Advanced Micro Devices (AMD) ha firmato un accordo di portata storica con OpenAI per la fornitura di chip destinati all’intelligenza artificiale. Si tratta di un’intesa pluriennale che potrebbe generare decine di miliardi di dollari di ricavi per AMD e che consolida il suo ruolo come principale rivale di Nvidia nel mercato dei processori per l’IA.
L’accordo prevede un meccanismo di partecipazione azionaria inedito: AMD concede a OpenAI un warrant fino a 160 milioni di azioni, che matureranno al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari e tecnici. In altre parole, se la partnership funzionerà e il valore del titolo AMD continuerà a crescere, OpenAI potrà esercitare il diritto di acquistare fino al 10% della società.
È un modo per allineare gli interessi delle due aziende e rendere ancora più salda una collaborazione che potrebbe ridefinire gli equilibri del settore. Nonché l’ennesima conferma della circolarità del mondo dell’intelligenza artificiale, di cui abbiamo scritto nell’editoriale che trovate qui sotto.
Cosa significano davvero 6 gigawatt di potenza
Uno dei dati che più colpiscono è la scala dell’operazione: OpenAI installerà fino a 6 gigawatt di GPU di AMD nei prossimi anni. In termini più concreti, si tratta di una capacità di calcolo enorme, paragonabile al consumo elettrico complessivo di una città come New York.
Il riferimento ai gigawatt serve a quantificare la potenza elettrica richiesta dai sistemi di calcolo, un parametro che nel mondo dei data center ha sostituito le vecchie metriche basate su “server” o “rack”.
Ogni gigawatt rappresenta la capacità di alimentare centinaia di migliaia di processori grafici che lavorano in parallelo per addestrare o eseguire modelli di intelligenza artificiale.
Per dare un’idea della scala, 6 gigawatt equivalgono alla potenza nominale dell’intera centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa.
Lisa Su, AMD: “Un passo decisivo per il futuro dell’IA”
“AMD è entusiasta di collaborare con OpenAI per fornire capacità di calcolo su scala massiva,” ha dichiarato la CEO Lisa Su, commentando la firma dell’accordo.
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha definito la partnership “un passo fondamentale nella costruzione dell’infrastruttura necessaria per realizzare il pieno potenziale dell’intelligenza artificiale”, aggiungendo che l’esperienza di AMD nei chip ad alte prestazioni “aiuterà OpenAI a portare la propria tecnologia a un numero sempre maggiore di persone, più rapidamente”.
Per AMD, l’intesa rappresenta un’enorme opportunità economica. L’azienda prevede che i ricavi dalle GPU per l’IA raggiungeranno 6,55 miliardi di dollari nel 2024, con una forte accelerazione a partire dal prossimo anno.
La collaborazione con OpenAI potrebbe inoltre fungere da catalizzatore per una più ampia adozione dei suoi chip, portando il business IA oltre la soglia dei 100 miliardi nel lungo periodo.
Nvidia, il gigante da battere
Nvidia resta il punto di riferimento assoluto del settore. Con un fatturato da 115 miliardi di dollari nella sola divisione data center, la società di Jensen Huang domina non solo per potenza di calcolo ma per l’ecosistema che ha costruito attorno ai propri chip, ossia software, librerie, infrastrutture di rete e una catena logistica quasi blindata.
AMD si muove nel ruolo di una lontana inseguitrice e le condizioni straordinariamente vantaggiose offerte a OpenAI (fino al 10% del proprio capitale in warrant) sono il segno tangibile di questa asimmetria.
Per guadagnare spazio in un mercato dominato da Nvidia, Lisa Su è disposta a concedere molto pur di entrare nella filiera strategica di Sam Altman. È la scommessa di chi sa di partire in svantaggio e sceglie di comprare accesso, visibilità e fiducia industriale.
In un settore dove l’egemonia tecnologica si misura in potenza (di calcolo) e dipendenze (da chi la controlla), l’accordo con OpenAI è per AMD un’interessante intuizione strategica: non potendo competere alla pari con Nvidia, la società sceglie di farlo da dentro, diventando parte dell’infrastruttura stessa che vuole sfidare.


