ChapsVision ha già ottenuto due risultati che sembrerebbero fuori portata per una società francese con soli 200 milioni di euro di ricavi: l’intelligence interna di Francia e Germania. E ora vuole usare questi contratti per sfidare Palantir nel resto d’Europa.
L’azienda è in trattative con diversi governi dell’UE e compete per due importanti commesse tedesche, una per la polizia della Renania Settentrionale-Vestfalia e una per la Bundeswehr. Il quadro tedesco resta però frammentato, con Palantir ancora presente in alcune regioni.
In Francia la posta è ancora più alta. Il contratto ottenuto a giugno prevede la sostituzione di Palantir nell’intelligence interna, ma ChapsVision lavorerà anche all’infrastruttura dati di tutti i ministeri e di circa 50 enti pubblici. Parigi sta quindi trasformando la società in uno dei principali test della propria sovranità tecnologica.
L’Europa comincia a prendere le distanze da Palantir
Il problema per Palantir non riguarda soltanto Francia e Germania. Funzionari di Danimarca e Paesi Bassi hanno dichiarato di voler ridurre la dipendenza dalla società americana, mentre le autorità svizzere hanno deciso di non adottarne il software. Nel Regno Unito, un contratto da 330 milioni di sterline con il servizio sanitario nazionale è stato sottoposto a forti critiche, mentre il sindaco di Londra ha posto il veto a un accordo da 50 milioni di sterline con la Metropolitan Police.
L’Europa non si muove dunque in modo uniforme, perché le ragioni cambiano da Paese a Paese. Mostra però che Palantir è sottoposta a un’attenzione crescente proprio mentre diversi governi europei stanno rivalutando la dipendenza da tecnologie statunitensi per attività sensibili come intelligence, polizia e difesa.
È questo il mercato che ChapsVision cerca di conquistare. La società francese punta a trasformare le preoccupazioni sulla sovranità tecnologica in contratti, presentandosi come un’alternativa europea a un fornitore che resta molto più grande, più ricco e più radicato nelle amministrazioni pubbliche.
ChapsVision promette trasparenza
ChapsVision cerca di differenziarsi da Palantir partendo da un punto preciso: il cliente deve poter capire cosa succede dentro il software. “Non siamo, e non vogliamo essere, una scatola nera”, ha spiegato al Financial Times Silvano Sansoni, direttore generale del gruppo. “I nostri algoritmi, la nostra architettura e il nostro codice sono trasparenti. Sono aperti.”
È un messaggio costruito per intercettare una preoccupazione crescente tra i governi europei: affidare intelligence, polizia e difesa a piattaforme straniere significa anche decidere quanto controllo mantenere sulla tecnologia che gestisce quei dati.
ChapsVision prova infatti a colpire Palantir anche sul modo in cui lavora con i clienti. Il modello dell’azienda americana prevede spesso ingegneri che restano inseriti a lungo nelle organizzazioni per adattare la piattaforma ai processi e ai dati utilizzati.
Sansoni propone l’approccio opposto. “Il nostro obiettivo è trasferire le competenze al cliente e poi passare al progetto successivo. Noi, come produttori di software, non puntiamo a restare con il cliente per 10 o 40 anni e, per così dire, a prendere in mano la sua attività.”
Per un governo la differenza è concreta. ChapsVision sostiene di voler consegnare anche le competenze necessarie a gestire il sistema, riducendo nel tempo la dipendenza dal fornitore. È su questo terreno, oltre che sul passaporto europeo, che vuole costruire il proprio vantaggio.
Una società da 200 milioni contro Palantir
Il confronto economico resta però impari. ChapsVision è nata nel 2019 e ha raggiunto circa 200 milioni di euro di ricavi annui, crescendo soprattutto attraverso quasi 30 acquisizioni. Metà della sua attività arriva dal settore pubblico, mentre tra i clienti privati figurano anche Airbus, LVMH e Pfizer.
Palantir gioca su un’altra scala. Secondo il Financial Times vale in Borsa circa 418 miliardi di dollari, circa 358 miliardi di euro, e nel 2025 ha generato circa 4,5 miliardi di dollari di ricavi.
Anche Sansoni riconosce la sproporzione e invita all’”umiltà”. La strategia, spiega, consiste nel cercare gli ambiti nei quali i clienti considerano Palantir meno efficace. Francia e Germania servono ora come biglietto da visita per dimostrare che questa nicchia può diventare un mercato.
La Francia deve dimostrare che funziona
Prima però bisognerà completare la sostituzione. La migrazione dell’intelligence francese dovrebbe richiedere fino a due anni, tra aumento della capacità di calcolo, trasferimento dei dati e formazione del personale.
Ma sotto Emmanuel Macron, nonostante il governo abbia spinto più volte sulle tecnologie nazionali, diversi progetti digitali sostenuti dallo Stato hanno sofferto per acquisti frammentati, problemi tecnici o scarsa adozione.
Charles Thibout, esperto di trasformazione digitale dell’Institute for International and Strategic Relations, legge la francese scelta con cautela: “Il passaggio da Palantir a ChapsVision è prima di tutto una manovra politica”.
Resta da capire, aggiunge, quanto pesino le capacità tecnologiche della società e quanto invece la necessità del governo francese di mostrare una presa di distanza dalle grandi aziende tecnologiche americane.
Il che è esattamente ciò che i prossimi due anni dovranno chiarire. ChapsVision ha già conquistato contratti che le permettono di presentarsi come alternativa europea a Palantir. Ora deve dimostrare di poterla essere anche quando si passa dalla politica all’operatività.
Fonte: Financial Times


