Tesla Takedown: oggi la protesta globale che fa tremare la politica

da | 29 Mar 2025 | Politica, Automotive

Una manifestazione del Tesla Takedown a Brooklyn | Foto: Rhododendrites / Creative Commons
Tempo di lettura: 4 minuti

Nel momento in cui scriviamo questo articolo, l’America si sta appena svegliando. Ma la giornata di oggi appare molto importante per chi, come TechTalking, si interessa dell’intreccio tra tecnologia e politica, perché avverrà la mobilitazione globale del movimento Tesla Takedown.

Con 213 proteste programmate in tutto il mondo, i manifestanti si raduneranno davanti a showroom, concessionarie e stazioni di ricarica Tesla in molte località americane ed europee.

L’obiettivo dichiarato è protestare in modo pacifico contro Elon Musk, accusato di aver contribuito ai tagli alla spesa pubblica americana e all’erosione della democrazia grazie alla sua influenza economica e politica su Trump.

Ma mentre il movimento insiste sulla non violenza, le autorità federali e lo stesso Musk stanno alzando il tiro, parlando apertamente di “terrorismo interno”.

Il presidente Donald Trump ha promesso dure misure contro quelli che ha definito “teppisti terroristi”, mentre il procuratore generale Pam Bondi ha promesso di perseguire penalmente chiunque stia “dietro le quinte” a finanziare o organizzare queste azioni.

Se la protesta diventa un problema di ordine pubblico

L’atteggiamento del governo federale ha innescato un acceso dibattito su cosa sia legittima espressione del dissenso e cosa invece venga criminalizzato.

Gli attivisti denunciano una strategia governativa mirata a confondere le loro proteste col vandalismo, alimentata anche dalle dichiarazioni aggressive di Musk, che su X ha accusato alcuni manifestanti pacifici di aver commesso dei “crimini”.

Certo è che di fronte a episodi come quelli che abbiamo raccontato (spari con armi da fuoco contro i rivenditori Tesla, stazioni di ricarica date alle fiamme, atti di vandalismo contro incolpevoli conducenti delle auto elettriche di Elon Musk), viene difficile parlare di semplice esercizio democratico del proprio diritto a protestare.

Ma gli attivisti del movimento anti Tesla la vedono diversamente: “I regimi autoritari hanno una lunga storia nel confondere la protesta pacifica con la violenza”, ha dichiarato a TechCrunch Stephanie Frizzell, una delle organizzatrici delle proteste di Dallas. “Vogliono intimidirci al punto da farci tacere, ma noi continueremo a difendere la libertà di espressione.”

L’FBI sorveglia i manifestanti

A rendere il quadro ancora più delicato è il coinvolgimento delle forze di polizia e delle task force antiterrorismo. Secondo Mike German, ex agente speciale dell’FBI, è probabile che l’agenzia collabori con le polizie locali per monitorare da vicino le proteste di Tesla Takedown.

Il dato più allarmante, spiega German, è che le linee guida del procuratore generale consentono all’FBI di avviare attività di sorveglianza fisica (come fotografare persone, auto e targhe, infiltrare informatori nei gruppi e accedere a database privati), senza che vi sia alcuna base fattuale per sospettare un atto terroristico.

Ciò comporta che anche i manifestanti più pacifici rischiano di finire in un sistema di controllo progettato per contrastare minacce reali alla sicurezza nazionale, sebbene non si tratti certo di una novità di questi giorni.

“Le forze dell’ordine negli Stati Uniti sono pensate per proteggere la proprietà dei ricchi”, ha rincarato German. “Quando le corporation vengono contestate, preferiscono trasformare la protesta in un problema di ordine pubblico piuttosto che affrontare le critiche legittime.”

Colpire Musk nel portafoglio

Il cuore della protesta, dicono gli organizzatori, non è la violenza. Lo scopo del movimento Tesla Takedown è simbolico ed economico.

Elon Musk infatti è oggi l’uomo più ricco del mondo in gran parte grazie alla sua partecipazione in Tesla, di cui detiene circa il 13%. Considerando che la società ha una capitalizzazione di mercato vicina agli 829 miliardi di dollari, la sua quota personale supera i 100 miliardi di valore.

“Se riusciamo a continuare a far scendere il prezzo delle azioni Tesla, colpiremo Musk dove fa più male”, ha spiegato Natasha Purdum, organizzatrice del movimento in New Jersey.

La strategia punta così a indebolire l’impero finanziario di Musk, accusato di utilizzare la sua ricchezza per influenzare la politica americana e sostenere l’amministrazione Trump.

“Stiamo cercando di contrastare la distruzione che Musk ha contribuito ad alimentare nel governo federale,” afferma la Purdum riferendosi al suo operato come leader del DOGE, sottolineando che l’unico modo per farlo è “indebolire il potere economico che gli ha permesso di arrivare fin qui”.

Tesla Takedown e la crisi della sinistra

In questo clima rovente, gli organizzatori del Tesla Takedown continuano a invitare alla prudenza. Seguire le regole locali, non oltrepassare i limiti delle proprietà private, obbedire alle forze dell’ordine e, se possibile, avere con sé il numero di un avvocato. Ma il messaggio principale resta uno: “Non ci faremo intimidire”.

Il movimento vuole così essere il simbolo della resistenza democratica in un contesto sempre più ostile al dissenso. Eppure, non possiamo fare a meno di ricordare che fino a pochi mesi fa possedere e guidare una Tesla era considerato un gesto di coscienza ecologica.

Non a caso, le prime volte che chi scrive ha visto le macchine di Elon Musk è stato nelle strade di San Francisco, in California, ossia lo Stato americano più progressista e attento all’ambiente.

Ora però Tesla è diventata per una parte della sinistra radicale il bersaglio di una crescente ostilità, alimentata dal cambiamento di rotta politico di Elon Musk. In questo clima, alcuni atti vandalici contro le auto del marchio vengono guardati con indulgenza o addirittura giustificati come forme di “resistenza”.

Il risultato è che la legalità diventa così un valore relativo: uno scandalo da denunciare se a violarla è la destra, un gesto “eroico” se a farlo è la sinistra, purché in nome di un ideale ritenuto superiore.

Non siamo però sicuri che appiccare fuoco alle automobili di incolpevoli automobilisti sia la strada migliore per l’intellighenzia liberal di riconquistare i consensi perduti e sconfiggere le destre alle prossime tornate elettorali.

La speranza dunque è che oggi il Tesla Takedown resti entro i limiti della legalità. Che è ciò di cui ultimamente si sente sempre più un gran bisogno.

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