Il razzo era fermo sulla rampa e i motori si erano accesi per un test a terra, uno di quelli in cui il veicolo resta ancorato alla struttura di lancio mentre gli ingegneri verificano il comportamento dei sistemi prima del volo.
Poi, in pochi secondi, il New Glenn di Blue Origin si è trasformato in una palla di fuoco.
È successo ieri a Cape Canaveral, in Florida, durante una prova di accensione statica del grande razzo con cui Jeff Bezos vuole portare Blue Origin nella partita dei lanci pesanti.
Fortunatamente non c’erano astronauti a bordo, né erano presenti i satelliti Amazon Leo che il veicolo avrebbe dovuto trasportare in orbita nel suo quarto lancio. Questo evita una perdita ancora più grave sul piano operativo, ma non cambia il peso dell’incidente.
New Glenn è uno dei progetti più importanti di Blue Origin. È alto come un palazzo di 29 piani, ha un primo stadio riutilizzabile e nasce per competere con la flotta Falcon di SpaceX, oltre che con Starship nelle missioni più ambiziose.
Per Blue Origin è il mezzo con cui l’azienda di Bezos vuole smettere di inseguire e diventare un concorrente reale nel mercato che Elon Musk ha occupato con anni di anticipo.
New Glenn doveva portare in orbita Amazon Leo
Il lancio in preparazione avrebbe dovuto portare nello spazio 48 satelliti Amazon Leo, il nuovo nome del progetto satellitare per la connettività internet di Amazon, conosciuto in passato come Project Kuiper.
È la risposta di Amazon a Starlink, la rete satellitare di SpaceX che ha già cambiato il mercato della banda larga dallo spazio e che oggi rappresenta uno degli asset più importanti dell’impero industriale di Musk.
Qui la rivalità tra Bezos e Musk diventa più concreta. Non riguarda solo chi costruisce il razzo più grande o chi riesce a far atterrare meglio un booster. Riguarda l’infrastruttura stessa di internet con migliaia di satelliti in orbita bassa, terminali a terra, connessioni disponibili in aree remote, contratti pubblici e utilizzi civili dal grande valore strategico.
Il fatto che i satelliti non fossero ancora stati montati sul New Glenn limita i danni immediati per Amazon Leo. Ma il problema resta: se il razzo subisce ritardi, anche la costellazione ne risente.
E in un mercato in cui Starlink è già operativa su larga scala, ogni rinvio pesa più che in un normale programma sperimentale.
Most unfortunate. Rockets are hard.
— Elon Musk (@elonmusk) May 29, 2026
La Luna pesa quanto l’orbita bassa
L’esplosione arriva in un momento delicato anche per il rapporto tra Blue Origin e la NASA. Solo pochi giorni fa, l’agenzia spaziale americana ha assegnato all’azienda di Bezos un contratto da 188 milioni di dollari per portare due rover sulla superficie lunare.
New Glenn è infatti destinato ad avere un ruolo importante nei programmi legati ad Artemis, la grande architettura con cui gli Stati Uniti vogliono riportare astronauti e carichi sulla Luna.
La Luna è tornata a essere un terreno di competizione tra potenze, aziende e modelli tecnologici. Gli Stati Uniti lavorano al ritorno stabile sulla superficie lunare, mentre la Cina punta a una missione con equipaggio entro il 2030. In mezzo ci sono NASA, SpaceX, Blue Origin, fornitori, lander, cargo, rover e una catena industriale che deve dimostrare di saper funzionare davvero.
Per questo l’incidente di New Glenn non è solo una brutta immagine da social. È un problema per un programma che deve convincere clienti commerciali e istituzioni pubbliche di essere affidabile.
Bezos ha scritto su X che è stata una “giornata molto dura”, ma che Blue Origin ricostruirà ciò che serve e tornerà a volare. È una frase prevedibile ma fotografa bene il punto: ora non basta capire che cosa sia esploso. Bisogna capire quanto tempo servirà per ripartire.
All personnel are accounted for and safe. It’s too early to know the root cause but we’re already working to find it. Very rough day, but we’ll rebuild whatever needs rebuilding and get back to flying. It’s worth it.
— Jeff Bezos (@JeffBezos) May 29, 2026
SpaceX inciampa, ma corre più avanti
Il confronto con SpaceX è inevitabile ma va tenuto nella giusta prospettiva. Anche Musk ha costruito il vantaggio di SpaceX passando attraverso esplosioni, test falliti e voli riusciti solo in parte.
Lo scorso giugno una Starship è esplosa durante un test a terra in Texas mentre veniva preparata per il decimo volo di prova. La settimana scorsa, il dodicesimo test di Starship ha avuto una riuscita parziale: la navetta ha rilasciato satelliti simulati ed è ammarata in modo controllato nell’Oceano Indiano, mentre il booster Super Heavy non è riuscito a completare il proprio rientro ed è finito nel Golfo del Messico.
La differenza è nella posizione di partenza. SpaceX può permettersi di fallire dentro un programma che ha già accumulato esperienza, lanci, infrastruttura, clienti e capacità operativa. Blue Origin, invece, sta ancora cercando di dimostrare che New Glenn può reggere il ruolo per cui è stato progettato.
La frase con cui Musk ha commentato il video dell’esplosione (“Rockets are hard”, i razzi sono difficili), suona quasi sportiva. Ma dietro questa battuta c’è la realtà più dura dell’industria spaziale: costruire razzi riutilizzabili, portarli in orbita, farli rientrare, usarli per satelliti commerciali e missioni lunari, è una delle imprese tecnologiche più complesse del nostro tempo.
Per Blue Origin, la palla di fuoco in Florida è un colpo pesante. Per Bezos, è un promemoria: nello spazio non basta avere capitali, contratti e ambizioni. Bisogna trasformare tutto questo in lanci ripetibili ed è proprio lì che SpaceX, per ora, resta avanti.
Fonte: Reuters


