SpaceX sta preparando un’IPO da numeri enormi, con una valutazione proposta agli investitori da 1.780 miliardi di dollari. Ma la storia che Goldman Sachs sta raccontando al mercato non poggia sui razzi, né sul servizio satellitare Starlink. Il cuore della promessa è inaspettatamente (visti i risultati di Grok) l’intelligenza artificiale.
Secondo le proiezioni della banca, riportate dal Financial Times, i ricavi della divisione IA di SpaceX dovrebbero passare dai 3,2 miliardi di dollari nel 2025 a 322 miliardi nel 2030. Cento volte tanto in cinque anni. Nel frattempo, i ricavi complessivi del gruppo dovrebbero salire da 18,7 miliardi di dollari dello scorso anno a 474 miliardi nel 2030.
SpaceX arriva al mercato con l’immagine di azienda spaziale, costruita attorno ai lanci, ai contratti governativi, ai satelliti e a Starlink. Ma nella narrativa finanziaria dell’IPO il motore della valutazione pare essere xAI, l’unità di intelligenza artificiale di Elon Musk, che però nel 2025 ha registrato una perdita da 6,4 miliardi di dollari.
La valutazione di SpaceX… costruita su xAI!
Il prospetto dell’IPO attribuisce alla divisione IA un mercato potenziale complessivo da 26.500 miliardi di dollari. È una cifra gigantesca, molto superiore ai circa 2.000 miliardi indicati per Starlink e per le attività spaziali del gruppo.
Il mercato potenziale complessivo, sia chiaro, non rappresenta ricavi già acquisiti, né contratti firmati, né una traiettoria garantita. È la dimensione teorica del mercato che xAI potrebbe attaccare secondo la tesi proposta agli investitori. Serve a dare una misura dell’ambizione, ma anche della distanza tra il presente e ciò che Goldman sta chiedendo al mercato di credere.
Le previsioni sono aggressive già nel breve periodo. Goldman si aspetta che i ricavi del segmento IA crescano del 388 per cento nel 2026, fino a 15,6 miliardi di dollari, per poi raggiungere 34,5 miliardi nel 2027.
Nel 2030, secondo la banca, l’IA genererebbe più del doppio dei ricavi previsti per Starlink, fermo a 144 miliardi. Le attività di lancio spaziale, invece, arriverebbe a 8,3 miliardi, dai 4,1 miliardi dello scorso anno.
Grok deve battere OpenAI, Google e Anthropic
Perché questi numeri abbiano senso, Grok dovrebbe compiere un salto enorme. La famiglia di modelli sviluppata da xAI dovrebbe raggiungere e poi superare laboratori oggi molto più avanti, come OpenAI, Google e Anthropic, nei settori che contano davvero per trasformare l’IA in ricavi: programmazione, cybersicurezza, agenti e chatbot.
Ma xAI non parte certo da una posizione dominante ed è stata frenata da continue turbolenze interne, non ultime quelle create da Elon Musk che ha licenziato tutti e dieci i cofondatori nel giro di due anni.
Anche le prestazioni di Grok vengono descritte come inferiori alle attese, con una base di abbonamenti consumer e aziendali ancora troppo piccola rispetto ai ricavi che servirebbero per giustificare le proiezioni.
Il dettaglio più significativo riguarda Colossus 1, il data center da 300 megawatt costruito a Memphis, in Tennessee. Musk lo avrebbe affittato alla rivale Anthropic perché la struttura era sottoutilizzata, in quanto Grok non riuscirebbe a generare abbastanza domanda.
La distanza tra presente e futuro
Le previsioni di Goldman non riguardano solo i ricavi. Goldman prevede anche un salto enorme nella redditività operativa dell’intero gruppo: l’Ebitda rettificato, una misura che indica il risultato prima di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti, depurato da alcune voci straordinarie, dovrebbe salire a 352 miliardi di dollari nel 2030, dai 6,6 miliardi del 2025.
Anche il flusso di cassa libero dovrebbe cambiare segno: SpaceX ha chiuso lo scorso anno con un valore negativo per 13,8 miliardi di dollari, mentre Goldman si aspetta che nel 2031 arrivi a un valore positivo di 72 miliardi.
Questo passaggio mostra quanto l’IPO sia costruita su un cambio di scala radicale. SpaceX non viene presentata solo come una società destinata a crescere. Viene presentata come un gruppo capace di trasformarsi in pochi anni in una macchina di cassa fondata soprattutto sull’IA.
Goldman Sachs ha però un ruolo centrale in questa storia. La banca ha battuto rivali come Morgan Stanley, JPMorgan, Citigroup, Bank of America e UBS per guidare l’IPO, un’operazione che potrebbe raccogliere fino a 86 miliardi di dollari e generare decine di milioni di dollari di commissioni per le banche coinvolte.
Le sue proiezioni non arrivano quindi da una posizione neutrale, ma da quella di chi deve vendere l’operazione agli investitori.
La domanda dietro l’IPO
L’IPO di SpaceX si inserisce nel momento più acceso della corsa all’intelligenza artificiale. Le grandi aziende tecnologiche stanno spendendo cifre enormi in data center, chip e modelli, mentre Wall Street continua a premiare le società che promettono di catturare una parte significativa di quel mercato.
La differenza, nel caso di SpaceX, è che la promessa IA sembra superare perfino l’identità storica dell’azienda.
Starlink resta un business enorme. I razzi restano il simbolo industriale del gruppo. Ma nella valutazione da 1.780 miliardi di dollari il peso maggiore viene assegnato a xAI, cioè alla parte più giovane, più instabile e più a rischio.
Per gli investitori, la domanda non è soltanto se SpaceX valga davvero quella cifra. È se xAI possa diventare, in cinque anni, un’attività da 322 miliardi di dollari di ricavi annui. Goldman dice di sì ma Goldman, in questa storia, è anche l’oste che sta servendo il vino.
Fonte: Financial Times


