La Commissione Europea ha imposto oggi ad Apple una sanzione di 1,84 miliardi di euro (equivalenti a circa 2 miliardi di dollari). Si tratta della prima multa antitrust mai assegnata all’azienda di Cupertino nell’UE, e la causa è l’aver limitato la capacità di Spotify e di altri servizi di musica in streaming di promuovere metodi di pagamento alternativi all’App Store.
Questo provvedimento scaturisce da una denuncia presentata nel 2019 da Spotify, il noto servizio di streaming musicale svedese, che contestava tale restrizione e le commissioni del 30% imposte dall’App Store di Apple.
Il regolatore europeo ha dichiarato che tali pratiche di Apple rappresentano una violazione delle condizioni di commercio equo, utilizzando un’argomentazione già adottata dall’autorità antitrust olandese nel 2021, sempre contro Apple, in una causa avviata da operatori di app d’incontri. Questa multa supera nettamente le precedenti aspettative di 500 milioni di euro, cifra che avevamo anticipato nella nostra news dello scorso 19 febbraio.
Il totale della sanzione include una base di 40 milioni di euro, che la Commissaria europea per la Concorrenza, Margarethe Vestager, afferma rappresentare per il colosso americano l’equivalente di “una multa per sosta vietata destinata“. A questo valore si aggiungono ulteriori 1,8 miliardi di euro come misura di deterrenza. L’importo totale di 1,84 miliardi di euro corrisponde allo 0,5% del fatturato mondiale di Apple.
Apple ha ovviamente espresso tutta la sua contrarietà per la decisione presa dall’UE, annunciando di volerla impugnare in giudizio. Ma un verdetto del Tribunale Generale di Lussemburgo, la seconda istanza giuridica europea più alta, potrebbe richiedere anni. E nel frattempo Apple sarà tenuta a versare la multa e ad aderire alle disposizioni imposte dall’UE.
“La decisione è stata presa da parte della Commissione nonostante l’assenza di prove concrete di danni ai consumatori, trascurando le dinamiche di un mercato in piena espansione, competitivo e in crescita”, afferma Apple in un comunicato. Che poi rincara: “Il principale sostenitore di questa decisione — e il maggiore beneficiario — è Spotify, un’azienda con sede a Stoccolma, in Svezia. Spotify possiede l’app di streaming musicale più grande del mondo e ha incontrato la Commissione Europea più di 65 volte durante questa indagine“.


