la strategia sta cambiando. Google sta iniziando a fornire su larga scala questa capacità anche all’esterno. Il caso più evidente è Anthropic, che utilizza le TPU per addestrare e far funzionare Claude, e ha stretto accordi per diversi gigawatt di nuova capacità basata proprio sui chip di Google.
La dimensione dell’operazione è tale che Google ha costruito una macchina finanziaria per fornire ad Anthropic più di 200 miliardi di dollari di chip IA. Le TPU stanno quindi diventando anche un prodotto con cui Google può contendere a Nvidia una parte della spesa dei laboratori che sviluppano i modelli più avanzati.
La battaglia si sposta attorno al chip
Produrre un acceleratore potente, però, risolve solo una parte del problema. Migliaia di chip devono scambiarsi continuamente enormi quantità di dati e accedere alla memoria senza trasformare rete e collegamenti nel collo di bottiglia del sistema. Per questo l’accordo con Marvell riguarda molto più della singola TPU.
Marvell sta infatti investendo proprio in queste tecnologie. All’inizio dell’anno ha acquisito Celestial AI, specializzata nella fotonica per collegare tra loro grandi cluster di chip, mentre a marzo Nvidia ha investito 2 miliardi di dollari nella società e ha avviato con essa una collaborazione sulla fotonica del silicio.
Marvell si trova così in una posizione particolare: collabora con alcuni dei maggiori hyperscaler nello sviluppo di hardware personalizzato e contemporaneamente con Nvidia sulle tecnologie che collegano i sistemi IA.
Per Google, aggiungerla a Broadcom significa aumentare la capacità di costruire l’intera macchina che sta attorno alle TPU proprio mentre quei chip cominciano a uscire dai suoi data center.
Fonte: Financial Times


