Apple chiude il secondo trimestre fiscale con numeri che battono il consensus su quasi tutti i fronti: 111,18 miliardi di dollari di ricavi, utili per azione a 2,01 dollari, margini lordi al 49,27%.
Le previsioni per il trimestre in corso, con crescita tra il 14% e il 17%, superano nettamente le attese degli analisti, ferme al 9,5%. Il titolo ha reagito con un rialzo superiore al 3% e fin qui, il quadro è solido.
L’asterisco arriva sull’iPhone. Le vendite si sono fermate a 56,99 miliardi, appena sotto le stime. Tim Cook ha spiegato la dinamica senza giri di parole: “La domanda era alle stelle. Ma al momento nella catena di fornitura c’è un po’ meno flessibilità per ottenere più componenti”. Tradotto: Apple avrebbe venduto di più, se avesse avuto i chip.
Quando l’iPhone compete con l’IA per i chip
Il problema non è contingente. I chip della famiglia iPhone 17 sono prodotti con la stessa tecnologia di Taiwan Semiconductor Manufacturing Co utilizzata per i principali chip destinati all’addestramento e all’inferenza dei modelli di IA.
In questo momento, le grandi piattaforme tecnologiche (Microsoft, Google, Amazon, Meta) stanno assorbendo capacità produttiva di TSMC a ritmi senza precedenti. Apple non è in coda, è in competizione diretta con i clienti più grandi del suo stesso fornitore.
È uno dei problemi strutturali dell’era dell’IA: la stessa filiera che produce i chip per i data center è quella che produce i chip per gli smartphone di fascia alta. Quando la domanda di IA accelera, è l’iPhone a subire i contraccolpi sulla disponibilità. Cook non ha indicato quando i vincoli si allenteranno.
Ternus, già al lavoro
Come avevamo raccontato dieci giorni fa, John Ternus subentrerà a Cook in settembre, dopo un quarto di secolo in Apple e una carriera costruita sull’hardware. Questo trimestre, comunque, porta già la sua firma.
L’iPhone 17, il restyling più importante dai tempi dell’iPhone X nel 2017, è un suo progetto. Così come il MacBook Neo, il laptop da 500 dollari pensato per gli studenti e che gli analisti considerano la mossa più ambiziosa per insidiare il mercato dei Chromebook di Google, un segmento da circa 20 miliardi di dollari finora quasi impermeabile ad Apple.
I Mac hanno generato 8,4 miliardi di ricavi nel trimestre, contro stime di 8,02 miliardi. La strategia di Ternus sulla linea prodotti è leggibile già adesso: prezzi più alti e più funzionalità verso l’alto della gamma, stabilità dei prezzi verso il basso, con dispositivi pensati per aprire mercati nuovi piuttosto che difendere quelli consolidati.
Siri si affida a Google
Sul fronte dell’IA, Apple spende meno dei suoi rivali (decine di miliardi a trimestre nel caso di Microsoft o Google) ma comunque accelera: i costi di ricerca e sviluppo sono saliti del 33,5%, a 11,42 miliardi nel trimestre.
Cook ha ribadito che “la Siri personalizzata è in programma per quest’anno” e che Apple è “impegnata a fondo” sull’IA, vista come “un’opportunità enorme, sia per il grande pubblico sia per le imprese”.
Il segnale più rivelatore, però, arriva da altrove. Apple, storicamente gelosa della propria autonomia tecnologica, ha scelto di integrare Google Gemini per potenziare Siri. Per un’azienda che ha costruito la propria identità sulla coerenza verticale tra hardware e software, è una discontinuità notevole.
Come ha osservato Jacob Bourne di eMarketer, “gli investitori cercheranno indizi su come Ternus intende bilanciare la postura cauta di Apple sull’IA con la pressione di definire il prossimo dispositivo per l’era dell’IA”. La conferenza degli sviluppatori di giugno sarà il primo banco di prova.
Servizi solidi, ma i margini scenderanno
Il resto del trimestre non ha riservato sorprese negative. I servizi —(App Store, Apple Pay, iCloud, Apple TV+) hanno generato 30,98 miliardi, sopra le stime, nonostante le pressioni regolamentari in Europa sull’App Store. La Cina ha reso 20,5 miliardi, battendo le aspettative: un risultato tutt’altro che scontato in un contesto di tensioni commerciali e concorrenza locale sempre più agguerrita.
L’avvertimento, però, arriva sui margini futuri. Cook è stato esplicito: “Prevediamo costi della memoria significativamente più elevati”, e nei trimestri successivi a giugno “i costi della memoria avranno un impatto crescente sulla nostra attività”.
Apple ha finora gestito la pressione sui prezzi dei chip di memoria grazie al suo enorme potere d’acquisto e alla strategia di differenziazione della gamma. Ma quella protezione ha un limite.
Le previsioni di margine per il trimestre in corso (tra il 47,5% e il 48,5%), segnano già un lieve passo indietro. Il trimestre buono è archiviato; adesso sembra iniziare la parte difficile.
Fonte: Reuters


