L’onda della sovranità tecnologica europea, secondo le stime di McKinsey, vale fino a 600 miliardi di dollari di spesa globale entro la fine del decennio. È il vento favorevole che molte aziende del Continente attendevano da anni, e che ora la pressione politica contro il dominio americano sta concretamente alimentando.
Celonis, software house tedesca valutata 13 miliardi di dollari nell’ultimo round, è una delle prime a candidarsi per intercettarlo. Il co-fondatore Bastian Nominacher lo ha detto al Times senza giri di parole: “C’è un valore concreto, e anche la necessità di soluzioni europee sovrane. Stiamo già registrando una domanda molto alta, perché possiamo offrire una piattaforma tecnologica davvero potente come operatore europeo”.
Celonis, i process mining e la nicchia dell’Europa
Fondata a Monaco nel 2011, Celonis fa una cosa specifica: ricostruisce il funzionamento reale di un’azienda partendo dai log dei suoi sistemi informatici. Non un grande modello linguistico ma un gemello digitale dei processi operativi (pagamenti, inventario, logistica della catena di approvvigionamento), che identifica le inefficienze nascoste nei flussi quotidiani.
Negli ultimi anni l’azienda ha integrato strumenti di intelligenza artificiale che, secondo Celonis, intervengono autonomamente sui problemi individuati. Tra i clienti figurano BMW, Airbus, AstraZeneca. Ma il vero terreno di crescita oggi è il settore pubblico.
A gennaio Celonis ha firmato un accordo con il Cabinet Office britannico per snellire i processi di circa mezzo milione di funzionari pubblici. In Germania ha nominato il suo primo responsabile del settore pubblico, Julius Ibel, che ha sintetizzato il pitch politico con efficacia: “Stiamo perseguendo deliberatamente un approccio radicato nei valori europei, un approccio che rafforza la sovranità digitale e offre una chiara alternativa a modelli opachi”.
L’aggettivo “opachi” non è casuale e pare rivolto a un bersaglio ben preciso.
L’attacco a Palantir
Nominacher è esplicito sul fatto che la concorrenza diretta ormai è con Palantir, l’azienda americana fondata da Peter Thiel, storicamente legata al Pentagono e ai servizi di sicurezza statunitensi.
Celonis si presenta come piattaforma “trasparente” radicata nei “valori europei”. Palantir Foundry, il software dietro alla piattaforma dati federata dell’NHS britannico, viene invece da tempo descritto come una “scatola nera”.
Karsten Wildberger, ministro tedesco del Digitale, ha detto recentemente di volere un’alternativa europea a Palantir. E a gennaio il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla sovranità tecnologica che spinge per ridurre la dipendenza dell’UE da fornitori stranieri. Il Regno Unito sta canalizzando più sostegno verso le start-up nazionali.
Indicativo della diffidenza europea verso la realtà americana, c’è anche il fatto che abbiamo raccontato a febbraio. Palantir ha infatti trascinato in tribunale la rivista svizzera Republik dopo un reportage che ricostruiva anni di proposte respinte da vari ministeri dal governo elvetico, sulla base di un rapporto delle Forze Armate svizzere che sconsigliava l’adozione della tecnologia americana per la gestione dei dati militari.
Il caso è arrivato fino a Westminster, citato in dibattito parlamentare. Lo stesso amministratore delegato Alex Karp ha ammesso agli investitori una “reale esitazione” europea, con i clienti non statunitensi scesi dal 33% al 23% delle vendite totali in un anno.
La diffidenza insomma è documentata ed è esattamente lo spazio commerciale che Celonis vuole occupare.
I limiti della sovranità digitale
Eppure, ascoltando Nominacher, la sovranità tecnologica europea risulta un progetto a perimetro ridotto. “Ci sono alcune aree in cui l’Europa probabilmente non può raggiungere un livello simile, come i grandi modelli linguistici”, ha detto. “Ma ci sono altre aree in cui si può davvero fare. Il process mining è probabilmente una delle poche aree in cui l’Europa è in vantaggio sugli Stati Uniti dal punto di vista tecnologico”.
“Non si tratta necessariamente di tagliare fuori la tecnologia americana”, ha precisato Nominacher, “ma di garantire che le organizzazioni abbiano la possibilità di scegliere”.
Per Nominacher, lo Stato deve fare la sua parte. “Il governo è un grande acquirente di tecnologia. Molti governi europei potrebbero comprare molto di più. Se guardo al mio mercato domestico tedesco, potrebbero acquistare molto di più da start-up, scale-up e tecnologie più moderne, anziché firmare contratti pluriennali con i fornitori molto grandi”. È, in sostanza, una richiesta di politica industriale: usare la spesa pubblica come leva di mercato per i campioni continentali.
Fonte: The Times


