Musk e Nvidia costruiranno un data center da 500 MW in Arabia Saudita

by | 20 Nov 2025 | Politica

Foto: @WhiteHouse su X
Tempo di lettura: 3 minuti

La notizia è arrivata durante lo U.S.-Saudi Investment Forum, ospitato al Kennedy Center di Washington e organizzato in concomitanza con la visita del principe ereditario Mohammed bin Salman negli Stati Uniti.

Elon Musk ha annunciato che la sua xAI collaborerà con Nvidia e con la società saudita di intelligenza artificiale Humain, per costruire un data center da 500 megawatt nel regno. A ribadire la portata dell’alleanza è stato anche l’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, intervenuto accanto a Musk.

L’iniziativa ha ricevuto l’endorsement del presidente Trump, che ha celebrato “gli investimenti dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti e la partnership tra i due Paesi”, segnando un ritorno di attenzione da parte dei grandi gruppi americani verso Riad dopo gli strappi del 2018.

La corsa del Golfo alla potenza computazionale

Un data center da mezzo gigawatt colloca questo progetto tra le infrastrutture più energivore e ambiziose dell’era dell’intelligenza artificiale. Parliamo di una struttura capace di assorbire quanto diverse centinaia di migliaia di abitazioni in un anno, alimentando l’addestramento di modelli fondazionali sempre più grandi.

È qui che la regione del Golfo sta giocando la sua partita grazie alla disponibilità di grandi estensioni di territorio, energia abbondante e fondi sovrani disposti a finanziare infrastrutture che negli Stati Uniti o in Europa richiederebbero iter molto più complessi.

Nel solco di questa strategia si inserisce Humain, considerata il braccio operativo dell’Arabia Saudita per lo sviluppo dell’IA generativa. A maggio Amazon, Nvidia e AMD hanno annunciato investimenti per miliardi di dollari nel regno, durante una visita di Trump.

Il Forum ha segnato un cambio di clima nel mondo business nei confronti dell’Arabia Saudita. Dopo il gelo seguito all’omicidio, nel 2018, del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi, molte aziende avevano ridotto o sospeso la collaborazione con il regno. Trump, intervenuto il giorno precedente, ha sostenuto invece che il principe ereditario “non sapeva nulla” dell’omicidio, una posizione in contrasto con la valutazione della CIA.

Sul palco del forum sono intervenuti anche i dirigenti di Blackstone e Cisco Systems, che hanno confermato nuovi investimenti in data center sauditi o collaborazioni dirette con Humain. AMD, Cisco e la stessa Humain stanno inoltre lavorando a un progetto da 1 gigawatt di capacità, il doppio di quanto xAI punta a costruire nella sua prima fase.

L’export dei chip e le regole americane

Gli Stati Uniti dovrebbero autorizzare a breve l’export di chip avanzati destinati a Humain e ai partner americani della società saudita, proseguendo un processo avviato all’inizio dell’anno. L’accordo includerà “misure di sicurezza per garantire che i chip non avvantaggino la Cina”, secondo persone informate sulle discussioni.

Le aziende come OpenAI e xAI necessitano infatti dell’approvazione del governo per poter esportare questi componenti in Medio Oriente, un vincolo che nasce dal quadro normativo statunitense pensato per preservare l’accesso controllato alle tecnologie più avanzate.

La dinamica non rallenta però la competizione: le società americane stanno correndo per costruire i data center più grandi e capaci di addestrare i modelli più potenti, con investimenti che si misurano ormai in centinaia di miliardi ogni anno.

xAI e la raccolta fondi di Musk

Musk ha anche confermato che xAI è in trattative avanzate per raccogliere 15 miliardi di dollari, portando così la valutazione della startup a 230 miliardi. Un balzo notevole rispetto ai 113 miliardi dichiarati a marzo dopo l’acquisizione di X.

Il nuovo round è stato presentato agli investitori dal gestore patrimoniale di Musk, Jared Birchall, e conferma il ritmo accelerato con cui la startup sta tentando di imporsi nel mercato dell’IA generativa.

Questa corsa ai capitali non è un’eccezione: molte startup di IA, xAI compresa, stanno bruciando liquidità a un ritmo sempre più sostenuto per costruire infrastrutture dedicate al training dei modelli.

A giugno xAI aveva già raccolto 5 miliardi in capitale e 5 miliardi in debito per sviluppare il suo data center Colossus a Memphis, nel Tennessee. Nel round era entrata anche SpaceX, che aveva investito 2 miliardi di dollari, sottolineando quanto Musk stia concentrando risorse trasversali del suo impero industriale in un’unica scommessa: competere con OpenAI nel segmento più costoso e ambizioso dell’IA.

Durante un recente incontro con gli azionisti Tesla, si è poi discusso della possibilità che il costruttore automobilistico investa in xAI. Musk ha sostenuto pubblicamente questa ipotesi, che però ha incontrato reazioni contrastanti tra gli investitori.

La presidente di Tesla, Robyn Denholm, ha dichiarato che “non vede la logica” di un investimento del genere e che il consiglio di amministrazione non ha ancora svolto la necessaria due diligence.

Fonte: Wall Street Journal

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