Il recente aumento dell’abbonamento, oltre che il rimodulamento dell’offerta ci fa pensare che anche Xbox Game Pass sia l’ultimo esempio di enshittification.
Enshittification è un termine coniato dallo scrittore Cory Doctorow per descrivere un fenomeno comune nelle piattaforme online e nei servizi digitali. In altre parole, un servizio inizialmente utile e ben accolto dagli utenti diventa progressivamente meno piacevole da utilizzare o addirittura frustrante. Questo accade tipicamente quando le aziende dietro questi servizi iniziano a dare priorità ai profitti a breve termine, spesso a scapito dell’esperienza utente.
Come dicevamo ieri, questa descrizione si sposa alla perfezione con quanto avvenuto ieri: Microsoft, infatti, non ha solo aumentato il prezzo del suo abbonamento all-you-can-play, ma ha anche rimodulato il livello di offerta base, togliendo la disponibilità delle esclusive Xbox sin dal lancio.
Quindi non solo Xbox Game Pass è servizio più costoso di qualche anno fa, ma in questi mesi ha perso una delle sue caratteristiche più golose, ovvero la possibilità di giocare tutti i prodotti Xbox sin dal lancio. A meno di spendere più soldi e pagare il livello superiore. Una cosa che uniforma Xbox Game Pass al servizio analogo di Sony, il PlayStation Plus Premium, fino a quel momento considerato di caratura inferiore.
Con questo non vogliamo dire che da oggi l’abbonamento di Microsoft sia diventato sconveniente, per i videogiocatori resta uno dei modi migliori per avere accesso ad una libreria quasi sconfinata di esperienze vecchie e nuove, ma il processo di degrado sembra essere iniziato.

Netflix
Quello di Xbox Game Pass è un processo simile quello di Netflix, Disney+ e Amazon Prime Video. Il servizio di Los Gatos all’inizio ha attratto un vasto pubblico offrendo un’ampia gamma di contenuti senza pubblicità, con un modello di abbonamento semplice e conveniente e tante serie e film di qualità assoluta. Negli ultimi anni, però, Netflix ha aumentato ripetutamente i prezzi degli abbonamenti e introdotto vari livelli di abbonamento con diverse funzionalità e qualità di streaming, fino ad arrivare alla recente introduzione delle pubblicità.
Amazon Prime Video offriva inizialmente un gran numero di serie e film a tutti coloro abbonati a Prime senza costi aggiuntivi. Nel tempo ha aumentato la complessità della sua offerta con una miscela di contenuti gratuiti, a noleggio e in vendita, causando confusione tra gli utenti su cosa è incluso nell’abbonamento Prime e cosa no. Nelle scorse settimane ha persino introdotto “forzatamente” la pubblicità: se non la si vuole guardare bisogna pagare di più.
Anche Disney+ era partito col botto con un piano unico senza pubblicità, 4K e 4 dispositivi colleagati contemporaneamente per poi aumentare ogni anno il prezzo fino ad arrivare ad introdurre un piano con la pubblicità, senza l’Ultra Definizione, audio di qualità Atmos e la possibilità di scaricare i contenuti. Se si vuole lo stesso servizio di prima bisogna pagare di più.
E in tutti questi casi, come succederà con Xbox Game Pass, o si ingoia il rospo o si deve fare a meno di un qualcosa che ormai è entrato a far parte stabilmente delle routine familiari di milioni di persone.


