Nvidia investe 5 miliardi in Intel: il rilancio di Trump prende forma

by | 19 Set 2025 | Business

illustrazione: chatgpt
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L’annuncio è arrivato più in fretta di quanto fosse lecito attendersi: Nvidia investirà 5 miliardi di dollari in Intel, comprando una significativa quota azionaria a un prezzo più basso rispetto a quello di Borsa.

Non si tratta soltanto di un’operazione finanziaria ma di un segnale politico e industriale a ridosso dell’ingresso del Governo in Intel, che intreccia la strategia di Washington con le ambizioni di due protagonisti del mercato dei semiconduttori.

Da un lato troviamo l’azienda più preziosa al mondo, regina indiscussa della corsa all’intelligenza artificiale. Dall’altro, un colosso ferito, rimasto indietro nella corsa tecnologica ma oggi rilanciato grazie a un inedito sostegno pubblico e privato.

Il sostegno governativo e la mano di Trump

Per comprendere la portata di questo accordo bisogna tornare a poche settimane fa, quando l’amministrazione Trump aveva deciso di convertire quasi 9 miliardi di dollari di sussidi promessi a Intel in una partecipazione diretta del 10%, rendendo il Dipartimento del Commercio il principale azionista della società.

Si era trattato di una mossa senza precedenti, che, come scrivevamo nell’editoriale che trovate qui sotto, sollevava discussioni sul confine tra politica industriale e intervento diretto dello Stato.

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Con l’ingresso di Nvidia, il piano di salvataggio diventa però qualcosa di più, ossia una strategia concertata per riportare Intel in carreggiata, non solo come produttore di chip ma come attore centrale nella competizione globale.

Col risultato che il presidente Trump, dopo aver incontrato personalmente il CEO Lip-Bu Tan, ha deciso di puntare forte sull’uomo chiamato a raddrizzare la nave, trasformando quella che sembrava una crisi irreversibile in un’occasione per rinsaldare la leadership tecnologica americana.

Lip-Bu Tan e il ritorno della fiducia

Per anni Intel ha perso terreno contro rivali come AMD e Taiwan Semiconductor Manufacturing, incapace di tenere il passo nell’adozione dei processi produttivi più avanzati. Le sue fonderie hanno continuato a privilegiare i progetti interni, finendo per restare senza clienti esterni significativi e accumulando ritardi pesanti.

Il nuovo CEO, Lip-Bu Tan, sapeva che la rinascita sarebbe passata da due elementi chiave: nuovi capitali e la credibilità di grandi partner. Dopo aver incassato 2 miliardi da SoftBank, ora Tan può contare sul sostegno della società che più di ogni altra incarna l’hype dell’intelligenza artificiale.

«Queste sono state settimane d’oro per Intel dopo anni di dolore e frustrazione per gli investitori», ha commentato Dan Ives, analista di Wedbush Securities. Una frase che sintetizza bene il cambio di sentiment nei confronti dell’azienda.

Intel: CPU ma non GPU

L’intesa non si limita all’acquisto di azioni: Intel e Nvidia svilupperanno insieme prodotti per data center e personal computer. Si tratta di un terreno su cui Intel deve assolutamente recuperare, dopo aver perso quote di mercato preziose.

Nvidia, dal canto suo, avrà a disposizione CPU personalizzate x86 progettate e costruite da Intel, da integrare nelle proprie piattaforme di IA e nei sistemi destinati ai PC.

Resta fuori, però, il cuore del business di Nvidia, ossia le GPU di fascia alta, utilizzate per addestrare i modelli di intelligenza artificiale più complessi. Quelle continueranno a essere prodotte da TSMC e da altri partner, probabilmente perché sotto quel punto di vista intel non è ancora in grado di essere concorrenziale col rivale taiwanese.

Eppure, anche se “non è un accordo di fonderia”, come ha sottolineato Stacy Rasgon di Bernstein Research, Intel ha bisogno di ossigeno anche sul fronte dei prodotti, dove ha visto erodersi la propria posizione in mercati chiave. E qui la sinergia con Nvidia può davvero fare la differenza.

Il nodo delle fonderie e la sfida globale

Il vero tallone d’Achille di Intel resta la sua ambizione di diventare un campione nel segmento delle foundry, cioè la produzione di chip per conto terzi, che poi è il modello industriale che ha reso TSMC leader indiscussa del settore. Costruire una base clienti esterna e abbracciare i processi produttivi più avanzati, è essenziale per il futuro dell’azienda.

L’amministrazione Trump ha promesso di aiutare Intel a trovare nuovi clienti, ma senza progressi significativi questo obiettivo rischia di restare lontano.

Per il momento, allora, la partnership con Nvidia segna soprattutto un rilancio dell’attività di progettazione e dei rapporti coi grandi nomi dell’industria. È il primo passo di un percorso lungo e complesso, che richiederà tempo, investimenti e una vera trasformazione interna.

Un patto che guarda al futuro

Al di là delle dinamiche finanziarie immediate, l’accordo evidenzia la capacità degli Stati Uniti di mobilitare governo e grandi imprese per difendere la propria supremazia tecnologica. Con Trump a fare da regista, Tan come nuovo volto di Intel e Huang come partner strategico, la scommessa è quella di inaugurare una “nuova era del computing”, come lo stesso CEO di Nvidia ha dichiarato.

Che si tratti di una svolta o di un’illusione, sarà il tempo a dirlo. Ma una cosa è certa: Intel non è più il gigante addormentato di pochi mesi fa. E grazie all’impennata azionaria seguita all’annuncio di Nvidia, il governo americano ha già guadagnato circa il 50% sul proprio investimento in Intel.

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