“Un razzo di SpaceX si è schiantato sulla Luna”. La notizia che in queste ora ha fatto rapidamente il giro del web, raccontata come se fosse precipitato un razzo intero. In realtà si trattava dello stadio superiore ormai esausto di un Falcon 9, un detrito rimasto a galleggiare nel vuoto cosmico dopo aver concluso la propria missione nel gennaio del 2025.
L’episodio non mette in discussione l’affidabilità dei vettori di Elon Musk, ma offre con invidiabile tempismo lo spunto per riallacciarci a un interessante articolo apparso sul Wall Street Journal.
Secondo la prestigiosa testata americana, il Falcon 9 ha costruito il dominio di SpaceX nel mercato dei lanci. Ora, però, Elon Musk deve dimostrare che il suo successore sia in grado di sostenere progetti molto più grandi. E il problema ha un nome: Starship.
Falcon 9 non basta più
Falcon 9 trasporta carichi nello spazio da oltre quindici anni. Nel 2025 SpaceX ne ha lanciati 165, quasi uno ogni due giorni, consolidando una frequenza operativa che i concorrenti non possono neanche lontanamente avvicinare.
Il razzo però può portare nell’orbita terrestre bassa “solo” circa 23 tonnellate. È una capacità sufficiente per gran parte delle missioni attuali ma non per la scala immaginata da Musk.
Satelliti più potenti possono essere più voluminosi. E il problema riguarda soprattutto Starlink, il servizio di connessione satellitare che genera la maggior parte dei ricavi di SpaceX e che, nel secondo trimestre, ha raggiunto 4,29 miliardi di dollari, il 66% in più rispetto all’anno precedente.
Per ampliare la rete, aumentare la velocità e servire più clienti, SpaceX vuole portare in orbita satelliti di nuova generazione più grandi di quelli attuali. Falcon 9 può trasportarli ma non nelle quantità e ai costi necessari per raggiungere gli obiettivi dell’azienda.
La promessa di Starship
Starship è progettata per portare nell’orbita terrestre bassa circa 100 tonnellate a ogni lancio, più di quattro volte la capacità di un Falcon 9 standard.
La differenza principale riguarda però i costi. Secondo le stime riportate dal Wall Street Journal, lanciare col Falcon 9 costa circa 2.700 dollari per ogni chilogrammo portato in orbita. Starship dovrebbe abbassare la cifra a 185 dollari.
È ancora una previsione dato che il calcolo presuppone che il nuovo sistema diventi completamente riutilizzabile, recuperando sia il booster Super Heavy, sia la parte superiore del veicolo. Solo così SpaceX potrebbe evitare di costruire gran parte del razzo per ogni missione e aumentare radicalmente la frequenza dei lanci. Musk ha persino prospettato la possibilità di effettuare un lancio di Starship al giorno entro un anno.
Un milione di satelliti per l’IA
SpaceX vuole utilizzare il nuovo razzo anche per portare nello spazio i famosi data center orbitali dedicati all’intelligenza artificiale, di cui Musk parla da tempo.
Il progetto prevede fino a un milione di satelliti dotati di capacità di calcolo, collegati attraverso comunicazioni laser e alimentati dall’energia solare. L’idea è eseguire almeno una parte dei modelli di IA direttamente in orbita.
La quantità di hardware necessaria rende però decisivo il costo dei lanci. Secondo gli analisti di MoffettNathanson, servirebbero circa 143 missioni della Starship attualmente in sperimentazione per collocare nello spazio un gigawatt di potenza di calcolo, più o meno l’equivalente di un grande data center terrestre.
Ma senza un razzo molto più capiente ed economico di Falcon 9, un piano simile resterebbe fuori portata. E Starship non è ancora abbastanza affidabile per diventare un sistema commerciale. Alcuni test sono andati bene, ma cinque dei primi tredici voli hanno registrato guasti o problemi importanti. E SpaceX non ha ancora dimostrato di poter recuperare e riutilizzare con regolarità tutte le parti del razzo.
Per sostenere l’espansione di Starlink e i progetti sui data center orbitali, non basta quindi che Starship riesca a raggiungere lo spazio. Deve poterlo fare spesso, trasportando carichi reali e tornando operativa in tempi rapidi.
Wall Street aspetta risultati da SpaceX
La pressione è aumentata dopo la prima trimestrale di SpaceX come società quotata. Gli investitori hanno reagito negativamente ai 18,4 miliardi di dollari di investimenti sostenuti nel secondo trimestre e non sono sembrati convinti dalla previsione di Musk di raggiungere mille miliardi di dollari di ricavi entro il 2030.
Le azioni hanno così perso il 22% rispetto alla chiusura del primo giorno di contrattazioni, ma SpaceX continua a essere valutata circa 28 volte i ricavi futuri, contro una media del Nasdaq di circa 4,5 volte.
Una valutazione simile incorpora già il successo di progetti che oggi esistono soprattutto sulla carta. Falcon 9 garantisce a SpaceX un’attività solida e dominante. Starship deve trasformare quelle promesse in un modello industriale.
Fonte: Wall Street Journal


