La fusione SpaceX-xAI preoccupa Wall Street: “Troppe incognite”

da | 3 Feb 2026 | Business, Aerospace, IA

L'hangar di SpaceX al Kennedy Space Center. | Foto: Daniel Oberhaus/Wikimedia Commons
Riassunto IA
  • SpaceX ha acquisito xAI per 250 miliardi di dollari. Chi aveva investito in un’azienda spaziale si ritrova azionista di un conglomerato spazio-IA da oltre 1.000 miliardi
  • Oltre a EchoStar, tra gli azionisti SpaceX ci sono Alphabet, Fidelity, Sequoia, Andreessen Horowitz e diversi fondi sovrani, nessuno dei quali aveva sottoscritto un investimento nell’intelligenza artificiale.
  • Gli analisti sollevano dubbi sulla governance: Musk controlla quasi l’80% dei voti e può ridisegnare il perimetro delle sue aziende senza il consenso degli altri azionisti.
Tempo di lettura: 3 minuti

La fusione adesso è ufficiale: SpaceX ha acquisito xAI per 250 miliardi di dollari. E i timori che circolavano da giorni tra alcuni investitori si sono concretizzati. Chi aveva comprato azioni di un’azienda spaziale con un percorso chiaro verso la profittabilità ora si ritrova esposto a un conglomerato che include una startup IA in perdita, un social network e l’ambizione di costruire data center in orbita.

Il primo segnale d’allarme è arrivato da EchoStar. L’azienda di TV satellitare deve ricevere azioni SpaceX come parte del pagamento per un maxi-accordo sullo spettro radio. Ma non appena è circolata la notizia della possibile fusione tra SpaceX e xAI, poi confermata poche ore fa, il titolo ha perso terreno e gli analisti hanno iniziato a porsi una domanda scomoda: quelle azioni, domani, varranno di più o di meno?

E soprattutto: saranno azioni di cosa, esattamente? “La fusione intorbidisce le acque per gli investitori EchoStar”, ha sintetizzato John Hodulik di UBS.

Due aziende, due profili di rischio

Il problema di fondo è che SpaceX e xAI sono entità completamente diverse. “Senza esprimere giudizi sulla valutazione proposta di SpaceX, c’è almeno un percorso chiaro verso la profittabilità”, ha spiegato Craig Moffett di MoffettNathanson. “Al contrario, xAI è un ritardatario in un mercato estremamente concentrato che brucia cassa senza fine in vista.”

SpaceX ha Starlink che macina abbonati e genera ricavi, contratti miliardari con NASA e Pentagono, una posizione dominante nei lanci commerciali. xAI compete con OpenAI, Anthropic e Google in una corsa che richiede investimenti colossali in data center e potenza di calcolo, senza garanzie di ritorno.

Chi ha investito in SpaceX ha comprato razzi e satelliti. La fusione trasformerà quelle azioni in quote di un conglomerato ibrido spazio-IA, un profilo di rischio che nessuno aveva sottoscritto.

Non solo EchoStar

Il caso EchoStar fa notizia perché l’azienda è quotata e il contraccolpo è stato visibile in tempo reale. Ma il problema riguarda tutti gli azionisti di SpaceX, e l’elenco è lungo: Alphabet detiene circa il 7,5% di SpaceX, frutto di un investimento da un miliardo di dollari nel 2015 insieme a Fidelity.

Poi ci sono Sequoia Capital, Andreessen Horowitz, Baillie Gifford e Founders Fund di Peter Thiel: il gotha del venture capital americano.

Ron Baron di Baron Capital ha dichiarato che SpaceX rappresenta circa il 25% del suo portafoglio personale. Cathie Wood di ARK Invest la tiene come posizione principale nel suo fondo dedicato alle aziende private.

Fondi sovrani di Abu Dhabi hanno partecipato ai round più recenti. Tutti hanno scommesso su un’azienda spaziale con un modello di business comprensibile. Nessuno ha firmato per finanziare la corsa all’intelligenza artificiale.

SpaceX e il “problema Musk”

Al di là dei numeri, c’è una questione di governance. “La fusione con xAI è un promemoria dei problemi di governance altamente problematici che derivano dall’essere parte dell’universo di aziende di Musk”, ha osservato Moffett.

Il punto è che Musk controlla SpaceX con il 42-54% del capitale ma il 78-79% dei diritti di voto, grazie a una struttura a doppia classe di azioni. Gli investitori istituzionali hanno diritti di protezione ma nessun potere reale sulle decisioni strategiche.

Se un domani Musk decidesse di fondere SpaceX con Tesla o con qualsiasi altra delle sue aziende, gli azionisti di minoranza possono solo prenderne atto.

È già successo: nel 2016 Tesla acquisì SolarCity in un’operazione che molti giudicarono un salvataggio familiare; l’anno scorso X è stata fusa in xAI con uno scambio azionario deciso dall’alto. Essere nell’orbita di Musk significa accettare che le regole possano cambiare in corsa.

Un’IPO complicata

La fusione appena annunciata rischia di complicare anche l’IPO di SpaceX, attesa per il 2026 con una valutazione che potrebbe superare i 1.500 miliardi di dollari. Gregory Williams di TD Cowen ha sottolineato che SpaceX ha “sinergie naturali” con il settore delle comunicazioni satellitari, ma non con i modelli linguistici.

“Portare l’incertezza dei LLM nel mondo SpaceX crea un grado di rischio più alto per gli investitori in quella che altrimenti sarebbe un’operazione relativamente lineare”.

Gli investitori retail e istituzionali che aspettavano la quotazione per comprare SpaceX ora devono chiedersi cosa stanno effettivamente acquistando: un’azienda spaziale leader di mercato o il veicolo finanziario delle ambizioni di Musk nell’intelligenza artificiale?

La risposta, per ora, non ce l’ha nessuno.

Fonte: Bloomberg

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