“Purtroppo, gli aumenti di prezzo sono inevitabili.” Tim Cook lo ha detto al Wall Street Journal in un’intervista esclusiva, e per misurare quanto la situazione sia sfuggita di mano è bastata un’altra frase: “Questa è un’alluvione che capita una volta ogni cent’anni. Non ho mai visto niente del genere in nessun campo in oltre quarant’anni”.
Quarant’anni passati nelle catene di fornitura dell’elettronica, da IBM a Compaq fino ad Apple. Eppure un’oscillazione di prezzo simile non l’aveva mai vista neppure lui.
Aumenti in arrivo, senza date né cifre
Apple alzerà i listini per assorbire il rincaro dei chip di memoria e archiviazione. Cook non ha detto quando, né di quanto, né su quali dispositivi.
Il prossimo grande appuntamento è la gamma iPhone 18 di settembre (con il primo modello pieghevole), ma per Mac e iPad qualcosa potrebbe muoversi prima: il mese scorso Apple ha già ritoccato verso l’alto il prezzo di partenza del Mac Mini, fuori da ogni evento di lancio.
La società di ricerca TechInsights ha provato a quantificare il colpo: mantenere gli stessi margini sul prossimo iPhone Pro significherebbe aggiungere circa 270 dollari al cartellino.
La memoria che l’IA si porta via
La causa è da cercarsi nella domanda di chip di memoria da parte dei data center per l’intelligenza artificiale, che è cresciuta a un ritmo che il mercato non era pronto a reggere.
Dall’anno scorso, da quando Google, Microsoft, Meta e Amazon hanno iniziato ad annunciare budget di investimento sempre più gonfi, i prezzi della DRAM (la memoria che fa girare le app aperte in quel momento) e della NAND (il “magazzino” dove vengono immagazzinate foto, video e file) sono quadruplicati entrambi. E continueranno a salire fino al 2027, stima TechInsights.
Cook ha puntato il dito soprattutto sulla DRAM, e in particolare sulla memoria ad alta larghezza di banda che i produttori riservano ai server di IA: “C’è meno offerta proprio quando i consumatori vogliono dispositivi, e quelli della memoria scaricano addosso aumenti enormi”, ha detto. “Serve che prezzi e forniture tornino a livelli ragionevoli per i prodotti di consumo. È questo il punto.”
I numeri di chi quei chip li produce mostrano l’altra faccia della medaglia. Tre nomi dominano la DRAM (Samsung e SK Hynix in Corea del Sud, Micron negli Stati Uniti), e negli ultimi dodici mesi i loro titoli sono esplosi: SK Hynix ad esempio ha fatto +800%.
Le fabbriche aumentano (Morgan Stanley prevede una capacità produttiva in crescita del 30% entro il 2027), ma con i produttori che danno priorità alla memoria per l’IA, ai dispositivi di consumo mancherà fino al 15% di quello che serve.
Apple costretta a mettersi in fila
Qui la notizia si fa interessante perché per anni Apple ha dettato legge ai fornitori. Comprando memoria e archiviazione per decine di miliardi di dollari l’anno, è tra i più grandi clienti al mondo, e ha sempre usato quel peso per spuntare i prezzi più bassi, mettendo i produttori l’uno contro l’altro. Adesso invece deve aspettare il suo turno.
Gli hyperscaler dell’IA firmano contratti triennali o quinquennali con enormi pagamenti anticipati in contanti che Cupertino, con la sua nota disciplina nella spesa, difficilmente eguaglierà.
Cook si dice pronto a usare la liquidità di Apple (“siamo disposti a usare il nostro bilancio per essere parte della soluzione, serve più capacità”), ma esclude di costruire fabbriche proprie: “Non possiamo fare tutto. Sappiamo in cosa siamo bravi.”
C’è un dettaglio che rende la vicenda quasi ironica. Apple ha sempre lucrato sugli aumenti di archiviazione, facendo pagare 100 o 200 dollari per tagli di memoria in più che le costano una frazione.
La stessa leva ora le si ritorce contro: le nuove funzioni di IA, incluso il Siri rinnovato annunciato la settimana scorsa, richiedono altra DRAM. Proprio quella che scarseggia.
Washington osserva, e Cook apre alla Cina
Anche HP, Dell e Nintendo hanno già alzato i prezzi, e un gruppo di associazioni di settore ha scritto al segretario al Tesoro Scott Bessent e a quello al Commercio Howard Lutnick, lamentando che troppa memoria finisce agli acquirenti dell’IA.
Morgan Stanley stima per quest’anno un aumento del 15% sui prezzi di smartphone e PC negli Stati Uniti, che inciderà però poco sull’indice dei prezzi al consumo, dove questi dispositivi pesano una frazione minima della spesa delle famiglie. Poco per l’inflazione ma molto per la politica: un rincaro sull’iPhone non passerà inosservato a Washington. E sulla Cina Cook ha aperto uno spiraglio indicativo dello stato di crisi.
Pechino ha i suoi campioni nazionali della memoria ma le regole di sicurezza impongono alle aziende americane licenze per lavorarci. Andrebbero allentate? “Penso che tutto debba essere sul tavolo”, ha risposto Cook. “Dovremmo guardare a tutte le fonti di fornitura.”
Un amministratore delegato americano che, di fronte alla scarsità, chiede di rivedere le restrizioni sull’export verso la Cina. Il conto dell’IA, partito dai data center, arriva fin dentro la tasca di chi compra un telefono. E ha risvolti geopolitici.
Fonte: The Wall Street Journal


