TikTok e l’informazione: ecco come i giovani gestiscono le notizie

by | 14 Set 2024 | Editoriale

Tempo di lettura: 5 minuti

Ci sono poche cose che ultimamente gli Stati Uniti hanno dimostrato di temere più di TikTok, per ragioni che vanno oltre le semplici preoccupazioni con cui la politica guarda ormai alle piattaforme di social media.

In primo luogo, c’è una questione legata alla sicurezza nazionale. TikTok è di proprietà della società cinese ByteDance, e negli Stati Uniti esiste un timore diffuso che i dati personali raccolti dalla piattaforma possano essere condivisi con il governo cinese.

Nonostante TikTok abbia ripetutamente negato questa possibilità e cercato di rassicurare gli utenti occidentali riguardo alla protezione dei dati, le preoccupazioni rimangono, soprattutto nel contesto delle crescenti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina.

In un mondo in cui i dati personali e il controllo delle informazioni sono visti come risorse strategiche, TikTok rappresenta una potenziale minaccia in quanto raccoglie enormi quantità di dati su milioni di utenti americani.

In secondo luogo, TikTok ha un’enorme influenza culturale e politica sulle giovani generazioni. Con milioni di utenti negli Stati Uniti, l’app è diventata una delle principali piattaforme di informazione e discussione, soprattutto tra i giovani.

Questo potere di influenzare l’opinione pubblica, in particolare durante eventi cruciali come le elezioni presidenziali, preoccupa il governo americano. Temono che TikTok possa essere utilizzato non solo per diffondere disinformazione, ma anche per manipolare o polarizzare l’opinione pubblica in modo diretto o indiretto.

Infine, c’è una dimensione economica e competitiva. TikTok ha rapidamente superato le piattaforme di social media americane come Instagram e Facebook in termini di coinvolgimento e popolarità tra i giovani utenti.

Questa concorrenza, vista nel contesto della succitata rivalità economica e tecnologica tra Stati Uniti e Cina, contribuisce senz’altro alle pressioni politiche contro l’app. Pressioni che, come abbiamo avuto modo di scrivere, hanno portato al cosiddetto TikTok ban, firmato da Biden.

 

TikTok, tra le principali fonti di informazione politica tra i giovani adulti

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, TikTok si conferma come una delle piattaforme principali attraverso cui milioni di giovani americani apprendono e discutono di politica. Nonostante le controversie legali che ne minacciano il futuro, secondo un report del Pew Research Center l’app non ha ridotto la sua influenza come fonte di notizie, in particolare tra i giovani adulti tra i 18 e i 29 anni.

A confermarlo è un nuovo rapporto del Weber Shandwick Collective, coordinato da Claire Wardle, professoressa di comunicazione alla Cornell University, che ha esplorato come gli utenti della piattaforma decidono a cosa credere e come gestiscono il problema della disinformazione.

Secondo il rapporto, che si basa su diari e registrazioni dello schermo di 30 utenti di TikTok e su interviste con diversi creator, gli utenti hanno sviluppato una certa “resilienza” alle informazioni false.

“È vero che gli utenti di TikTok incontrano regolarmente informazioni false, fuorvianti o distorte,” afferma Wardle al The Washington Post che l’ha intervistata al riguardo, “ma molti di loro danno per scontato che parte di ciò che vedono possa essere falso, e hanno sviluppato modi propri per navigare tra queste informazioni.”

La ricerca evidenzia che molti utenti, quando incontrano un contenuto dubbio, tendono a non uscire dall’app per verificare i fatti ma cercano direttamente all’interno di TikTok, attraverso i commenti o altri video, informazioni che possano confermare o smentire quanto visto.

Un aspetto interessante è la fiducia che molti di loro ripongono nei creatori di contenuti, spesso considerati più affidabili rispetto ai media tradizionali. Wardle racconta un episodio emblematico: “Ho suggerito un articolo del New York Times sulle cause degli incendi a Maui a una delle mie classi, ma ho ricevuto resistenze da parte degli studenti, che affermavano di aver sentito la ‘vera storia’ su TikTok da indigeni hawaiani presenti sul posto”.

