Nvidia ha chiuso il trimestre terminato a luglio con 96,2 miliardi di dollari di ricavi, circa 82,5 miliardi di euro, più del doppio rispetto a un anno prima.
L’utile netto ha raggiunto 59,7 miliardi di dollari, circa 51,2 miliardi di euro, mentre i data center da soli hanno generato 89 miliardi di dollari, circa 76,4 miliardi di euro. Wall Street si aspettava 92,3 miliardi di dollari e quindi. Nvidia ha superato ancora una volta le stime ma il dato che ha fatto davvero muovere il titolo è arrivato dopo.
La direttrice finanziaria, Colette Kress, ha infatti detto che la società prevede una crescita dei ricavi del 70% nell’esercizio fiscale 2028. Le azioni sono salite di oltre il 4% nelle contrattazioni successive alla chiusura.
La domanda per le GPU allora non rappresenta più il dubbio principale. Il mercato piuttosto vuole capire se la spesa necessaria per costruire l’infrastruttura dell’IA continuerà a crescere abbastanza a lungo da sostenere una società che ormai fattura quasi 100 miliardi ogni tre mesi.
Nvidia aiuta a finanziare chi compra i suoi chip
Nvidia sta contribuendo direttamente a rendere possibile la spesa dell’intelligenza artificiale. All’inizio di agosto Nvidia si è alleata con Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR per raccogliere oltre 500 miliardi di dollari di capitale di terzi, destinati a finanziare data center e altre infrastrutture per l’IA.
Come abbiamo poi raccontato, in Ohio Nvidia è arrivata ancora più vicino al cliente. La società garantisce fino a 105 miliardi di dollari sul valore della prima fase del campus che SB Energy costruirà per OpenAI, investendo 1,5 miliardi di dollari nella stessa SB Energy e diventando il fornitore esclusivo dei chip per quella fase.
Nvidia vende quindi l’hardware necessario a costruire capacità di calcolo, ma contemporaneamente investe e contribuisce a rendere finanziabili alcune delle società e delle infrastrutture che quell’hardware devono acquistare. È qui che nasce l’accusa di “finanziamento circolare”.
Kress l’ha affrontata direttamente durante la call. “Siamo consapevoli della portata di questo sostegno e sappiamo che alcuni lo definiranno finanziamento circolare. Noi la vediamo diversamente”, ha detto. “I rendimenti sul capitale che abbiamo investito saranno eccellenti”.
Ma quanto rende l’IA?
La tesi di Nvidia è che i grandi laboratori di frontiera, a partire da OpenAI, possano diventare alcune delle aziende tecnologiche più grandi della storia. Secondo Kress, per arrivarci hanno però bisogno di una quantità di potenza di calcolo alla quale oggi faticano ad accedere. Nvidia vuole contribuire a eliminare questo collo di bottiglia.
Ed è proprio su questo punto che insiste Naveen Chhabra di Forrester. Le grandi aziende tecnologiche stanno spendendo cifre enormi in data center, mentre molte imprese continuano a faticare a portare l’IA in produzione e a ottenere ritorni economici misurabili.
“Sta crescendo il divario tra gli investimenti nell’IA e il valore che produce per le aziende”, ha detto Chhabra. Se i progetti non raggiungeranno le aspettative economiche, alcune imprese li abbandoneranno. In quel caso il problema risalirebbe lungo la catena, fino a chi oggi vende la potenza di calcolo necessaria per costruirli.
Per Nvidia sostenere finanziariamente i grandi clienti significa quindi anche difendere il mercato nel quale vende i propri chip. Il rischio è che la crescita dell’infrastruttura corra più velocemente della capacità dell’IA di generare ricavi sufficienti a ripagarla.
Le memorie cominciano a mangiare i margini
Nel frattempo, come abbiamo scritto più volte, il costo dell’hardware sta salendo. Nvidia ha chiuso il trimestre con un margine lordo del 75%, ma prevede che scenda al 74% nel prossimo trimestre e al 71-72% nel quarto trimestre fiscale, prima di stabilizzarsi intorno al 72-73%.
La causa indicata da Kress è il prezzo delle memorie, aumentato più velocemente delle previsioni. Come abbiamo raccontato pochi giorni fa, i sistemi con chip Nvidia consegnati dall’inizio del 2027 potrebbero costare in molti casi oltre il 15% in più, proprio perché DRAM e HBM sono diventate più care e difficili da ottenere.
Persino una società con margini di questo livello deve quindi fare i conti con i rincari dei componenti. E ogni aumento del costo dei server rende più onerosi gli stessi data center che Nvidia sta contemporaneamente aiutando a finanziare.
Cina e clienti che si fanno i chip in casa
A questo si aggiunge la Cina. Nvidia non prevede alcun ricavo dai data center cinesi nel prossimo trimestre, mentre resta incerto se e quando potrà tornare a vendere liberamente nel mercato.
Cresce anche la concorrenza proveniente dagli stessi clienti. OpenAI e Anthropic stanno lavorando a processori personalizzati, mentre altri grandi operatori cloud sviluppano acceleratori propri per ridurre la dipendenza dalle GPU Nvidia e controllare meglio costi e forniture.
Nvidia continua così a crescere più velocemente di quasi qualunque altra grande azienda tecnologica. Ma il suo ruolo sta cambiando: vende i chip, finanzia parte dell’infrastruttura che li ospita, investe nei clienti che li comprano e si prepara a competere con alcuni di loro.
Per Wall Street, la questione ora è capire quanto a lungo questa macchina possa continuare ad accelerare.
Fonte: Wall Street Journal


