TikTok ban: il “Facebook Act” mette fretta alla politica americana

da | 16 Mar 2024 | Editoriale

Spesso i numeri servono a capire la realtà che ci circonda. E nel caso della legge approvata dalla Camera degli USA che vuole obbligare ByteDance a vendere TikTok (pena il blocco dell’app), c’è una cifra riportata in queste ore dal Financial Times che aiuta a capire in parte il perché di tanta acrimonia da parte dei politici a stelle e strisce verso il social network cinese. E la cifra è 16 miliardi. Di dollari.

Questo è quanto TikTok ha fatturato lo scorso anno nei soli Stati Uniti. Il che conferma la capacità da parte dell’app di video virali di conquistare gli utenti della Generazione Z. E dà forse un indizio di cosa sceglierebbe di fare ByteDance qualora il “TikTok ban” venisse firmato da Biden.

Il fatturato mondiale dell’azienda nel 2023 è stato infatti di 120 miliardi di dollari, con un aumento di circa il 40% rispetto all’anno precedente. Il che significa che il mercato americano per ByteDance vale meno del 10%. Accetterebbe il colosso cinese di vendere non solo il ramo statunitense di TikTok ai propri aguzzini, ma anche di mettere il suo aureo algoritmo in mano straniera? Se non in quelle di Facebook? Il gioco non pare valere la candela…

Sedici miliardi di dollari, però, sono pur sempre sedici miliardi di dollari. E alla scorse presidenziali Zuckerberg non ha contribuito munificamente alla campagna di Joe Biden, come dicevano molte malelingue. Associated Press ricorda infatti che i 400 milioni (avete letto bene: milioni) di dollari donati da Zuckerberg e sua moglie, Priscilla Chan, non sono finiti nelle tasche dell’attuale presidente degli Stati Uniti.

Sono finiti invece in quelle di due organizzazioni senza scopo di lucro volte ad aiutare vari uffici elettorali governativi in tutto il paese. Non fu una violazione delle leggi sul finanziamento delle campagne elettorali, solo il generoso slancio di un cittadino modello. Che ora è giusto ricompensare.

Il fatturato complessivo dell’azienda guidata da Shou Zi Chew nel 2023 è stato di 120 miliardi di dollari. Il mercato americano le è valso invece 16 miliardi di dollari.

Reuters ci ricorda infatti che ByteDance è sulla buona strada per superare Meta come la più grande azienda di social media al mondo per fatturato (nonostante il suo, nel 2023, sia aumentato del 16%, arrivando a 134,90 miliardi di dollari). Viene dunque da pensare che Zuckerberg non sia del tutto dispiaciuto dal provvedimento appena preso dalla Camera dei Rappresentanti americana.

La quale ha sostanzialmente deciso che è meglio che l’app di social media più scaricata negli Stati Uniti nel 2023 (47 milioni di download) passi di mano. Facebook e Instagram, rispettivamente al secondo e terzo posto con 35 milioni e 34 milioni di download, paiono lontane

Ma il “Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act”, ossia “Legge per la protezione degli americani dalle applicazioni controllate da avversari stranieri”, ora sta scombussolando le strategie degli inserzionisti di TikTok. Che in attesa di conoscere gli esiti di quello che da molti è già stato ribattezzato come il Facebook Act, stanno preparando piani d’emergenza per continuare ad arrivare ai giovani consumatori americani. Inevitabilmente, investendo nei rivali statunitensi.

Reels di Meta e Shorts di YouTube, i maggiori concorrenti di TikTok, sono i formati che beneficeranno di budget pubblicitari maggiorati qualora l’app di ByteDance venisse bandita. “L’impulso attorno a questa legislazione è maggiore rispetto ai precedenti sforzi nazionali per limitare o vendere TikTok, e gli inserzionisti stanno tenendo d’occhio gli sviluppi con attenzione,” ha dichiarato Jasmine Enberg, analista principale presso la società di ricerca Insider Intelligence.

Se il disegno di legge dovesse procedere “ci metterebbe in allerta,” aggiunge Jack Johnston, direttore senior dell’innovazione sociale presso Tinuiti, una società di marketing digitale che ha lavorato con marchi come Revlon e cosmetici Elf.

Tuttavia, tre società di marketing digitale, inclusa Tinuiti, hanno detto a Reuters che stanno consigliando ai clienti di mantenere un approccio “business as usual” verso TikTok, notando che l’app è già sopravvissuta ai precedenti tentativi di limitarne la disponibilità negli Stati Uniti, inclusi un ordine esecutivo dell’allora presidente Donald Trump nel 2020. Anche se i budget pubblicitari sono pianificati con mesi d’anticipo, i brand possono rapidamente collocare o ritirare annunci sui social media per rispondere agli eventi.

Steven Mnuchin è stato il Segretario del Tesoro durante il mandato di Donald Trump. Ora vuole guidare la cordata di investitori intenzionata a rilevare TikTok da ByteDance.

Ma c’è qualcuno, oltre a Bobby Kotick, che si sta già muovendo per consumare l’esproprio di TikTok ai cinesi, qualora cedessero al ricatto legislativo americano. Ci riferiamo all’ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, che sta già mettendo insieme una cordata di investitori per acquistare l’app. Ammesso che sia mai messa in vendita.

Ad annunciarlo, giovedì scorso, è stata CNBC. E il commento del diretto interessato è arrivato giusto il giorno dopo che la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il discusso disegno di legge. “Penso che la legislazione passerà e penso che TikTok dovrebbe essere venduta”, ha chiosato un “disinteressato” Mnuchin. “Sto mettendo insieme un gruppo per comprare TikTok”, ha poi aggiunto.

Ma il CEO di TikTok, Shou Zi Chew, mercoledì scorso, ha dichiarato che l’azienda eserciterà tutti i suoi diritti legali per prevenire il divieto.

Insomma, la sensazione che Steven Mnuchin stia facendo i famosi conti senza l’oste. Ma c’è da capirlo: 16 miliardi di dollari sono pur sempre 16 miliardi di dollari. Anche noi avremmo fretta di metterceli in tasca…

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