Poco più di un mese dopo la più grande quotazione della storia, il titolo SpaceX vale meno del suo debutto. Le azioni sono scese fino a un nuovo minimo e vengono scambiate intorno ai 115 dollari, circa il 15% sotto il prezzo di collocamento fissato a 135.
E c’è un analista che, guardando quel prezzo, mette in guardia gli investitori: se dovesse scendere ancora, fino a 100 dollari, il mercato starebbe dicendo una cosa precisa. E cioè che l’intelligenza artificiale di Elon Musk non vale nulla.
A firmare il ragionamento è Adam Jonas, di Morgan Stanley. Nella nota ai clienti di venerdì ha spiegato che molti investitori si aspettano una discesa fino a quota 100 il mese prossimo, quando scadrà il vincolo che oggi impedisce ai primi azionisti di vendere.
A quel livello, sostiene, il segmento IA verrebbe prezzato a zero o addirittura in negativo. Lui, al contrario, mantiene un obiettivo di 300 dollari, di cui oltre la metà attribuita proprio all’IA.
“Riteniamo che l’attuale scollamento tra un sentiment sempre più ribassista e fondamentali in gran parte invariati crei un punto d’ingresso interessante”, ha scritto.
Che cosa vale zero in SpaceX
Il segmento che il mercato non sa prezzare porta due nomi entrati in SpaceX da poco: Grok e Cursor. Il primo è il modello dell’ex xAI, fusa dentro l’azienda dei razzi a maggio; il secondo è lo strumento per scrivere codice di Anysphere, acquisita a giugno per 60 miliardi di dollari in azioni.
Fino a un anno fa l’IA non figurava tra le attività di SpaceX. Oggi ne è la terza divisione, accanto a lancio e connettività.
Il problema è che quella divisione costa moltissimo e rende in modo ancora incerto. Lo ammette lo stesso Jonas: “La maggior parte degli investitori con cui parliamo sconta in modo significativo Grok e Cursor. Molti attribuiscono all’IA un valore pari a zero o addirittura negativo, dati gli elevati fabbisogni di capex rispetto a Space & Connectivity, un’economia in gran parte incerta e l’elevata quantità di tempo del management dedicata a questo business”.
Che la storia dell’IA fosse il vero motore della valutazione lo si era capito prima ancora della quotazione. Come abbiamo raccontato, alla vigilia dell’IPO SpaceX affittava ai concorrenti, Anthropic e Google, i data center nati per addestrare Grok, trasformando un’azienda di razzi in un fornitore di infrastruttura digitale con ricavi ricorrenti da mostrare agli investitori.
Quel racconto, a poche settimane di distanza, il mercato lo sta valutando ben poco.
Il coro rialzista (e chi c’è dietro)
Wall Street, sulla carta, resta ottimista. Quasi l’80% degli analisti che seguono SpaceX consiglia di comprare, e il prezzo obiettivo medio, intorno ai 232 dollari, implica più che un raddoppio rispetto ai valori attuali. È un consenso che a prima vista sembra schiacciante, ma conviene guardare chi lo esprime.
Le prime a raccomandare l’acquisto sono Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup e JPMorgan: le stesse quattro banche che, insieme a Morgan Stanley, hanno collocato l’IPO. Chi ha portato il titolo in borsa ha insomma interesse a sostenerlo.
La conferma arriva da chi non sedeva al tavolo del collocamento. HSBC ha appena avviato la copertura con un giudizio Hold e un obiettivo di 115 dollari, in linea con il prezzo di oggi e lontano dall’ottimismo delle collocatrici. Jonas, dal canto suo, figura tra i più rialzisti in assoluto.
I precedenti di Jonas
Non è la prima volta che Jonas si espone così. Per anni è stato il grande rialzista su Tesla, e le sue previsioni bastavano spesso a muovere il titolo, come quando due anni fa la indicò come scelta migliore del settore auto americano. Lo scorso anno ha lasciato l’automobile per seguire l’IA e i robot umanoidi.
Su SpaceX ha portato lo stesso metodo e la stessa convinzione. Nella nota di venerdì ha ribadito il giudizio positivo: “SpaceX resta posizionata in modo unico su lancio, connettività e IA. Consideriamo l’attuale valutazione un punto d’ingresso interessante”. Resta da vedere se il mercato gli darà ragione come, spesso, gliel’ha data su Tesla.
Il contesto che spinge al ribasso
La caduta di SpaceX si inserisce in un movimento più ampio. Negli ultimi mesi gli investitori si sono allontanati dalle aziende tecnologiche che hanno promesso di spendere centinaia di miliardi in IA e nell’infrastruttura che la regge, per il timore che quella spesa non si traduca in profitti abbastanza in fretta.
A questo si aggiunge un quadro macroeconomico instabile. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno spinto in alto il prezzo del petrolio, alimentando i timori sull’inflazione e raffreddando l’appetito per gli asset più rischiosi. SpaceX, con la sua scommessa costosa e ancora acerba sull’IA, rientra in pieno nella categoria.
Il vero banco di prova arriverà il mese prossimo, con la scadenza del lockup. Se gli insider venderanno e il titolo scivolerà verso i 100 dollari, il mercato avrà detto in modo netto quanto valuta l’IA di Musk: nulla. Se invece reggerà, avrà ragione Jonas. Lo ammettiamo, siamo piuttosto curiosi di vedere come andrà a finire.
Fonte: Bloomberg


