Spettro satellitare, l’UE apre a Starlink e Amazon

by | 27 Mag 2026 | Aerospace

Riassunto IA
  • La Commissione europea si appresta ad assegnare lo spettro satellitare mobile post-2027: due terzi agli operatori europei, un terzo aperto anche a Starlink e Kuiper di Amazon.
  • IRIS2, la costellazione da 290 satelliti e 10,5 miliardi di euro affidata al consorzio SpaceRISE, è il principale destinatario della quota europea, ma non sarà operativo prima del 2030.
  • Dentro la Commissione si è aperto uno scontro tra chi voleva escludere del tutto gli americani e chi, come la responsabile tech Virkkunen, si oppone a qualsiasi esclusione.
Tempo di lettura: 3 minuti

La Commissione europea si prepara ad annunciare come distribuirà lo spettro radio satellitare mobile (ovvero quello che permette a telefoni e veicoli di connettersi anche nelle zone più remote), dopo la scadenza delle licenze attualmente in mano a Viasat e EchoStar, prevista per il maggio 2027.

La formula che prende forma è una divisione: due terzi dello spettro riservati a operatori europei, il resto aperto alla concorrenza. Il che significa, nella pratica, che Starlink di Elon Musk e Kuiper di Amazon potrebbero entrare nel mercato satellitare mobile europeo già dall’anno prossimo.

Non è una decisione definitiva e i dettagli della proposta, attesi per oggi, potrebbero ancora cambiare durante la riunione dei commissari. Ma la direzione è tracciata: nessuna chiusura totale agli americani. E questo, in un momento in cui l’UE si è data come obiettivo esplicito la riduzione della dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti, non è un dettaglio marginale.

La scelta riflette una tensione reale dentro la Commissione. Secondo le fonti sentite da Reuters, un commissario ha spinto per riservare tutto lo spettro esclusivamente alle imprese europee.

Gli si è opposta Henna Virkkunen, responsabile tecnologica dell’UE, contraria a escludere qualsiasi operatore. Alla fine, secondo le stesse fonti, sarà la linea della Virkkunen a prevalere.

IRIS2, lo Starlink europeo (che non è ancora Starlink)

Al centro della quota riservata agli europei c’è IRIS2 (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite), il terzo grande progetto spaziale dell’Unione dopo Galileo e Copernicus.

È una costellazione multi-orbitale da 290 satelliti, affidata nel dicembre 2024 al consorzio SpaceRISE, che raggruppa SES, Eutelsat e Hispasat con Airbus e Thales Alenia Space tra i principali contractor. Il costo complessivo stimato è di 10,5 miliardi di euro, di cui circa 6,5 miliardi di fondi pubblici.

I servizi governativi completi sono attesi per il 2030. Nel frattempo, lo spettro che la Commissione sta per assegnare serve a costruire le basi regolamentari e commerciali su cui IRIS2 dovrà operare.

Anche le aziende britanniche e norvegesi potranno partecipare alle gare per le licenze, estendendo il perimetro “amico” oltre i confini dell’UE.

Il confronto con Starlink, però, rimane impietoso. Starlink ha già 7.000 satelliti in orbita e il servizio di connessione diretta agli smartphone è già attivo commercialmente negli Stati Uniti.

Kuiper, il progetto di Amazon, è ancora in fase di lancio della costellazione ma ha dichiarato apertamente l’intenzione di competere su questo segmento entro la fine del decennio.

IRIS2 sarà operativo nella migliore delle ipotesi quando i suoi concorrenti americani avranno già anni di vantaggio sul campo.

La retorica della sovranità e i suoi limiti

Il portavoce della Commissione è stato esplicito: la connettività satellitare è “sinonimo di resilienza, sicurezza e capacità”. IRIS2, ha aggiunto, è “un tassello fondamentale della nostra sovranità tecnologica, della nostra sicurezza e della nostra difesa”. Il lessico è quello della strategia autonomia europea: difesa, indipendenza, controllo.

Nei fatti, però, la proposta che la Commissione sta per presentare lascia aperta una significativa quota di mercato agli stessi operatori da cui l’Europa dice di volersi emancipare.

Non è necessariamente una scelta sbagliata, in quanto il pragmatismo ha le sue ragioni, e costruire barriere assolute im un mercato tecnologico globale ha costi elevati. Ma rivela i limiti concreti di una sovranità digitale che resta, per ora, più un obiettivo dichiarato che una realtà consolidata.

Viasat ed EchoStar, le due società americane che oggi detengono lo spettro in scadenza, si trovano in una posizione scomoda: classificate come operatori non europei, rischiano di perdere l’accesso allo spettro che usano da anni.

Secondo le ricostruzioni disponibili, Viasat sta esplorando da mesi la possibilità di ottenere un’estensione delle proprie licenze sulla banda S, usata principalmente per la rete di connettività aeronautica in joint venture con Deutsche Telekom.

Se e come gli operatori incumbent possano rientrare nella quota europea (attraverso joint venture o ristrutturazioni societarie), è una domanda che l’annuncio di oggi difficilmente risolverà del tutto.

La contraddizione della UE

L’Europa sta costruendo IRIS2 per non dipendere da Starlink. Poi però assegna comunque a Starlink una fetta dello spettro su cui IRIS2 dovrà operare.

Si potrebbe leggere come una contraddizione ed è una fotografia dello stato reale dell’autonomia tecnologica europea: un processo in corso, non un traguardo già raggiunto.

La decisione di oggi dirà molto su quanto Bruxelles sia disposta a spingere fino in fondo la propria retorica sulla sovranità digitale, e quanto invece preferisca mantenere aperte le porte agli operatori americani in attesa che IRIS2 diventi qualcosa di più di un progetto sul carta.

Fino al 2030, quella risposta è già scritta.

Fonte: Reuters

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