Pechino ha autorizzato per la prima volta un’azienda privata cinese a sperimentare commercialmente servizi di Internet of Things via satellite. Il permesso, valido per due anni, è stato concesso dal Ministero dell’Industria e dell’Information Technology (MIIT) a Zhejiang Geespace Technology. Dietro Geespace c’è un nome molto più conosciuto nel settore automobilistico: Geely Holding, il gruppo cinese che controlla Volvo Cars e nel cui portafoglio figurano anche marchi come Polestar, Lotus e Zeekr.
La società spaziale del gruppo potrà offrire collegamenti satellitari a basso consumo destinati, tra gli altri, a trasporti, pesca, energia e infrastrutture idriche.
A ben guardare a maggio il MIIT aveva rilasciato la prima autorizzazione cinese per una sperimentazione dell’IoT satellitare a Beijing Guodian High-Tech Technology, sostenuta da China Mobile, il maggiore operatore mobile del Paese. Che però è un gruppo controllato dallo Stato, mentre Geespace è invece il primo soggetto privato a ottenere lo stesso via libera.
Cos’è l’IoT satellitare e a cosa serve
IoT significa Internet of Things, cioè Internet delle cose. Il principio è semplice: automobili, sensori, macchinari e altri oggetti possono scambiarsi automaticamente piccoli quantitativi di dati senza bisogno dell’intervento di una persona. Normalmente lo fanno attraverso reti mobili o Wi-Fi. Il satellite diventa utile dove quelle reti non arrivano.
È anche ciò che distingue questo progetto da costellazioni come Starlink di SpaceX o Qianfan, sostenuta dallo Stato cinese. Queste ultime puntano soprattutto a fornire connessioni internet ad alta velocità. Nell’IoT satellitare contano invece consumi ridotti, copertura molto ampia e la possibilità di mantenere collegati moltissimi dispositivi che trasmettono pochi dati.
Facciamo degli esempi: un peschereccio in mezzo al mare può continuare a comunicare la propria posizione. Un’automobile che attraversa una zona senza rete cellulare può inviare messaggi o condividere la posizione del veicolo. Sensori installati su impianti energetici o infrastrutture idriche possono trasmettere dati anche da luoghi isolati.
Geespace indica inoltre applicazioni per logistica, macchine da lavoro e altri veicoli.
Perché un gruppo automobilistico manda satelliti in orbita
Il legame con le automobili spiega una parte importante dell’investimento di Geely nello spazio. Geespace infatti ha già lavorato insieme a China Unicom e Geely Auto su sistemi che permettono alle auto di comunicare attraverso il satellite, supportando messaggi, voce, immagini e condivisione della posizione.
La rete, del resto, esiste già. Geespace ha lanciato 64 satelliti in sei missioni tra il 2022 e il 2025, completando la prima fase della propria costellazione. Nel 2024 l’amministratore delegato, Wang Yang, aveva indicato per il lungo periodo un obiettivo molto più ambizioso: superare i 5.600 satelliti.
Il progetto non guarda soltanto alla Cina. Geespace dichiara di aver già condotto sperimentazioni con operatori di telecomunicazioni in oltre 20 Paesi. L’autorizzazione concessa da Pechino permette quindi alla società di sviluppare sul mercato domestico una tecnologia che il gruppo sta già cercando di portare fuori dai confini cinesi.
Una questione di fiducia
L’espansione di Geely rendere inevitabile un tema: la fiducia. Una rete del genere può infatti gestire dati sulla posizione e sui movimenti di automobili, navi e macchinari, oltre alle informazioni trasmesse da sensori collocati su impianti e infrastrutture.
Questo non significa che Pechino possa automaticamente sapere dove si trova ogni automobile collegata alla rete di Geespace. Ma appare inevitabile che la nazionalità del gestore diventi un elemento politico importante nei Paesi che già guardano con sospetto alla gestione cinese dei dati e delle infrastrutture digitali.
Il tema è reso più delicato dalla legislazione cinese. La National Intelligence Law stabilisce che organizzazioni e cittadini debbano supportare, assistere e cooperare, secondo la legge, con le attività di intelligence nazionale.
È una disposizione che da anni alimenta le preoccupazioni occidentali nei confronti dei fornitori tecnologici cinesi. Geespace, dal canto suo, dichiara di utilizzare sistemi di protezione delle comunicazioni contro le intercettazioni.
Pechino vuole più aziende private nello spazio
L’autorizzazione va letta anche dentro una trasformazione più ampia dell’industria spaziale cinese. Per decenni lo spazio è rimasto sostanzialmente nelle mani dello Stato e dell’apparato militare, mentre dal 2014 Pechino ha iniziato ad aprire il settore alle aziende private.
Il MIIT presenta ora l’IoT satellitare come un complemento delle costellazioni a banda larga e indica esplicitamente la sperimentazione di Geespace come uno strumento per aumentare la partecipazione delle imprese private allo spazio commerciale cinese. Il risultato è che uno dei maggiori gruppi automobilistici cinesi sta diventando anche proprietario di una propria infrastruttura nello spazio.
Geely parte dalle automobili ma la rete che sta costruendo può collegare navi, macchinari, sensori e infrastrutture in tutto il mondo. Ed è proprio questa capacità, insieme alle opportunità commerciali, che farà probabilmente crescere l’attenzione su chi controllerà i dati che viaggeranno attraverso quei satelliti.
Fonte: South China Morning Post


