Thierry Breton sfida nuovamente le Big Tech col Digital Markets Act

da | 25 Mar 2024 | Tech

Fosse un film americano, verrebbe da pensare che Thierry Breton ambisca al ruolo di procuratore generale, tanto è attivo (e sovresposto) di questi tempi mentre si erge a fustigatore dei Big Tech. E così, tra intimidazioni verbali (si veda quella rivolta ad Apple in occasione del “ban” di Epic Games) e salatissime multe, l’iperattivo commissario europeo per il mercato interno e i servizi della commissione von der Leyen sale oggi, ancora una volta, agli onori della cronaca.

Non che per i colossi tecnologici americani le cose vadano meglio oltreoceano, e chissà che un giorno non capiremo per quale ragione si stia scatenando questa caccia alle streghe sulle due sponde dell’Atlantico, contro realtà che apparentemente non stanno facendo altro che il loro “business as usual”.

Resta il fatto che è notizia di poche ore fa che le autorità europee di regolamentazione della concorrenza hanno annunciato l’avvio di indagini su Apple, Google e Meta per possibili infrazioni al (recentemente introdotto) Digital Markets Act dell’Unione Europea. Un’azione, questa, che potrebbe culminare in sanzioni economiche significative per le Big Tech, le cui liquidità devono sembrare a molti politici la panacea a ogni male.

Entrato in vigore appena il 7 marzo scorso, il Digital Markets Act ha l’obiettivo di ridurre il dominio dei colossi tecnologici, promuovendo una maggiore fluidità di scelta per gli utenti tra diversi servizi online concorrenti, quali social network, browser e store di applicazioni. Questo dovrebbe, di conseguenza, creare maggiori opportunità di mercato per le imprese di dimensioni minori. In caso di non conformità, le aziende rischiano multe che possono raggiungere il 10% del loro fatturato globale annuo.

Le aziende tecnologiche affermano di stare mobilizzando migliaia di ingegneri per aderire alle direttive del Digital Markets Act ma, con incredibile solerzia, la Commissione Europea esprime dubbi sulla sufficienza delle azioni intraprese in questi 18 giorni, weekend inclusi, per garantire una piena aderenza alle disposizioni del DMA.

A tal proposito, dobbiamo riportare che di fronte a domande sulla tempestività dell’azione regolatoria, a sole due settimane dall’attuazione della legge, Thierry Breton ha così risposto: “La legge è la legge. Non possiamo solo sederci e aspettare”.

In particolare, Thierry Breton solleva interrogativi su Apple per quanto riguarda la sua conformità agli obblighi di facilitare la disinstallazione di applicazioni su iOS, la modifica delle impostazioni predefinite e la possibilità per gli utenti di scegliere servizi concorrenti. Problematiche che, ne siamo sicuri, sono in cima alle priorità dei cittadini europei, visti soprattutto i felici tempi nei quali viviamo, fortunatamente privi di altre preoccupazioni.

Un altro punto critico per Thierry Breton è il cosiddetto “steering”, ovvero la limitazione imposta agli sviluppatori di app nell’informare gli utenti su offerte disponibili al di fuori dell’App Store. Apple sostiene di aver agito in piena conformità col DMA e di aver tenuto conto dei feedback della Commissione europea e degli sviluppatori. Breton, a quanto pare, la pensa diversamente.

Anche Alphabet è sotto esame per problemi analoghi, con l’indagine che afferma che il colosso di Mountain View avvantaggerebbe i propri servizi di ricerca come Google Shopping, Google Flights e Google Hotels, a scapito dei risultati di ricerca dei servizi terzi. Le strutture tariffarie di Apple e Alphabet sono altresì messe in discussione per la loro contrarietà ai principi di gratuità del DMA.

Da Thierry Breton non si salva neppure Meta, che, come abbiamo scritto recentemente, ha recentemente manifestato l’intenzione di dimezzare il costo del suo servizio di abbonamento senza pubblicità, suscitando però aspre critiche. E che dunque viene invitata a proporre alternative gratuite, mentre la società afferma il pieno rispetto dei requisiti normativi, considerando il modello di abbonamento come una prassi consolidata in diverse industrie.

La Commissione Europea si propone di chiudere le indagini entro l’anno, seguendo i termini previsti dal DMA, e ha richiesto alle aziende sotto esame la conservazione di documenti rilevanti per le indagini in corso e per quelle future.

Le prime notizie però danno le aziende sul piede di guerra, pronti a difendersi in tribunale. Non ci resta dunque che prendere i popcorn e vedere come andrà a finire questo braccio di ferro tra Thierry Breton e i potenti “gatekeeper”.

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