Il razzo più potente mai costruito ha lasciato la rampa, e pochi minuti dopo il suo booster è precipitato nell’oceano. SpaceX ha lanciato per la prima volta la terza versione di Starship dalla sua Starbase, in Texas. Lo stadio superiore si è separato regolarmente dal Super Heavy ed è proseguito verso lo spazio.
Il booster, invece, avrebbe dovuto eseguire un atterraggio simulato nel Golfo del Messico. I suoi motori però non si sono riaccesi correttamente per la combustione prolungata prevista, e il razzo è precipitato in acqua, dove è esploso.
Lo stadio superiore non se l’è cavata molto meglio. Durante la salita ha perso uno dei suoi sei motori Raptor ma ha comunque dispiegato l’intero carico simulato di satelliti Starlink, insieme a due satelliti modificati per riprendere l’esterno del veicolo.
Circa un’ora dopo il decollo ha simulato un ammaraggio nell’Oceano Indiano, prima di ribaltarsi ed esplodere, questa volta come da copione.
Il fallimento controllato come metodo
Per SpaceX un test del genere non è un insuccesso. È il modo in cui l’azienda lavora da sempre: si vola, si rompe, si impara, si rifà. Questo era il primo collaudo reale dell’hardware potenziato della V3, in sviluppo da mesi, e della rampa di lancio interamente nuova che l’azienda costruisce a Starbase da anni.
Il razzo montava i Raptor di terza generazione, con più spinta e un progetto molto più semplice, mentre il nuovo booster è pensato per decolli più rapidi e catture più agevoli da parte della torre. Era anche il primo volo da ottobre 2025. SpaceX aveva pianificato di portare in volo la V3 prima, ma uno dei primi booster potenziati era esploso durante i test a novembre.
Il tentativo iniziale, giovedì, era saltato per un perno idraulico bloccato sul braccio della torre. La strada, insomma, resta accidentata, ma è proprio sulla rapidità che si gioca tutto il resto.
Starship e l’esplosione in vista della quotazione
Il test arriva in un momento di svolta per SpaceX come impresa, non solo come programma spaziale. La società ha depositato il suo prospetto presso la SEC puntando a quotarsi sul Nasdaq con il simbolo SPCX, con il prezzo fissato l’11 giugno e l’avvio degli scambi il 12 giugno 2026.
L’operazione mira a raccogliere fino a 75 miliardi di dollari, una cifra che ne farebbe la più grande quotazione nella storia di Wall Street, a una valutazione di 1,75 trilioni di dollari.
I fondi servono a finanziare ulteriori sviluppi, le enormi ambizioni nell’IA e a coprire parte del debito legato a xAI e a X. Va però ricordato che a febbraio SpaceX si è fusa con xAI, la startup di Musk dietro il modello Grok, portando sotto lo stesso tetto il business dei lanci, il flusso di cassa di Starlink e la spinta sul calcolo dell’intelligenza artificiale.
Il razzo e l’algoritmo, ora, condividono lo stesso bilancio. E lo stesso prospetto.
La contraddizione che il mercato valuterà
SpaceX ha speso anni e miliardi su Starship, che considera essenziale per la sua missione di rendere la vita multiplanetaria tramite missioni della NASA verso la Luna e, un giorno, verso Marte.
Ma nel breve termine il compito concreto del razzo è un altro, molto più terra terra: portare in orbita satelliti Starlink più avanzati. Perché Starlink è l’unico segmento già in utile, con un profitto trimestrale di 1,19 miliardi di dollari, a fronte di un bilancio 2025 chiuso in perdita per 4,9 miliardi su 18,67 miliardi di ricavi.
La visione vende Marte, i conti li tiene in piedi la connettività. Finora questa tensione è rimasta una questione interna da risolvere con gli investitori privati. Tra poche settimane diventerà materia di trimestrali, analisti e oscillazioni di prezzo.
Ogni futuro test di Starship, e ogni booster che si riaccenderà o precipiterà, avrà un riflesso immediato sul titolo. Questo, in altre parole, potrebbe essere stato l’ultimo lancio di Starship a svolgersi senza una reazione del mercato azionario.
Fonte: TechCrunch


