Apple ha firmato con Broadcom un accordo pluriennale da oltre 30 miliardi di dollari per la produzione di più di 15 miliardi di chip made in Usa. È la cifra più alta che l’azienda abbia mai destinato a un singolo fornitore all’interno del suo programma di investimenti sul suolo americano, e riguarda soprattutto i componenti radio dei suoi dispositivi: dai chip per il 5G al GPS, dal Bluetooth al Wi-Fi.
La fabbrica Broadcom di Fort Collins
L’accordo prevede che Apple investa 1,5 miliardi di dollari per ampliare lo stabilimento Broadcom di Fort Collins, in Colorado. La fabbrica diventerà il polo produttivo per il silicio ASIC, i circuiti integrati progettati su misura per un compito specifico, e per i filtri FBAR, i componenti che isolano le frequenze radio nei dispositivi Apple, almeno fino al 2031.
Apple parla di “centinaia di posti di lavoro americani” legati alla partnership, una cifra contenuta se confrontata con i 30 miliardi di dollari messi sul piatto. Broadcom resta comunque il principale fornitore Apple per i componenti wireless: si tratta dunque di un rapporto che si rafforza ulteriormente.
Il legame con i dazi di Trump
L’investimento rientra nel pacchetto da 600 miliardi di dollari che Apple si è impegnata a spendere negli Stati Uniti nell’arco di quattro anni, l’impegno che l’anno scorso ha permesso all’azienda di ottenere un’esenzione dai dazi minacciati dall’amministrazione Trump. Nel 2025 lo stesso Trump aveva paventato nuovi dazi sui prodotti Apple se l’azienda non avesse spostato l’assemblaggio dell’iPhone sul suolo americano, salvo poi fare marcia indietro sulla misura. L’assemblaggio degli iPhone, va detto, è rimasto comunque all’estero: a cambiare sede sono soprattutto i componenti meno visibili, come i chip radio.
Una fetta piccola della spesa sui chip
I chip radio dell’accordo con Broadcom restano una frazione di quanto Apple spende per i componenti più costosi dei suoi dispositivi. Il chip logico principale resta affidato a Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, mentre la memoria e lo storage arrivano soprattutto da Samsung e SK Hynix, gli stessi fornitori i cui prezzi sono saliti moltissimo negli ultimi mesi per la domanda legata ai server per l’intelligenza artificiale, tanto da spingere Apple ad alzare il prezzo al consumatore di MacBook e iPad. Pur di contenere quei costi, Apple ha persino provato a trattare con un fornitore cinese finito nella lista nera del Pentagono.
Il resto della filiera americana
L’accordo con Broadcom si aggiunge ad altre mosse con cui Apple ha ampliato la sua catena di fornitura negli Stati Uniti. L’azienda si è già impegnata a comprare chip dal nuovo stabilimento che TSMC sta costruendo in Arizona, wafer di silicio dalla fabbrica GlobalWafers in Texas che rifornisce lo stesso impianto, e servizi di packaging avanzato dallo stabilimento di Amkor Technology, anch’esso in Arizona. Di recente Apple ha inoltre siglato un accordo con Intel per produrre negli Stati Uniti una parte dei propri chip.
Fonte: Wall Street Journal


