Amazon ha chiesto alla Federal Communications Commission, l’autorità statunitense che regola le telecomunicazioni, più tempo per rispettare una scadenza che rischia di compromettere il suo progetto di internet satellitare.
Kuiper è la divisione con cui il colosso dell’e-commerce punta a sfidare Starlink di SpaceX nel mercato della connettività dallo spazio. L’obiettivo è una costellazione di migliaia di satelliti in orbita bassa per portare la banda larga nelle aree più remote del pianeta. Il problema è che avrebbe dovuto raggiungere quota 1.600 satelliti entro metà 2026, ma ad oggi ne sono stati lanciati appena 180.
La richiesta è di un’estensione di 24 mesi, fino a luglio 2028, oppure una deroga totale dalla scadenza intermedia. Il motivo? Una “carenza nella disponibilità a breve termine di lanci”, ha scritto la società nel documento depositato venerdì. Amazon insomma produce satelliti più velocemente di quanto riesca a lanciarli, al punto da aver costruito strutture di stoccaggio per centinaia di unità già pronte.
L’investimento complessivo nel progetto supera i 10 miliardi di dollari. Se la FCC non concedesse la proroga, Amazon rischierebbe multe o, in casi estremi, la revoca della licenza.
Il paradosso Musk
C’è un cortocircuito strategico che rende la situazione ancora più imbarazzante per Jeff Bezos. Per lanciare i satelliti Kuiper, Amazon ha dovuto firmare contratti anche con SpaceX, cioè proprio con il rivale che Kuiper dovrebbe sfidare.
Blue Origin, l’altra creatura spaziale di Bezos (fondata nel 2000 e separata da Amazon), non ha infatti ancora i razzi pronti per sostenere un programma di lanci così massiccio.
New Glenn, il vettore pesante sviluppato dall’azienda, ha volato per la prima volta solo di recente e non è in grado di garantire cadenze industriali. Il risultato è che Bezos paga Musk per tentare di batterlo sul suo stesso terreno. Nel frattempo, però, il divario si allarga: Starlink ha superato i 9.300 satelliti operativi in orbita, contro appunto i 180 di Kuiper. Una proporzione di oltre cinquanta a uno.
Blue Origin sospende il turismo spaziale
Proprio mentre Amazon arranca con Kuiper, Blue Origin ha annunciato la sospensione dei voli turistici spaziali per almeno due anni.
Il programma New Shepard, che dal 2021 ha portato 98 persone oltre la linea di Kármán (il confine convenzionale dello spazio, fissato a 100 km di altitudine), viene messo in pausa per concentrare le risorse sulle missioni lunari. “La decisione riflette l’impegno di Blue Origin verso l’obiettivo nazionale di tornare sulla Luna e stabilire una presenza lunare permanente,” ha dichiarato la compagnia.
Non è la prima battuta d’arresto per New Shepard: nel 2022 il programma era già stato sospeso dopo l’esplosione di un booster a metà volo. Non c’erano passeggeri a bordo e la capsula si era separata in sicurezza, ma i lanci erano rimasti fermi fino alla fine del 2023.
Suborbitale e orbitale: due mondi diversi
Per comprendere i limiti strutturali di Blue Origin è utile chiarire una distinzione tecnica spesso trascurata. New Shepard porta i passeggeri oltre i 100 km di altitudine, tecnicamente “nello spazio”, ma in realtà si tratta di voli suborbitali: il razzo sale in verticale, supera la linea di Kármán e poi ricade giù. I passeggeri sperimentano pochi minuti di assenza di gravità prima di tornare a terra.
Raggiungere l’orbita terrestre è tutt’altra cosa: non basta salire più in alto, serve soprattutto acquisire una velocità orizzontale di circa 28.000 km/h per “cadere continuamente” attorno alla Terra senza precipitare.
È quello che fanno i Falcon 9 di SpaceX, che trasportano astronauti e carichi sulla Stazione Spaziale Internazionale. New Shepard non ha la potenza né il design per farlo: è nato per il turismo suborbitale, non per competere con i vettori orbitali.
Bezos, l’impero spaziale è in difficoltà
Il quadro complessivo che emerge è quello di un ecosistema spaziale targato Bezos in affanno. Da un lato Amazon accumula satelliti nei magazzini in attesa di razzi che non arrivano, dall’altro Blue Origin deve rinunciare al turismo spaziale per concentrarsi su obiettivi più ambiziosi ma ancora lontani.
Le due aziende, entrambe riconducibili a Bezos, non riescono a creare le sinergie che sulla carta sembrerebbero naturali.
New Glenn è ancora in fase di maturazione mentre Kuiper brucia miliardi senza riuscire a tenere il passo con Starlink. È una rincorsa in salita, resa ancora più ripida dalla necessità di affidarsi proprio al rivale che si vorrebbe battere.
Fonti: Bloomberg, TechCrunch