Shou Zi Chew è il CEO di TikTok

Shou Zi Chew, CEO di TikTok, è stato ascoltato al Congresso degli Stati Uniti per rispondere alle preoccupazioni riguardanti la sicurezza nazionale, la privacy dei dati e il potenziale legame di TikTok con il governo cinese.

Il rapporto mette in luce anche come TikTok, con il suo famoso algoritmo che personalizza i contenuti in base alle preferenze degli utenti, crei le cosiddette “echo chambers“. Ma molti apprezzano questa caratteristica. “Ciò che è emerso dai nostri rispondenti è quanto apprezzino ricevere contenuti che confermano la loro visione del mondo”, afferma Wardle. Alcuni, addirittura, utilizzano l’app per rafforzare le proprie opinioni e trovare “spunti di discussione”.

Nonostante questa consapevolezza, alcuni esperti restano preoccupati. “Sono felice che alcune delle persone intervistate abbiano indicato di aspettarsi di incontrare disinformazione su TikTok,” afferma Hannah Covington del News Literacy Project, “ma spesso le persone sono eccessivamente sicure delle loro capacità di verifica dei fatti”.

In vista delle elezioni di novembre, TikTok giocherà un ruolo cruciale nel plasmare il discorso politico tra i giovani, con figure come Donald Trump e Kamala Harris che hanno già costruito un ampio seguito sulla piattaforma.

Tuttavia, Wardle avverte che ciò che potrebbe risultare più influente non sono i contenuti ufficiali dei candidati ma piuttosto i video e i commenti degli utenti. “Non mi sorprenderei se, nella preparazione del dibattito da entrambe le parti, si pensasse a quali battute potrebbero diventare dei meme“.

La ricerca vale solo per TikTok?

Quanto descritto nella ricerca è indubbiamente interessante ma descrive dinamiche comuni, che si verificano non solo su TikTok ma anche su altre piattaforme social. TikTok ha certamente un algoritmo molto potente e specifico nel creare “echo chambers” ma non è un fenomeno unico.

Anche piattaforme come Facebook, Instagram e X utilizzano algoritmi che personalizzano i contenuti in base alle preferenze degli utenti, e questo può portare a una visione del mondo filtrata dalle convinzioni personali, rafforzando pregiudizi o opinioni preesistenti.

Ciò che differenzia TikTok dagli altri social, eventualmente, è la rapidità e la penetrazione virale del formato video breve, di cui è il social cinese è stato l’alfiere, che può amplificare ancora di più l’impatto emotivo e la risonanza dei contenuti.

Su TikTok, i creator riescono a trasmettere messaggi in modo più informale e autentico, creando un rapporto di fiducia con i loro follower. Questo può differire dai post presenti su altre piattaforme, dove l’immediatezza dell’informazione visiva e personale non è altrettanto predominante.

Ma stiamo facendo l’avvocato del diavolo. In realtà i problemi legati alla disinformazione e alle “echo chambers” esistono anche su Facebook, Instagram ed X, ad esempio, con bolle di informazione e disinformazione che si alimentano e auto-rafforzano.

In tutti questi contesti, l’utente tende a gravitare verso fonti che confermano la propria visione del mondo, evitando contenuti che potrebbero sfidarla. Ed è un peccato: chi scrive amerebbe un social con la possibilità di polarizzarne l’algoritmo e affacciarsi, a sua discrezone, su tutto ciò che è l’opposto della propria confort zone intellettuale. Se non altro, per ampliare le proprie vedute.

In conclusione, mentre TikTok presenta dinamiche specifiche, la questione della disinformazione e della fiducia nei contenuti personalizzati è un tema più ampio che coinvolge tutte le piattaforme social.  L’aspetto problematico non è solo la piattaforma in sé ma l’abitudine degli utenti di fidarsi di informazioni che confermano i loro pregiudizi, senza verificarle con fonti affidabili.

E questo è un fenomeno che riguarda l’alfabetizzazione mediatica e critica, non un singolo social network.

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