C’è un documento riservato depositato nelle ultime settimane presso la Securities and Exchange Commission che merita attenzione. È il prospetto di registrazione con cui SpaceX punta a una quotazione in borsa intorno al 28 giugno, giorno del compleanno di Elon Musk, secondo quanto già riportato da Reuters.
Al suo interno, tra le pagine dedicate alla governance societaria, compare un piano di compensazione per il fondatore che non ha precedenti nella letteratura aziendale e, probabilmente, nemmeno in quella fantascientifica.
Secondo Reuters, che l’ha visionato, il consiglio di amministrazione di SpaceX ha approvato a gennaio un pacchetto retributivo che assegnerà a Musk 200 milioni di azioni vincolate di classe B a voto potenziato, ma solo se l’azienda raggiungerà una valutazione di mercato di 7.500 miliardi di dollari e avrà stabilito una colonia umana permanente su Marte con almeno un milione di abitanti. A titolo di confronto, Nvidia, oggi la società più capitalizzata al mondo, vale circa 5.000 miliardi di dollari.
Un secondo blocco fino a 60,4 milioni di azioni vincolate è invece condizionato al raggiungimento di obiettivi di valutazione separati e alla gestione di centri di calcolo nello spazio capaci di fornire almeno 100 terawatt di capacità. Per capirci, l’intera produzione elettrica mondiale, spalmata su tutte le ore dell’anno, equivale a circa 3,5 terawatt continui. SpaceX parla quindi di una scala quasi trenta volte superiore.
SpaceX: tutto o niente
Entrambi i blocchi di azioni appartengono alla classe B, che garantisce 10 voti per ogni singola azione di classe A. Non si tratta solo di una questione economica ma anche di uno strumento di controllo societario.
Chiunque detenga azioni B in quantità sufficiente mantiene il potere decisionale sull’azienda indipendentemente da quante azioni ordinarie circolino sul mercato. Musk al 31 dicembre deteneva già 68,8 milioni di opzioni su azioni B precedentemente assegnate.
Il meccanismo è però netto: se SpaceX non raggiunge gli obiettivi di valutazione fissati dal consiglio, Musk non riceve nulla. Nessun calendario, nessuna scadenza, solo il vincolo della sua permanenza in azienda.
Il suo stipendio base da SpaceX è, nel frattempo, di 54.080 dollari l’anno. Eppure è l’uomo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato da Forbes di 776 miliardi di dollari.
La guerra per l’attenzione di Musk
C’è un elemento di questo piano che gli esperti di governance aziendale trovano più interessante degli stessi obiettivi marziani. SpaceX e Tesla sono entrambe controllate da Elon Musk, eppure stanno di fatto facendo a gara per accaparrarsi il suo tempo.
Solo lo scorso autunno, il consiglio di Tesla sosteneva pubblicamente la necessità di remunerare Musk in modo straordinario per tenerlo concentrato sulla casa automobilistica. Musk aveva esplicitamente minacciato di andarsene se gli azionisti non avessero approvato il faraonico pacchetto retributivo.
Ora SpaceX rilancia con obiettivi ancora più ambiziosi. “SpaceX e Tesla, entrambe effettivamente controllate da Elon Musk, si stanno facendo concorrenza a vicenda per la sua attenzione,” ha osservato Eric Hoffmann di Farient Advisors. È un cortocircuito di governance difficile da ignorare.
La fantascienza come strumento di comunicazione
Colonizzare Marte. Gestire centri di calcolo nello spazio. Portare SpaceX a una valutazione superiore a quella attuale di Nvidia. Sono obiettivi che nessun analista di governance ricorda in nessun altro contratto dirigenziale della storia. “Ha mai fatto qualcosa del genere l’umanità? No. Il che li rende difficili da analizzare”, ha detto Hoffmann con understatement notevole.
Eppure c’è una funzione precisa in questi numeri apparentemente inarrivabili. Come ha spiegato un analista di Equilar, fissare una capitalizzazione obiettivo di 7.500 miliardi “aiuta a stabilire le aspettative degli investitori su quali siano davvero gli obiettivi dell’azienda”.
Qualche settimana fa, su Substack, abbiamo scritto che nella Silicon Valley la fantascienza non è più soltanto un genere letterario: è diventata un pitch agli investitori. Il piano retributivo di SpaceX aggiunge ora un passaggio ulteriore. Quella stessa fantascienza non serve più solo a raccogliere capitali o a costruire aspettative sul futuro. Entra direttamente nella governance aziendale, diventa una clausola contrattuale, stabilisce chi verrà premiato e a quali condizioni potrà rafforzare il proprio controllo.
Non resta allora che porci una domanda meno visionaria ma molto più concreta. Quando un piano retributivo lega il potere azionario di un fondatore a una colonia permanente da un milione di persone su Marte e a data center spaziali da 100 terawatt, siamo ancora nel campo della finanza o in quello della fiction?
Fonte: Reuters


