Undici miliardi e mezzo di dollari per non restare a terra. Amazon ha annunciato l’acquisizione di Globalstar, società specializzata in connettività satellitare, in un’operazione che ridisegna gli equilibri di un settore dominato da un unico attore: SpaceX e il suo Starlink.
Il divario è ancora enorme (Starlink conta oltre 10.000 satelliti, Amazon ne ha poco più di 200 in orbita), ma l’accordo non è solo una questione di numeri. È una mossa per presidiare una tecnologia che potrebbe definire la prossima fase della connettività mobile.
Con Globalstar, Amazon acquisisce innanzitutto spettro e infrastruttura per il Direct-to-Device, la capacità di collegare direttamente i dispositivi mobili ai satelliti senza passare per le torri cellulari terrestri.
È una tecnologia essenziale per coprire aree remote, garantire servizi di emergenza e, soprattutto, per competere sulla frontiera che Starlink sta già occupando. L’obiettivo dichiarato è rendere operativo il D2D entro il 2028. Nel frattempo, Amazon punta a portare in orbita circa 3.200 satelliti entro il 2029, con una scadenza regolamentare che impone di averne almeno la metà in posizione entro luglio.
L’acquisizione dovrebbe chiudersi nel 2026, subordinatamente alle approvazioni regolamentari. Il presidente della Federal Communications Commission, Brendan Carr, ha però già dichiarato apertura in un’intervista televisiva: “Siamo molto favorevoli all’accordo Amazon-Globalstar”.
Starlink corre più veloce
Il problema per Bezos si chiama SpaceX. Starlink ha già completato il primo anello della sua costellazione Direct-to-Cell, un insieme di satelliti in orbita alla stessa quota, sufficiente a garantire copertura continua. Questo consente agli smartphone non modificati di connettersi a internet in aree senza copertura. Il servizio è già attivo negli Stati Uniti in partnership con T-Mobile, e si attiva automaticamente quando la rete cellulare tradizionale non è disponibile. Amazon insegue così una posizione che SpaceX occupa da mesi.
Il vantaggio competitivo di SpaceX non è solo tecnologico, ma anche strutturale. La capacità di lancio praticamente illimitata con decine di satelliti per volta, a cadenza regolare, consente a Starlink di espandere la costellazione a un ritmo che nessun concorrente può replicare.
“Nel settore si è assistita a un consolidamento continuo per competere con SpaceX, data la sua scala e la sua capacità di lancio senza rivali”, ha osservato un analista di Canaccord Genuity. “Mi aspetto che questa tendenza continui”. L’acquisizione di Globalstar si inserisce esattamente in questa dinamica: aggregare asset, spettro e tecnologia per costruire una massa critica sufficiente a restare nel gioco.
Nel frattempo, SpaceX avanza su un altro fronte. A settembre 2025 ha acquisito da EchoStar licenze sullo spettro wireless per 17 miliardi di dollari, fondamentali per le reti 4G e 5G, e starebbe lavorando con produttori di microchip per incorporare direttamente nei telefoni la compatibilità con la rete Starlink. La visione di Musk è una singola rete mobile globale, con un unico account che funziona ovunque, senza roaming né cambi di SIM.
La guerra si sposta sugli smartphone
È qui che la storia satellitare si intreccia con un’altra partita, ancora più ambiziosa. Più di un decennio dopo il clamoroso fallimento del Fire Phone, ritirato dal mercato dopo quattordici mesi e una svalutazione da 170 milioni di dollari, Amazon starebbe lavorando a un nuovo smartphone.
Il progetto, noto internamente come “Transformer”, punterebbe su un dispositivo centrato sull’intelligenza artificiale e sull’assistente Alexa, potenzialmente privo di un app store tradizionale: i compiti verrebbero eseguiti direttamente dall’IA, senza che l’utente debba scaricare e gestire singole applicazioni.
Musk, dal canto suo, non ha mai escluso la possibilità di un telefono Starlink. Lo ha descritto come una “leva competitiva” da azionare se i produttori di smartphone dovessero ostacolare l’integrazione della sua tecnologia. Con la connettività satellitare proprietaria e l’assistente Grok come differenziatori, gli analisti del settore ritengono che l’incentivo a muoversi in quella direzione sia oggi più forte che mai.
Il quadro che emerge è quello di due grandi piattaforme che si muovono in parallelo su due livelli: l’infrastruttura orbitale e il dispositivo tascabile. Chi controlla entrambi i livelli controlla l’esperienza di connettività dell’utente finale, ovunque si trovi.
Globalstar: numeri e prospettive
Gli azionisti di Globalstar potranno scegliere tra 90 dollari in contanti o una quota equivalente in azioni Amazon per ciascun titolo posseduto, con un premio superiore al 31% rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio delle trattative. Il titolo Globalstar ha guadagnato oltre il 9% nelle prime ore di contrattazione; Amazon è salita del 2,5%.
L’accordo include anche la continuità dei servizi satellitari di Apple (Emergency SOS e Find My per iPhone e Apple Watch), che nel 2024 aveva investito circa 1,5 miliardi di dollari in Globalstar. È una componente marginale, che però segnala quanto la connettività satellitare sia ormai integrata nell’ecosistema dei dispositivi consumer di massa, ben oltre la nicchia delle comunicazioni di emergenza.
La partita è dunque aperta. Starlink ha il vantaggio della scala, della velocità e di una visione verticale che va dal satellite al chip. Amazon ha le risorse, la piattaforma e ora anche lo spettro. Non resta che vedere come andrà a finire…
Fonte: Reuters


