A distanza di cinque anni dall’inizio del caso giudiziario che avrebbe potuto riscrivere le regole dell’aviazione moderna, il Dipartimento di Giustizia ha scelto di ritirare le accuse penali contro Boeing.
L’azienda non sarà più costretta a dichiararsi colpevole, né dovrà affrontare una condanna come “criminale societaria”. Pagherà invece una sanzione ridotta, potrà continuare ad autocertificare la sicurezza dei propri aerei e, soprattutto, eviterà ogni forma di supervisione duratura da parte del governo.
Una sentenza riscritta a colpi di memorandum
La svolta, come descritto da The Verge, è arrivata lo scorso maggio, quando Matthew Galeotti, a capo della divisione penale del Dipartimento di Giustizia, ha annunciato un cambio di rotta strategico: meno enfasi sull’“eccessiva e incontrollata applicazione delle leggi penali” contro le aziende americane, e più attenzione su reati come terrorismo, traffico di droga e frodi doganali.
“Non tutte le condotte scorrette da parte di aziende meritano una prosecuzione penale federale”, si legge nel memorandum.
Nel luglio 2024, Boeing aveva inizialmente accettato di dichiararsi colpevole per scongiurare un processo penale di vasta portata. I termini di quell’accordo prevedevano il versamento di quasi 2,5 miliardi di dollari, destinati a risarcire diverse compagnie aeree, le famiglie delle vittime e il governo.
Inoltre, Boeing si era impegnata a sottoporsi a tre anni di monitoraggio da parte di un consulente indipendente per la sicurezza, un passo volto a ristabilire la fiducia nelle sue procedure. Lo scorso dicembre, un giudice federale ha però clamorosamente annullato l’accordo, riaprendo di fatto il caso.
La cultura non cambia (nonostante i CEO)
Tutto questo nonostante Boeing fosse stata formalmente accusata di aver ingannato il governo sul MCAS, acronimo di Maneuvering Characteristics Augmentation System, un software difettoso progettato per correggere l’assetto del 737 MAX in volo.
Il malfunzionamento di questo sistema è stato collegato direttamente agli incidenti di Lion Air e Ethiopian Airlines, costati la vita a 346 persone. L’azienda, però, non ha mai mostrato un reale cambio di passo.
Negli ultimi sei anni, Boeing ha cambiato due amministratori delegati, entrambi entrati con l’obiettivo dichiarato di ripulire la cultura interna. Ma secondo il Dipartimento di Giustizia, l’azienda ha continuato a “non progettare, implementare o far rispettare un programma di etica e conformità”.
La situazione negli stabilimenti ne è la prova. La strategia di esternalizzare la produzione ha portato negli anni a una lunga serie di errori, come aerei consegnati con fessure nella fusoliera, detriti metallici nei serbatoi, tappi delle porte installati senza bulloni di sicurezza.
Quest’ultimo difetto ha causato, nel gennaio 2024, la decompressione esplosiva del volo Alaska Airlines 1282, diventato virale in rete grazie a un video ripreso da un passeggero.
Trump e Boeing
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha già innescato una serie di vistosi cambi di rotta politica, beneficiando diversi settori e figure a lui vicine.
Boeing non è rimasta a guardare, investendo ingenti risorse per coltivare un rapporto privilegiato con Trump. Un segnale chiaro di questo impegno è la donazione di ben un milione di dollari al suo comitato d’inaugurazione.
A rafforzare ulteriormente questo legame, l’amministratore delegato dell’azienda ha accompagnato il presidente durante il recente viaggio in Qatar, sottolineando l’importanza strategica che Boeing attribuisce a questa relazione.
Nessun incentivo a migliorare
Boeing ha quindi continuato a commettere errori sistemici ma non sembra motivata a cambiare. Ed è questo il punto più critico.
Come ha dichiarato la presidente della FTC Lina Khan in un discorso del 2024: “Boeing è diventata troppo grande per fallire. La riduzione della qualità è uno degli effetti più attesi dalla monopolizzazione, perché le aziende che non devono fronteggiare la concorrenza non hanno alcun incentivo a migliorare i propri prodotti”.
In altre parole, la combinazione tra il peso geopolitico dell’azienda e la ritirata regolatoria dell’amministrazione Trump, ha creato un contesto in cui Boeing può continuare a privilegiare i profitti sulla sicurezza.
Il messaggio lanciato da Washington è dunque chiaro: certe aziende sono troppo grandi, troppo strategiche e troppo radicate per essere davvero punite. Una dinamica che non sembra riguardare solo Boeing ma larga parte del settore industriale americano.


