Settantacinque miliardi di dollari da raccogliere. Una valutazione obiettivo di 1.750 miliardi. Se le cifre reggeranno, la quotazione in borsa di SpaceX sarà la più grande della storia e supererebbe di gran lunga i 29 miliardi raccolti da Saudi Aramco nel 2019, tuttora il primato assoluto.
La società missilistica di Elon Musk ha infatti depositato questa settimana in via riservata la documentazione presso la SEC, il regolatore dei mercati finanziari statunitensi. È una procedura che consente alle aziende di avanzare nei preparativi alla quotazione senza rendere pubblici i propri dati finanziari.
Il debutto in borsa è atteso per giugno e la traiettoria di valore è, da sola, uno dei dati più rilevanti dell’intera operazione. Nel 2022, SpaceX valeva circa 90 miliardi di dollari. Oggi punta a 1.750 miliardi, una crescita di quasi venti volte in tre anni.
A quella cifra, il rapporto tra capitalizzazione e ricavi sarebbe di 67 volte, con ricavi stimati dagli analisti intorno ai 21 miliardi di dollari per il 2025. Per capirci, Nvidia, che negli ultimi anni ha vissuto una delle espansioni di valore più rapide nella storia dei mercati, viaggia a circa 30 volte.
La valutazione di SpaceX sconta, in altri termini, non i fondamentali attuali ma aspettative future molto aggressive. E c’è un’ulteriore variabile da considerare: lo scorso marzo, SpaceX ha acquisito xAI, la start-up di IA di Musk che operava in perdita, per 250 miliardi di dollari.
La struttura societaria che andrà in borsa è quindi più complessa, e più opaca, di quanto i soli dati sui ricavi lascino intuire.
Il Nasdaq cambia le regole (per SpaceX?)
Pochi giorni prima del deposito dei documenti, il Nasdaq ha annunciato modifiche rilevanti ai criteri di ammissione al suo indice di riferimento, il Nasdaq 100. La prima: viene eliminato il requisito che almeno il 10% delle azioni di una società sia disponibile al pubblico per poter entrare nell’indice. La seconda: il tempo minimo di contrattazione richiesto prima di poter entrare nell’indice viene ridotto da tre mesi a quindici giorni.
SpaceX prevede di collocare meno del 5% del suo capitale. I fondi che replicano il Nasdaq 100 gestiscono circa 520 miliardi di dollari e sono strutturalmente obbligati ad acquistare ogni titolo che entra nell’indice, in proporzione al suo peso. L’ingresso di SpaceX genererebbe quindi acquisti automatici su larga scala senza che nessun gestore debba prendere una decisione attiva.
Le due modifiche sembrano costruite attorno alle caratteristiche specifiche dell’operazione SpaceX. Il Nasdaq non ha commentato in questo senso, ma la coincidenza temporale è difficile da ignorare. I critici poi sottolineano che accelerare l’ingresso delle nuove quotate negli indici più seguiti rischia di distorcere la formazione del prezzo nelle prime settimane di contrattazione.
Gli insider e il lock-up azzerato
C’è un altro elemento inusuale. Le pratiche consolidate dei mercati prevedono che gli azionisti esistenti, i cosiddetti insider, non possano vendere le proprie quote per 180 giorni dopo il debutto in borsa di una società. È un meccanismo pensato per evitare che chi conosce l’azienda dall’interno scarichi immediatamente le proprie posizioni sul mercato.
SpaceX starebbe valutando di eliminare questo vincolo già dal primo giorno di contrattazione, consentendo ad alcuni azionisti di monetizzare le proprie quote al debutto.
È una deroga notevole che può essere letta come un segnale di fiducia, nel senso che gli insider non avrebbero fretta di uscire perché credono nella tenuta del titolo. Oppure, in senso opposto, come un’opportunità di liquidità per chi vuole incassare prima che il mercato abbia il tempo di prezzare correttamente un’azienda così complessa.
Un’operazione di potere, non solo finanziaria
Guardare all’IPO di SpaceX come a un semplice evento di mercato sarebbe riduttivo. Musk non è più soltanto un imprenditore: è un attore politico con un peso specifico nelle dinamiche dell’amministrazione americana.
SpaceX, dal canto suo, gestisce Starlink, l’infrastruttura di connettività satellitare che conta decine di milioni di utenti nel mondo ed è diventata un asset strategico in diversi conflitti, dall’Ucraina in poi. Ha contratti miliardari con la NASA e il Pentagono.
La quotazione trasformerà tutto questo in un titolo azionario accessibile al pubblico, con le implicazioni di trasparenza, governance e pressione trimestrale che ne conseguono.
Negli Stati Uniti, solo cinque aziende hanno una capitalizzazione superiore a quella che SpaceX punta a raggiungere al debutto: Nvidia, Apple, Alphabet, Microsoft e Amazon. Se tutto andrà per il verso giusto, Musk porterà in borsa la sesta società più grande d’America.
Fonte: Financial Times


