“È tempo di ricalibrare il mio gradiente sul quadro generale”, ha scritto uno. “Le mie prossime priorità: dormire più di otto ore”, ha postato un altro il 26 febbraio. “Un viaggio selvaggio questi tre anni, ma sono entusiasta del prossimo capitolo”, ha scritto un terzo venerdì scorso su X.
Sono i post d’addio di alcuni dei co-fondatori di xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk. Di undici che erano, ne restano due. Il resto se n’è andato o è stato mandato via.
“xAI non era stata costruita nel modo giusto la prima volta, quindi la stiamo ricostruendo dalle fondamenta”, ha scritto Musk su X questa settimana.
È la seconda riorganizzazione in un mese. La prima era arrivata pochi giorni dopo la fusione con SpaceX, motivata dalla necessità di “migliorare la velocità di esecuzione”. Evidentemente non è bastata.
La pressione che Musk sta esercitando ha una ragione molto concreta: la fusione tra SpaceX e xAI vale 1,25 trilioni di dollari, e una quotazione in borsa di SpaceX è attesa entro giugno. Potenzialmente sarà la più grande IPO della storia. In questo contesto, xAI non può permettersi di essere un peso morto: deve diventare un asset.
xAI was not built right first time around, so is being rebuilt from the foundations up.
Same thing happened with Tesla.
— Elon Musk (@elonmusk) March 12, 2026
Il coding è dove stanno i soldi
Il ritardo più urgente riguarda gli strumenti di programmazione assistita da IA, ovvero software capaci di scrivere, correggere e ottimizzare codice in autonomia. Claude Code di Anthropic e Codex di OpenAI hanno già cambiato le abitudini di migliaia di sviluppatori e stanno conquistando le grandi imprese.
Grok Code Fast, il prodotto equivalente di xAI, non ha ancora trovato una traiettoria comparabile. “Siamo attualmente indietro nel coding”, ha ammesso Musk in persona a una conferenza di settore mercoledì scorso.
Il problema non è solo di prodotto: è di dati. Secondo persone con conoscenza diretta della situazione, uno dei fattori principali del ritardo è la qualità dei dati usati per addestrare i modelli, una questione tecnica che non si risolve in poche settimane.
Nel frattempo, xAI fatica ad attrarre clienti paganti, sia tra i privati che tra le imprese. E il confronto con l’inizio dell’anno è impietoso.
Nei primi mesi del 2025, xAI aveva registrato un’impennata di utenti su Grok, trainata però dalla scarsa moderazione dei contenuti generati, che aveva permesso la produzione di immagini sessualmente esplicite. Una crescita “drogata”, non organica. I ricavi veri stanno nel software per le imprese, ed è lì che xAI arranca.
I ‘fixer’ e il morale a pezzi
Per fare le pulizie, Musk ha mandato manager di SpaceX e Tesla a valutare i dipendenti di xAI. Chi non ha superato il vaglio è stato licenziato.
Mercoledì l’azienda ha inviato un memo interno per smentire voci di licenziamenti di massa, il tipo di smentita che in questi contesti dice spesso più di quanto neghi.
I ricercatori continuano ad andarsene: vuoi per il burnout generato da richieste di lavoro “extremely hardcore”, vuoi perché i concorrenti offrono condizioni migliori. I dipendenti che restano si lamentano apertamente: il caos continuo sta distruggendo il morale e impedisce a xAI di esprimere il suo potenziale.
Sul fronte delle assunzioni, Musk ha ammesso che in passato molti candidati validi erano stati scartati o non avevano nemmeno ottenuto un colloquio. “Mi scuso”, ha scritto su X, annunciando che sta riesaminando personalmente le candidature respinte per recuperare chi avrebbe meritato una chance. I recruiter nel frattempo contattano i candidati non selezionati nelle selezioni precedenti, spesso offrendo condizioni economiche migliori rispetto a prima.
Ironicamente, xAI ha un data center a Memphis con oltre 200.000 chip specializzati, con piani di espansione fino a un milione di GPU, e può contare sui dati generati da X, la piattaforma social anch’essa fusa nell’ecosistema Musk. Le risorse ci sono. Quello che manca, per ora, è la squadra in grado di usarle.
Il segnale che viene da Cursor
In questo scenario, l’arrivo di Andrew Milich e Jason Ginsberg da Cursor è un dato da non sottovalutare. I due erano responsabili dell’ingegneria di prodotto in una delle app di coding assistito da IA più popolari del momento; un’azienda che funziona, cresce e non è in crisi.
La loro scelta di passare a xAI dice qualcosa di preciso sul settore: avere un modello linguistico di frontiera proprietario, anziché dipendere da quelli di Anthropic o OpenAI come fa Cursor, è considerato un vantaggio strutturale. E nonostante tutto, il modello di xAI resta un’attrattiva.
Musk li ha accolti con un post su X che si chiudeva con un riferimento alle stazioni spaziali orbitali e alle catapulte di massa sulla Luna. Colore a parte, la sostanza è che xAI sta cercando di ricostruire competenze proprio nell’area in cui è più esposta.
Musk, Macrohard e l’agente universale
Nel lungo periodo, l’ambizione di Musk va ben oltre il coding. Il progetto Macrohard, di cui abbiamo scritto in questo articolo, punta a costruire un agente di IA capace di fare tutto ciò che un colletto bianco fa al computer: gestire email, scrivere codice, orchestrare processi aziendali.
Musk lo ha definito “il progetto più importante” di xAI. Il ricercatore scelto per guidarlo, proveniente da DeepMind, ha lasciato dopo sedici giorni. Il progetto è ora in pausa e Musk ha coinvolto Tesla per rilanciarlo.
I due miliardi di dollari che la casa automobilistica ha investito in xAI a gennaio fanno parte di questo accordo: le due società svilupperanno insieme “Digital Optimus”, un agente che combina le competenze di Tesla nel mondo fisico con i modelli linguistici di Grok.
L’ambizione è reale ma non è esclusiva: Perplexity sta già lavorando a qualcosa di simile con la sua offerta “Everything is Computer”, che promette alle imprese un agente digitale dedicato capace di orchestrare i flussi di lavoro.
La corsa agli agenti universali è aperta, e xAI non parte in vantaggio.
Fonti: Financial Times, Wall Street Journal, TechCrunch


