Un robot umanoide ha corso i 100 metri in 9,39 secondi ai World Humanoid Robot Games di Pechino. Il record mondiale di Usain Bolt, stabilito nel 2009, è di 9,58 secondi. Un altro umanoide, dello stesso modello del vincitore dei 100 metri, ha completato i 400 metri in 39,7 secondi, contro il record mondiale umano di 43,03 secondi del sudafricano Wayde van Niekerk.
Il salto rispetto alla precedente edizione dà forse ancora meglio la misura dei progressi compiuti. L’anno scorso il robot vincitore dei 100 metri aveva impiegato più di 20 secondi. Quest’anno due macchine sono scese sotto il record di Bolt.
Qualche problema però rimane, come per esempio fermarsi. Dopo aver tagliato il traguardo, i robot si sono schiantati contro uno spesso materasso sistemato dagli organizzatori diversi metri più avanti. E la corsa è soltanto una parte dello spettacolo: nelle 51 discipline dei World Humanoid Robot Games ci sono anche calcio, sollevamento pesi, tiro alla fune e tennis da tavolo.
Correre è soltanto una parte del problema
È quando si esce dalla pista che le cose diventano più interessanti. I World Humanoid Robot Games comprendono prove che simulano il lavoro in fabbriche, magazzini, ristoranti e uffici, oltre alla ricarica delle auto elettriche, alla gestione delle emergenze e alla movimentazione dei materiali.
In questi ambienti non basta ripetere molto velocemente una sequenza di movimenti. Un cavo può essere inclinato diversamente dal previsto, un pacco può spostarsi, un oggetto può trovarsi qualche centimetro più lontano. Il robot deve riconoscere cosa ha davanti, posizionare correttamente mani e corpo, dosare la forza e soprattutto recuperare da solo quando qualcosa va storto.
È lo stesso motivo per cui un’attività apparentemente banale come caricare una lavastoviglie rappresenta un test interessante per un umanoide. Bisogna riconoscere piatti e bicchieri, afferrarli senza romperli, capire dove possono essere sistemati e adattarsi continuamente a una disposizione degli oggetti che cambia.
Il corpo corre, al cervello deve capire il mondo
È qui che la robotica incontra uno dei problemi su cui oggi si concentra la ricerca sui world model. Come abbiamo raccontato parlando di AMI Labs, la società fondata da Yann LeCun sta lavorando proprio su sistemi che possano costruirsi una rappresentazione del mondo fisico e prevedere le conseguenze delle proprie azioni.
Per un robot significa, per esempio, capire cosa potrebbe succedere spostando un oggetto, come cambierà la scena dopo un’azione e cosa fare se il risultato non è quello previsto. Sono capacità particolarmente importanti quando una macchina esce dagli ambienti rigidamente controllati delle fabbriche e deve lavorare in una casa, in un ristorante o per strada.
I progressi dell’hardware permettono ormai agli umanoidi di correre, saltare e mantenere l’equilibrio a velocità che fino a poco tempo fa sembravano fuori portata. Ma trasformare quelle macchine in lavoratori autonomi richiede anche un “cervello” capace di convivere con tutte le piccole irregolarità del mondo reale.
La Cina prova a portare i robot al lavoro
Le dimensioni dei World Humanoid Robot Games mostrano quanto velocemente stia crescendo il settore. Alla seconda edizione partecipano 666 squadre e 2.056 robot umanoidi provenienti da tutto il mondo. Rispetto allo scorso anno, il numero delle squadre è aumentato del 138%.
Le competizioni sono 51: 30 sportive e 21 costruite intorno a scenari di utilizzo. Secondo Huawei, partner tecnologico della manifestazione, oltre il 40% delle gare richiede ai robot di operare in completa autonomia.
La distinzione è importante perché le gare sportive mostrano in maniera immediata quanto siano migliorate mobilità, equilibrio e controllo. Le prove industriali e di servizio devono invece verificare se quelle stesse macchine possono diventare abbastanza affidabili da produrre un vantaggio economico quando vengono messe al lavoro.
Il vero test arriva dopo la gara
Yu Chao, amministratore delegato di Lumos Robotics, riassume così il problema: “Solo quando riesce a lavorare in questi scenari finali acquista un valore reale. Limitarsi a correre e saltare non migliora l’efficienza”.
È una distinzione che diventerà sempre più importante man mano che gli umanoidi passeranno dalle dimostrazioni ai prodotti commerciali. Un record sui 100 metri può mostrare quanto velocemente sia avanzata una parte della tecnologia. Non dice però quanto un robot sia affidabile davanti a un pacco spostato, a un bicchiere messo nel posto sbagliato o a un’operazione che non procede esattamente come previsto.
Hua Rong, responsabile marketing dell’azienda di robotica Zeroth, indica allora un traguardo molto meno spettacolare di quello raggiunto sulla pista di Pechino: “La competizione riguarderà la capacità, una volta venduto il prodotto, di risolvere davvero i problemi degli utenti”.


