Come i più attenti di voi avranno notato, Wikipedia è finita nel mirino del mondo conservatore statunitense.
Da Elon Musk a Tucker Carlson, passando per Larry Sanger (ex collaboratore del fondatore Jimmy Wales), cresce il coro di accuse contro quella che alcuni hanno ribattezzato “Wokepedia”. Ossia un sito che, secondo i critici, avrebbe abbandonato la sua neutralità per abbracciare un punto di vista progressista e allineato ai media tradizionali.
Non è una polemica isolata ma il riflesso di una battaglia più ampia, in cui il controllo dell’informazione digitale è diventato il nuovo terreno di scontro politico e culturale.
Wikipedia: da enciclopedia libera a simbolo ideologico
Fondata nel 2001 con l’ambizione di “offrire libero accesso alla somma di tutta la conoscenza umana”, Wikipedia si è sempre definita un progetto neutrale, costruito da volontari e basato su tre principi: obiettività, verificabilità e assenza di ricerche originali.
È ospitata dalla Wikimedia Foundation, un’organizzazione non profit che gestisce un budget annuale di circa 207,5 milioni di dollari, interamente finanziato da donazioni.
Proprio questa struttura, che si appoggia unicamente sui media tradizionali come fonti, è oggi il bersaglio delle critiche. Ed Elon Musk è tra i più accesi detrattori: secondo il fondatore di Tesla e SpaceX, Wikipedia sarebbe diventata “un’estensione della propaganda dei media tradizionali”, perché considera “valide” solo le fonti giornalistiche appartenenti al circuito mainstream.
La tensione è esplosa quando i volontari del sito hanno aggiornato la voce dedicata a Musk, includendo il riferimento al famoso saluto nazista compiuto dopo la seconda inaugurazione di Donald Trump. Un’accusa che Musk ha liquidato come “ridicola” e che ha trasformato la sua battaglia in un fatto personale.
Su X (ex Twitter), ha scritto: “Poiché la propaganda dei media tradizionali è considerata una fonte ‘valida’ da Wikipedia, il sito diventa automaticamente un’estensione della stessa propaganda dei media!”
Since legacy media propaganda is considered a “valid” source by Wikipedia, it naturally simply becomes an extension of legacy media propaganda! https://t.co/lwQlM51FRX
— Elon Musk (@elonmusk) January 21, 2025
Nel frattempo, le autorità si sono mosse. Il Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump ha inviato a Wikipedia una lettera chiedendo chiarimenti sul suo status fiscale di organizzazione non profit.
E, come avevamo riportato, la Commissione di Supervisione della Camera, controllata dai repubblicani, ha annunciato un’indagine su possibili “sforzi organizzati per manipolare l’opinione pubblica e le questioni sensibili attraverso la modifica delle voci di Wikipedia.”
Musk e l’idea di una “Grokipedia”
Il confronto non è solo verbale. Dopo mesi di polemiche, Musk ha annunciato che la sua startup xAI lancerà “Grokipedia”, una piattaforma alternativa basata sul modello del suo chatbot Grok.
L’idea è che l’intelligenza artificiale analizzi le pagine di Wikipedia e di altre fonti per determinare cosa sia “vero, parzialmente vero o falso”, riscrivendo i contenuti per aggiungere il contesto mancante.
Il progetto nasce anche dal confronto con David Sacks, “zar” dell’intelligenza artificiale dell’amministrazione Trump e voce influente del tech conservatore, che ha esortato Musk a “pubblicare la sua versione della verità”. Durante una conferenza, Sacks ha affermato: “Wikipedia è così faziosa che è una guerra continua.”
La Grokipedia di Musk sembra così voler riscrivere le regole del sapere condiviso: un’operazione ideologica ma anche tecnologica, che punta a sottrarre centralità a Wikipedia nella costruzione dell’informazione digitale globale.
Jimmy Wales difende la neutralità di Wikipedia
Jimmy Wales, cofondatore e figura storica dell’enciclopedia, respinge con decisione le accuse. “Tutto in Wikipedia è stato progettato per garantire un forte grado di indipendenza intellettuale,” ha detto in un’intervista. “Il Primo Emendamento negli Stati Uniti è molto, molto forte, e quel diritto fondamentale alla libertà d’espressione è ben protetto per la nostra comunità.”
Wales ha però riconosciuto che la neutralità è un tema delicato e che la comunità ha istituito un comitato speciale per riesaminare le pratiche editoriali. “Il punto di vista neutrale è non negoziabile”, ha ribadito.
Quanto all’accusa di essere un covo di attivisti, la risposta è stata la seguente: “Conosco tantissimi wikipediani, e sono solo un gruppo di simpatici nerd. Non sono attivisti politici.”
La conoscenza al tempo delle guerre culturali
Il conflitto su Wikipedia riflette una tendenza più profonda: la politicizzazione del sapere.
Negli ultimi mesi, YouTube ha accettato di pagare circa 25 milioni di dollari per chiudere la causa intentata da Donald Trump dopo la sua espulsione dalla piattaforma. Anche Meta e X hanno raggiunto accordi simili. Il Congresso, intanto, ha tagliato i fondi a NPR e PBS.
In questo clima, Wikipedia è diventata l’ultimo simbolo della “battaglia per la verità”: un campo neutro trasformato in terreno di scontro tra chi accusa i media tradizionali di manipolare la realtà e chi difende l’affidabilità delle fonti verificate.
Non è un caso che la nuova “Grokipedia” di Musk nasca proprio ora, quando anche le intelligenze artificiali vengono addestrate su dati provenienti da Wikipedia. Se la conoscenza digitale è il carburante dell’IA, allora controllarne la qualità significa, in ultima analisi, controllare la percezione stessa del mondo.


