OpenAI costruirà i suoi chip con Broadcom

da | 13 Ott 2025 | IA

Tempo di lettura: 3 minuti

OpenAI ha deciso di fare un passo ulteriore verso l’autonomia tecnologica. Dopo aver ridefinito i confini dell’intelligenza artificiale generativa, la società di Sam Altman ha siglato un accordo con Broadcom per realizzare i propri processori dedicati all’IA.

È il primo chip “fatto in casa” di OpenAI, un progetto che la conferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) tra i grandi protagonisti della nuova rivoluzione hardware su cui si gioca il futuro dell’intelligenza artificiale.

L’intesa, annunciata ufficialmente lunedì, prevede che OpenAI curi la progettazione dei chip mentre Broadcom ne gestirà lo sviluppo e la produzione. Le prime unità dovrebbero essere pronte nella seconda metà del 2026, con un obiettivo chiaro: costruire un’infrastruttura personalizzata per sostenere la crescita esplosiva dei modelli fondazionali di nuova generazione.

“La partnership con Broadcom rappresenta un passo cruciale nella costruzione dell’infrastruttura necessaria a sbloccare il potenziale dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Altman.

La corsa all’autonomia computazionale

La collaborazione con Broadcom è solo l’ultimo tassello di una strategia più ampia. OpenAI, che già nelle scorse settimane ha siglato un accordo da 6 gigawatt con AMD per la fornitura di chip dedicati all’IA (con l’opzione di entrare nel capitale della società), sta costruendo una rete di fornitori e partner per garantirsi il controllo diretto sulle proprie risorse di calcolo.

Tutto questo mentre Nvidia, che resta la regina assoluta del settore, ha annunciato un investimento potenziale di 100 miliardi di dollari nella startup di Altman, accompagnato dalla fornitura di sistemi per data center con almeno 10 gigawatt di capacità.

Il progetto con Broadcom, dunque, non punta tanto a sostituire Nvidia, quanto a ridurre una dipendenza che oggi rappresenta uno dei principali colli di bottiglia dell’intero ecosistema IA. Creare chip interni significa anche poter ottimizzare architetture, efficienza energetica e costi operativi, oltre che assicurarsi la continuità produttiva in un mercato ancora fortemente esposto a crisi di fornitura e vincoli geopolitici.

I costi e la sfida del finanziamento

Dietro la corsa alla potenza di calcolo si nasconde però un problema altrettanto imponente: i costi. Un data center da un gigawatt può costare tra i 50 e i 60 miliardi di dollari, ha ricordato Jensen Huang, CEO di Nvidia, sottolineando che i prodotti della sua azienda rappresentano oltre la metà di quella spesa. E poiché OpenAI punta a un’infrastruttura da 10 gigawatt, il progetto potrebbe superare la soglia dei 500 miliardi nel medio periodo.

Non stupisce quindi che la domanda principale riguardi il finanziamento. Secondo diversi analisti, un’operazione di questa portata richiederà una combinazione di round di investimento, preordini, partnership strategiche e un sostegno diretto da parte di Microsoft, il principale alleato di OpenAI.

La timeline fissata da OpenAI, che prevede la distribuzione completa dei chip entro la fine del 2029, è considerata ambiziosa. Ma l’attuale livello di fiducia da parte degli investitori, e la posizione dominante dell’azienda nel settore dell’IA generativa, rendono l’obiettivo plausibile.

Broadcom, la ‘nuova’ protagonista dell’IA

Per Broadcom, l’accordo con OpenAI rappresenta la conferma del suo ruolo crescente nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale.

L’azienda americana, storicamente specializzata in semiconduttori per telecomunicazioni e infrastrutture di rete, è diventata in pochi anni uno dei grandi vincitori del boom dei chip per IA. Dalla fine del 2022, il valore delle sue azioni è cresciuto di quasi sei volte, grazie a un’esplosione di ordini per processori personalizzati.

I nuovi sistemi OpenAI-Broadcom saranno interamente basati sulla tecnologia Ethernet e sulle apparecchiature di rete proprietarie di Broadcom, una mossa che mira a sfidare direttamente InfiniBand, la soluzione di networking di Nvidia. In questo modo, OpenAI ridurrà ulteriormente la dipendenza da un unico fornitore, aprendo la strada a un ecosistema di calcolo più diversificato e competitivo.

La partnership tra OpenAI e Broadcom va oltre il singolo accordo commerciale. È il segnale di una trasformazione più profonda: la fine dell’era in cui le aziende di intelligenza artificiale possono limitarsi a “comprare” potenza di calcolo da terzi. Oggi, per restare al passo, possono anche costruirla.

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