Cinquanta miliardi di dollari di raccolta, una valutazione attesa intorno ai 1.500 miliardi, e una data scelta in base all’allineamento dei pianeti. SpaceX si prepara a quella che sarebbe la più grande IPO (offerta pubblica iniziale, il debutto di un’azienda in Borsa) della storia, e lo fa con lo stile inconfondibile del suo fondatore.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, Elon Musk avrebbe indicato metà giugno come finestra ideale per il debutto in Borsa: l’8 e il 9 del mese Giove e Venere appariranno in congiunzione per la prima volta in oltre tre anni, mentre il 28 giugno cade il compleanno del miliardario. Un doppio allineamento, celeste e personale, che la dice lunga su come funzionano le decisioni in casa SpaceX.
Se confermata, l’operazione supererebbe di gran lunga il record stabilito da Saudi Aramco nel 2019, quando il colosso petrolifero saudita raccolse 29 miliardi di dollari.
L’impronta personale sulle scelte aziendali
L’eccentricità non è una novità per Musk. Nel 2018 twittò di voler ritirare Tesla dal mercato a 420 dollari per azione, un prezzo che alcuni interpretarono come riferimento al “4/20”, data celebrata dalla cultura cannabis americana. Quel tweet gli costò un’indagine della SEC e una multa da 20 milioni di dollari, ma non scalfì la sua propensione a mescolare provocazione e business.
SpaceX è rimasta privata per oltre vent’anni, una scelta rara per un’azienda di queste dimensioni che ha permesso a Musk un controllo pressoché totale sulle sue decisioni strategiche.
La quotazione rappresenterebbe quindi un cambio di paradigma: non solo per l’accesso ai mercati pubblici, ma per gli obblighi di trasparenza che ne derivano. Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley sarebbero già state ingaggiate per ruoli di primo piano nell’operazione.
Starship, Marte e data center orbitali
Dietro la quotazione c’è una precisa necessità industriale. SpaceX ha bisogno di capitali freschi per accelerare lo sviluppo di Starship, il sistema di razzi progettato per portare esseri umani su Marte. Ma l’ambizione va oltre l’esplorazione spaziale.
L’azienda ha comunicato agli investitori di star sviluppando la tecnologia per dispiegare data center nello spazio, connessi attraverso la rete di 9.400 satelliti Starlink già in orbita.
Musk ritiene questa infrastruttura essenziale per competere nell’intelligenza artificiale contro rivali come Google e OpenAI. La valutazione di SpaceX è già raddoppiata nel giro di pochi mesi: a dicembre si discuteva di una vendita privata di azioni a 800 miliardi di dollari, contro i 400 miliardi della valutazione precedente.
SpaceX e il conglomerato in costruzione
L’IPO di SpaceX si inserisce in un disegno più ampio. L’anno scorso l’azienda spaziale ha investito 2 miliardi di dollari in xAI, la startup di intelligenza artificiale fondata dallo stesso Musk, che a marzo è stata fusa con la piattaforma social X (ex Twitter).
Il miliardario ha inoltre fatto investire a Tesla 2 miliardi in xAI. Prende forma così un ecosistema integrato (veicoli elettrici, razzi, satelliti, social media, intelligenza artificiale) che sfida i modelli tradizionali di separazione tra aziende. Un conglomerato costruito attorno a una sola figura, con tutte le opportunità e i rischi che questo comporta.
Non tutti però condividono l’ottimismo sulla tempistica. Alcuni banchieri e investitori ritengono che giugno sia troppo vicino: SpaceX deve ancora presentare il modulo S-1 alla Securities and Exchange Commission e organizzare un roadshow globale per incontrare gli investitori istituzionali.
C’è poi l’incognita del contesto macroeconomico. Le frequenti minacce di dazi da parte del presidente Donald Trump e i suoi tentativi di influenzare la politica monetaria della Federal Reserve hanno reso i mercati più volatili e imprevedibili.
I colloqui con gli attuali investitori privati sono in corso da metà dicembre per esplorare un’IPO a metà 2026, ma ogni scenario resta subordinato alle condizioni di mercato. Una cosa appare certa: dopo anni di inaccessibilità, la domanda per le azioni SpaceX, da parte di investitori istituzionali e retail, sarà massiccia.
Fonte: Financial Times


