Meta pagherà nell’arco di dieci anni almeno 12,1 miliardi di dollari, circa 10,4 miliardi di euro, per chiudere le cause promosse dagli Stati americani sui danni di Facebook e Instagram ai minori. Il conto potrà salire fino a 17,1 miliardi di dollari.
La parte più interessante dell’accordo riguarda quello che Meta dovrà fare sulle sue piattaforme. Per i minori arriverà un limite complessivo di due ore al giorno su Facebook e Instagram, con pause obbligatorie dopo 15, 60 e 90 minuti di utilizzo continuo.
I feed saranno bloccati tra mezzanotte e le 6 del mattino, le notifiche resteranno silenziose dalle 22 alle 7 e durante l’orario scolastico, nei giorni feriali, dalle 8 alle 15.
Sono previste anche verifiche più robuste dell’età, maggiori controlli per i genitori e restrizioni su filtri di bellezza e conteggi pubblici dei “like”.
Circa 5 miliardi dei 16,7 complessivi saranno pagamenti ‘condizionati’. Per ciascuno Stato, quella quota diventerà dovuta solo quando Snap, TikTok e YouTube sono sottoposti a obblighi sostanzialmente equivalenti sui limiti di utilizzo e sulla verifica dell’età; inoltre, i concorrenti con profitti annui superiori a 10 miliardi di dollari devono essere soggetti anche a obblighi economici almeno comparabili. Se queste condizioni non si verificano entro i dieci anni dell’accordo, Meta non dovrà versare quella quota.
È insomma una clausola di parità: Meta accetta di pagare di più e di sottostare a regole più severe, solo se anche i principali concorrenti verranno sottoposti a vincoli analoghi.
Sotto accusa anche i dati dei bambini
La causa era partita nel 2023 e accusava Meta di aver progettato Facebook e Instagram con funzioni capaci di favorire un utilizzo compulsivo da parte dei ragazzi, mentre rassicurava genitori e pubblico sulla sicurezza delle piattaforme. Meta ha sempre respinto queste accuse e l’accordo non contiene un’ammissione di responsabilità.
Una seconda contestazione riguardava il Children’s Online Privacy Protection Act, il COPPA. Secondo i procuratori generali, Meta avrebbe raccolto dati personali di utenti che sapeva essere bambini senza informare o ottenere il consenso dei genitori. Reuters riferisce che l’accusa comprendeva anche l’utilizzo di quei dati per addestrare modelli di machine learning e IA generativa.
Il processo federale di Oakland riuniva le contestazioni di California, Colorado, Kentucky e New Jersey sulla tutela dei consumatori e quelle di 29 procuratori generali sul COPPA. L’accordo definitivo ha però un perimetro più ampio e chiude le rivendicazioni di 51 Stati e territori, comprese cause che procedevano separatamente nei tribunali statali.
Mosseri e i documenti che Meta voleva controllare
L’accordo arriva mentre il processo stava iniziando a portare in aula il modo in cui Meta gestiva internamente le ricerche più delicate sui minori.
Ieri aveva testimoniato Adam Mosseri, responsabile di Instagram, interrogato anche sull’eventualità che i legali dell’azienda avessero limitato le informazioni che arrivavano sulla sua scrivania.
“Non sto cercando di incoraggiare il mio team a nascondere nulla”, ha dichiarato Mosseri. Ha poi aggiunto che non lo sorprenderebbe sapere che gli avvocati di Meta esaminano ricerche sulla sicurezza dei minori per ragioni legali e regolatorie. Ma che sarebbe sorpreso se lo facessero per proteggerlo da future cause o per ingannare il pubblico.
Mosseri ha comunque riconosciuto che Meta restrinse l’accesso ad alcune ricerche interne dopo che nel 2021 la whistleblower Frances Haugen consegnò all’esterno migliaia di documenti aziendali. Secondo Mosseri, serviva a evitare che i dati venissero estrapolati dal contesto.
Ha inoltre respinto l’interpretazione secondo cui Meta avrebbe ridotto le persone che studiavano gli effetti dei social sui giovani, sostenendo che il gruppo sia stato centralizzato.
L’accordo interrompe allora il processo proprio mentre questo confronto tra dichiarazioni pubbliche, documenti e decisioni interne stava entrando nel vivo.
Diciassette miliardi (ma poteva andare peggio)
Sedici miliardi e mezzo fanno impressione, ma per Meta equivalgono a circa l’1,2% della capitalizzazione e a 25 giorni di fatturato. Inoltre la cifra va confrontata con quello che rischiava in tribunale. Prima del processo l’azienda aveva calcolato che le richieste di California, Colorado, Kentucky e New Jersey potessero teoricamente arrivare fino a 1.400 miliardi di dollari. Gli stessi Stati avevano indicato una stima molto più bassa, ma comunque vicina ai 200 miliardi di dollari.
Meta ha già perso quest’anno due fasi di un altro procedimento in New Mexico, che hanno portato il conto complessivo a 942 milioni di dollari, oltre a imporre modifiche alle piattaforme. Ma questa di Oakland è soltanto una parte della pressione giudiziaria. Migliaia di cause contro Meta, Snap, YouTube e TikTok restano aperte nei tribunali federali e statali, presentate da famiglie, distretti scolastici e amministrazioni pubbliche.
Una discussione rimasta per anni nelle audizioni parlamentari e nelle promesse volontarie delle piattaforme, entra allora direttamente all’interno dei prodotti di Meta. Ossia, quante ore può restare online un adolescente, quando riceve una notifica, quali funzioni può utilizzare e come viene verificata la sua età diventano condizioni scritte in un accordo giudiziario.
Il meccanismo dei 5 miliardi aggiuntivi prova a estendere quelle stesse regole ai concorrenti di Meta. Con quali risultati, lo vedremo presto.
Fonte: CNBC


