Negli USA i videocitofoni smart stanno diventando una rete di sorveglianza

da | 13 Feb 2026 | Editoriale, Tecnologia

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Quando Nancy Guthrie è scomparsa dalla sua casa in Arizona, le autorità hanno annunciato che non era possibile recuperare alcuna immagine dal suo videocitofono smart Nest, poiché non aveva attivato un’abbonamento al cloud. Dieci giorni dopo, però, l’FBI ha diffuso il filmato recuperato da Google.

Il 9 febbraio Ring ha mandato in onda uno spot durante il Super Bowl: decine di videocitofoni di un quartiere si attivano simultaneamente per cercare un cane smarrito con l’intelligenza artificiale. Search Party, è il nome della funzione, che presto funzionerà anche per gatti. E poi? Il fondatore Jamie Siminoff ha già dichiarato di volerla usare “per persone con demenza”. La tecnologia di riconoscimento facciale, insomma, è già disponibile.

Lo scorso ottobre, Ring aveva annunciato una partnership con Flock Safety: un’azienda da 3,5 miliardi che gestisce una rete nazionale di sorveglianza con venti miliardi di scansioni al mese. L’accordo avrebbe collegato circa dieci milioni di videocitofoni domestici a un sistema già usato per tracciare immigrati e donne che cercano aborti. Dopo le proteste, Ring ha cancellato la partnership il 13 febbraio.

Insomma, in America si compra un videocitofono per vedere chi suona alla porta, e si finisce per costruire un nodo di sorveglianza che sfugge al controllo dei singoli utenti. Ne parlo nell’editoriale qui sotto.

Negli USA i videocitofoni smart stanno diventando una rete di sorveglianza di TechTalking.it

I dispositivi di Google a Amazon sono ormai nodi di sistemi che le forze dell’ordine americane interrogare a piacimento. Anche quando i proprietari pensano di aver eliminato ogni dato.

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