Gwynne Shotwell l’ha detto agli investitori durante il roadshow per la quotazione: SpaceX sta valutando un servizio di Starlink al dettaglio per i consumatori statunitensi, e non esclude di costruirsi una propria rete mobile terrestre.
Significherebbe vendere contratti telefonici ai singoli clienti, in concorrenza frontale con i tre operatori che oggi dominano il mercato americano: Verizon, AT&T e T-Mobile. Per un’azienda nata per lanciare razzi e diventata fornitore di banda larga satellitare, è il salto più ambizioso da quando esiste Starlink.
La presidente e direttrice operativa lo ha presentato come ipotesi concreta ma SpaceX, interpellata, non ha commentato. E nel prospetto della quotazione non ha mai confermato apertamente l’intenzione di lanciare un servizio al dettaglio.
Da grossista a venditore diretto
La differenza con quello che fa oggi è tutta nel modello. Finora SpaceX ha venduto all’ingrosso: dà a operatori come T-Mobile l’accesso ai suoi satelliti, che integrano la copertura nelle zone rurali dove le antenne a terra non arrivano, e incassa una quota dei ricavi generati da quei clienti.
Il rapporto col cliente finale resta in mano all’operatore telefonico, che fa da intermediario. Un servizio al dettaglio rovescerebbe lo schema. SpaceX parlerebbe direttamente all’utente, gli venderebbe il contratto e taglierebbe fuori il partner.
Sarebbe un’integrazione verticale, e cambierebbe i conti: il mercato potenziale diventerebbe molto più grande della sola banda larga satellitare, e il margine non andrebbe più diviso con nessuno.
Starlink, che già opera in oltre 150 Paesi e serve circa 10 milioni di clienti con la banda larga, avrebbe una seconda gamba su cui crescere.
La fame di ricavi di SpaceX
I piani emergono pochi giorni dopo una quotazione da 1.800 miliardi di dollari (circa 1.650 miliardi di euro), che ha alzato le pretese degli investitori: ora chiedono crescita rapida e nuove linee di ricavo.
Durante il roadshow Musk ha venduto visioni a lungo raggio, dai data center in orbita alla colonia su Marte, e gli analisti di Goldman Sachs, principale sottoscrittore dell’operazione, sono arrivati a prevedere un’impennata di cento volte dei ricavi legati all’IA, fino a 322 miliardi di dollari (circa 295 miliardi di euro) entro il 2030.
Sono cifre costruite su una catena di ipotesi, da maneggiare con prudenza. Ma fotografano il clima: dopo una quotazione di quella portata, ogni nuovo mercato aggredibile diventa argomento di vendita, e la telefonia per il grande pubblico è tra i più immediati.
Le fondamenta già posate
Un tassello, intanto, è già al suo posto. A settembre scorso SpaceX ha pagato 17 miliardi di dollari (circa 15,6 miliardi di euro) alla rivale EchoStar per le licenze sullo spettro wireless, mossa che molti analisti hanno letto come la posa delle fondamenta di un’offerta al dettaglio.
Nei documenti destinati agli investitori l’azienda scrive che il servizio Starlink Mobile sarà utile soprattutto, per ora, nelle aree remote non coperte dalle reti a terra. Ma l’ambizione di più lungo periodo va oltre: man mano che le prestazioni migliorano e la costellazione cresce, secondo il prospetto l’azienda punterebbe a competere per essere la connettività preferita dei clienti ovunque si trovino, nelle campagne come nelle periferie e nelle città.
Perché gli analisti frenano
Le ambizioni però urtano contro un vincolo fisico. Lo spettro radio sono le frequenze su cui viaggiano i segnali mobili. È una risorsa finita, assegnata in licenza dallo Stato, e chi ne possiede di più riesce a gestire più traffico nello stesso momento, soprattutto dove la gente è concentrata.
Verizon, AT&T e T-Mobile hanno accumulato spettro per decenni e insieme arrivano a circa 1.020 MHz. SpaceX ne ha 65. Con così poca capacità si coprono le aree remote, dove gli utenti sono pochi, ma non si regge il carico di una metropoli affollata. Per questo, osserva David Barden di New Street Research, costruire una “rete wireless in mercati saturi” sarebbe “incredibilmente difficile”.
Lo stesso Barden, però, indica la lettura alternativa: come punto di partenza per negoziare la migliore spartizione possibile dei ricavi con gli operatori partner, dice, l’annuncio “ha enormemente senso”.
Il divario di spettro misura quanto Starlink sia lontana dal poter sfidare i tre operatori sul loro terreno. E spiega perché, per ora, la mossa convenga più al tavolo delle trattative che sul campo.
Fonte: Financial Times


