Chi ha seguito la parabola della startup Nikola su TechTalking ricorderà bene uno dei passaggi simbolo della vicenda: il video promozionale in cui un futuristico camion elettrico sembrava viaggiare spedito su un’autostrada nel deserto.
In realtà, quel veicolo non funzionava affatto: era stato semplicemente lasciato scendere giù da una collina, sfruttando la gravità e un’inquadratura studiata per ingannare.
Una trovata cinematografica, come potete vedere qui sotto, e anche l’emblema di una delle frodi finanziarie più eclatanti dell’ultimo decennio.
Nikola: dalla gloria al fallimento
Fondata da Trevor Milton in un seminterrato nello Utah, Nikola era rapidamente diventata una delle promesse più calde di Wall Street nel settore dei veicoli elettrici.
Ma l’entusiasmo iniziale ha presto lasciato spazio allo scetticismo, quindi al panico tra gli azionisti quando è emerso che le affermazioni secondo cui l’azienda aveva già realizzato camion a zero emissioni, erano infondate.
L’inganno è costato caro agli investitori, che hanno subito perdite ingenti. Nel 2020 Milton si è dimesso e, nel 2021, Nikola ha chiuso un contenzioso con la SEC accettando di pagare 125 milioni di dollari senza ammettere colpe.
A febbraio di quest’anno, la società ha ufficialmente dichiarato bancarotta, chiedendo la protezione del Chapter 11. Nel 2020, Nikola era arrivata a valere 30 miliardi di dollari.
La grazia di Trump
Ieri la Casa Bianca ha confermato la grazia presidenziale concessa da Donald Trump a Trevor Milton, condannato nel 2023 a quattro anni di carcere per frode finanziaria.
Nonostante la sentenza, Milton non era ancora stato incarcerato in attesa dell’appello. Ora, grazie alla decisione di Trump, rischia di non dover risarcire nemmeno un centesimo dei centinaia di milioni di dollari che i pubblici ministeri volevano recuperare per conto degli investitori truffati.
A rendere la vicenda ancora più controversa è il fatto che, meno di un mese prima delle elezioni del 2024, Milton e sua moglie avevano donato oltre 1,8 milioni di dollari a un fondo per la rielezione di Trump.
Alla domanda sul motivo della grazia all’ex CEO di Nikola, il presidente ha risposto: “È stata altamente raccomandata da molte persone”, suggerendo poi che Milton fosse stato perseguito solo per averlo sostenuto politicamente.
“Dicono che l’unica cosa sbagliata che ha fatto è stato essere uno dei primi a sostenere un certo Donald Trump per presidente”, ha dichiarato. E ha rincarato: “Non ha fatto nulla di male. I procuratori del distretto sud di New York sono un gruppo di persone feroci.”
Milton era difeso da due legali vicini al presidente: Marc Mukasey, già avvocato della Trump Organization, e Brad Bondi, fratello di Pam Bondi, ex procuratrice generale nominata dallo stesso Trump.
Le altre grazie presidenziali
La grazia a Milton non è un caso isolato. Fin dal primo giorno del suo secondo mandato, Trump ha fatto largo uso del potere presidenziale per annullare condanne e cancellare fedine penali.
Poche ore dopo il giuramento ha concesso la grazia a circa 1.500 persone coinvolte nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Il giorno seguente ha graziato Ross Ulbricht, fondatore di Silk Road, condannato all’ergastolo nel 2015 per aver creato uno dei più noti mercati illegali online.
Giovedì scorso ha fatto lo stesso con i tre fondatori dell’exchange di criptovalute BITMEX (Arthur Hayes, Benjamin Delo e Samuel Reed), che nel 2022 si erano dichiarati colpevoli di aver violato le leggi antiriciclaggio statunitensi. La loro società aveva già pagato una multa da 100 milioni di dollari.
A perderci, in questo elenco di provvedimenti presidenziali, sono quasi sempre le solite vittime: investitori truffati, cittadini frodati e istituzioni ingannate.


