La borsa di Seul si è fermata per venti minuti. Oggi, infatti, il suo indice Kospi è arrivato a perdere l’8% e ha fatto scattare la sospensione automatica delle contrattazioni, il blocco che congela gli scambi quando l’indice precipita oltre una soglia.
A trascinarlo sono stati i due titoli che lo hanno spinto in alto per mesi. Ci riferiamo a Samsung Electronics e SK Hynix, che insieme pesano oltre il 40% del listino, hanno chiuso in calo del 10% e di quasi l’8%.
La miccia è stata accesa la settimana scorsa, e altrove. Broadcom ha infatti pubblicato i conti trimestrali e, soprattutto, una previsione sui ricavi dei chip per l’IA più bassa delle attese: circa 16 miliardi di dollari contro stime intorno ai 17,2. Una cifra alta in assoluto, ma inferiore a quanto il mercato dava per acquisito.
Le azioni Broadcom sono crollate, trascinando l’intero comparto. Venerdì il Nasdaq, l’indice americano più carico di tecnologia, aveva già perso oltre il 4,5% in una settimana.
Perché cadono proprio questi nomi
Non è un caso che il conto più salato lo paghino i produttori di memoria. Samsung, SK Hynix e Micron forniscono la memoria ad alta banda che alimenta gli acceleratori Nvidia, il cuore dei data center per l’IA.
Sono i titoli saliti di più sull’attesa di domanda, e i primi che gli investitori vendono quando quell’attesa vacilla. Venerdì Micron aveva già perso oltre il 13%.
Lo stesso vale per SoftBank, in calo del 6,1% e diventata di recente la società più preziosa del Giappone. Il gruppo giapponese controlla la britannica Arm, i cui progetti stanno al centro della corsa ai chip per l’IA, e Arm venerdì era scesa di quasi il 13%. Il colpo è arrivato anche a Taiwan, dove quei chip si fabbricano: TSMC ha perso il 2,96% e Foxconn il 5,27%.
Pochi mesi di euforia avevano portato Samsung e SK Hynix oltre i mille miliardi di dollari di valore di mercato ciascuna. La discesa misura quanto in alto erano arrivate.
Da Broadcom ai tassi
Sul tracollo pesa un secondo fattore, che con i chip non ha nulla a che fare. Venerdì i dati sul lavoro americano sono usciti molto più forti del previsto.
Goldman Sachs ha reagito spostando gli ultimi due tagli dei tassi attesi dalla Fed addirittura a giugno e dicembre del 2027: “il mercato del lavoro è stato più forte di quanto avessimo previsto”. Tradotto: il denaro resterà caro più a lungo.
Resta quindi da spiegare perché questo colpisca i titoli dell’IA più degli altri. Questi nomi non valgono per quello che incassano oggi, ma per i profitti che si stima arriveranno tra anni, quando gli investimenti nell’IA saranno ripagati.
Se i tassi restano alti, quei guadagni lontani contano meno adesso: con il denaro che già rende parecchio stando fermo, il mercato è meno disposto a pagare oggi per incassi che si vedranno solo più avanti. Più una valutazione poggia sul futuro, più questo meccanismo la spinge giù.
La settimana della più grande quotazione di sempre
C’è un dettaglio che rende la giornata ancora più tesa. Secondo una nota della banca UOB, il crollo guidato dal tech ha bruciato circa 1.800 miliardi di dollari di valore sull’S&P 500.
La stessa nota punta i riflettori sul prossimo venerdì: il 12 giugno dovrebbe infatti debuttare al Nasdaq SpaceX, in quella che si annuncia come la più grande quotazione della storia, con una raccolta fino a 75 miliardi di dollari su una valutazione vicina ai 1.750 miliardi. Anche quella, venduta come una scommessa su spazio e IA.
L’onda è arrivata fino in Europa. In apertura ASML, Infineon, STMicroelectronics, ASM International e Besi hanno seguito al ribasso i listini asiatici, salvo recuperare nel corso della seduta.
Resta allora la fotografia di un continente agganciato alla stessa catena della domanda di IA, e alla stessa fragilità quando il mercato decide che le aspettative sono troppo alte.
Fonte: CNBC


