SpaceX: partita la missione per recuperare gli astronauti sulla ISS

by | 15 Mar 2025 | Aerospace

Sunita Williams e Butch Wilmore durante una conferenza stampa dalla ISS | Foto: NASA
Tempo di lettura: 2 minuti

Si è concluso con successo il lancio di SpaceX della missione Crew-10, partita ieri sera alle 19:03 ora locale dal Kennedy Space Center in Florida.

Il razzo Falcon 9 e la capsula Dragon trasportano quattro nuovi astronauti destinati a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

L’obiettivo della missione è riportare finalmente a casa Sunita Williams e Barry “Butch” Wilmore, i due astronauti della NASA rimasti bloccati nello spazio da nove mesi, protagonisti di una vicenda divenuta ormai una vera emergenza tecnica e politica per l’agenzia spaziale americana.

La missione Starliner e il fallimento Boeing

Williams e Wilmore erano partiti verso la ISS lo scorso 5 giugno a bordo della capsula Starliner della Boeing, nell’ambito di un contratto da 4,2 miliardi di dollari stipulato tra la NASA e il colosso aeronautico americano.

Si trattava della prima missione con equipaggio umano per questo veicolo, destinato ad assicurare il trasporto di astronauti da e verso la stazione orbitante.

Il volo sperimentale, previsto inizialmente di otto giorni, si è però subito trasformato in un’emergenza spaziale.

Durante la fase di avvicinamento, infatti, la capsula Starliner ha manifestato gravi anomalie tecniche, tra cui malfunzionamenti ai propulsori e perdite di elio nel sistema di propulsione. NASA ha quindi ritenuto il veicolo non sicuro per riportare sulla Terra i due astronauti, decidendo di ricorrere a SpaceX per organizzare la missione di salvataggio.

Il piano di recupero affidato a SpaceX

Per consentire il recupero di Williams e Wilmore, la NASA e SpaceX hanno dovuto modificare il piano di rotazione degli equipaggi. La missione Crew-9, partita a settembre dello scorso anno, è stata così composta da soli due astronauti invece dei tradizionali quattro. I due posti rimasti liberi nella capsula Dragon sono stati appositamente riservati per il ritorno a casa dei due veterani rimasti bloccati.

La missione Crew-10, decollata ieri dopo aver risolto un problema tecnico avvenuto mercoledì scorso, sta portando sulla ISS quattro nuovi astronauti: Anne McClain e Nichole Ayers della NASA, il giapponese Takuya Onishi e il russo Kirill Peskov.

Il loro arrivo alla stazione spaziale è previsto per questa sera intorno alle 23:30, ora locale. Dopo alcuni giorni per il passaggio delle consegne, Williams e Wilmore potrebbero finalmente lasciare l’ISS mercoledì prossimo, se il meteo sulla zona d’atterraggio lo consentirà.

Dietro il ritardo, anche una controversia politica

La permanenza prolungata di Williams e Wilmore sulla ISS non ha avuto solo ripercussioni tecniche, ma è sfociata anche in un’accesa polemica politica.

Elon Musk, fondatore e CEO di SpaceX, ha dichiarato infatti che la sua compagnia aveva offerto già lo scorso anno di recuperare in anticipo i due astronauti. Secondo Musk, però, l’amministrazione Biden avrebbe respinto tale offerta per motivazioni politiche.

Una posizione sostenuta apertamente anche da Donald Trump, di cui Musk è stato uno stretto consigliere durante la presidenza.

In questi lunghi nove mesi, Sunita Williams (59 anni) e Barry Wilmore (62 anni), entrambi ex capitani della Marina statunitense con esperienze rispettivamente come pilota di elicotteri e caccia militari, hanno continuato a lavorare con regolarità sulla ISS, svolgendo quotidianamente esperimenti scientifici e attività di manutenzione.

Il loro caso non è isolato nella storia recente della NASA: l’anno precedente, l’astronauta Frank Rubio aveva vissuto una situazione analoga, rimanendo oltre un anno nello spazio a causa di problemi tecnici alla sua capsula di ritorno, con pesanti conseguenze anche a livello personale, come raccontato dallo stesso Rubio al Washington Post.

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