Un documento interno riservato del Servizio sanitario nazionale inglese, ottenuto dal Financial Times, racconta che l’NHS (acronimo di National Health Service) avrebbe forse preferito tenere riservato.
Al suo interno, un alto funzionario dei dati del servizio sanitario nazionale britannico mette nero su bianco una decisione presa nelle ultime settimane: concedere al personale esterno, inclusi i dipendenti di Palantir, l’accesso illimitato ai dati identificativi dei pazienti nell’ambito della Federated Data Platform, la piattaforma centralizzata che aggrega in un unico sistema i dati operativi del servizio sanitario.
Il motivo addotto è disarmante nella sua semplicità: richiedere le autorizzazioni individuali ogni volta sarebbe “troppo scomodo”.
Il documento, redatto in aprile, non nasconde i rischi. Lo stesso funzionario che raccomanda la misura avverte che essa potrebbe comportare un “rischio di perdita di fiducia del pubblico” nella capacità dell’NHS di proteggere i dati dei pazienti.
Tra FDP, NDIT e Palantir
Per capire la portata della decisione, è necessario chiarire l’architettura del sistema. La Federated Data Platform è il progetto con cui l’NHS punta a connettere le proprie banche dati (liste d’attesa, calendari delle sale operatorie, dati operativi) in un’unica infrastruttura. Palantir ha vinto l’appalto per costruirla nel 2023.
Al suo interno esiste un’area specifica, il National Data Integration Tenant, che è lo strato più sensibile dell’intera piattaforma: è il punto in cui i dati arrivano prima di essere pseudonimizzati, cioè prima che i riferimenti diretti all’identità del paziente vengano rimossi. In questa fase i dati sono pienamente identificativi: nome, codice paziente, storico clinico. Tutto è visibile.
La prassi precedente imponeva a chiunque lavorasse in quest’area di richiedere autorizzazioni esplicite ogni volta, per ciascun accesso. Il nuovo ruolo di “amministratore”, ora disponibile anche per il personale esterno, elimina questo vincolo. Chi lo detiene può vedere tutto, senza limiti predefiniti.
La giustificazione e le sue contraddizioni
Il documento è esplicito anche su un altro punto: la misura non riguarda solo Palantir. Riguarda tutti i contractor e le società di consulenza coinvolte nel progetto FDP.
Ma aggiunge subito dopo che “vi è attualmente un notevole interesse e una preoccupazione pubblica riguardo all’entità dell’accesso ai dati dei pazienti da parte di Palantir e del suo personale”. Riconoscendo, di fatto, che l’azienda americana è l’elemento politicamente più esplosivo della vicenda.
Le tensioni attorno a Palantir non sono nuove. L’azienda, nota per i suoi contratti con il Pentagono e con le agenzie americane che gestiscono i controlli sull’immigrazione, è già oggetto di rifiuto da parte di alcuni dipendenti NHS che hanno dichiarato di non voler lavorare al progetto per ragioni etiche.
Come abbiamo raccontato a febbraio, persino l’esercito svizzero ha formalmente sconsigliato l’uso della tecnologia Palantir per i dati militari, citando il rischio di accesso da parte delle autorità statunitensi.
NHS England si era impegnata a rispettare cinque “promesse sui dati”, che includono trasparenza su chi accede a cosa. Il documento interno cita esplicitamente questo impegno e avverte: “Più persone hanno accesso senza restrizioni, meno quell’obiettivo può essere raggiunto.”
Le risposte istituzionali
Un portavoce della Sanità britannica ha dichiarato che esistono “politiche rigorose” per la gestione degli accessi e che il personale esterno deve disporre del nulla osta di sicurezza governativo, con approvazione da parte di un dirigente NHS. Palantir, dal canto suo, ha ribadito la distinzione giuridica tra “responsabile del trattamento” dei dati, ruolo che l’azienda ricopre, e “titolare del trattamento”, che resta l’NHS.
Ne consegue, secondo Palantir, che i propri strumenti possono elaborare i dati “esclusivamente in conformità con le istruzioni del cliente” e che qualsiasi uso diverso sarebbe “non solo illegale, ma tecnicamente impossibile”.
È una risposta giuridicamente precisa. Ma chi ha accesso tecnico illimitato a un sistema ha comunque visibilità sui dati, indipendentemente dai vincoli contrattuali. Ed è esattamente su questo piano, non quello legale ma quello pratico, che si gioca la credibilità delle promesse fatte al pubblico britannico.
Martin Wrigley, parlamentare liberal-democratico membro della Commissione tecnologia della Camera dei Comuni, ha sintetizzato il tutto senza giri di parole: “Il pubblico avrà giustificato motivo di preoccuparsi che la tutela della privacy dei dati non sia la priorità.”
Fonte: Financial Times


