I dazi di Trump affondano GM e Ford. Ma Tesla sorride

by | 28 Mar 2025 | Automotive

Tempo di lettura: 2 minuti

L’annuncio del presidente Donald Trump di imporre dazi del 25% su tutte le auto e i componenti importati negli Stati Uniti ha avuto un effetto immediato e profondo sui mercati finanziari.

Le cosiddette Big Three dell’automotive americana (General Motors, Ford e Stellantis) ieri hanno registrato pesanti perdite a Wall Street: GM ha lasciato sul terreno il 6,6%, Ford il 3,1% e Stellantis il 2,9%.

A soffrire non sono state solo le aziende a stelle e strisce: anche i giganti asiatici del settore hanno risentito del provvedimento. A Tokyo, Honda Motor ha perso il 2,5% e Toyota il 2%, mentre a Seul Hyundai è crollata del 4,3%.

Le più esposte: Ford e GM

Gli analisti concordano sul fatto che Ford e General Motors siano le case automobilistiche più vulnerabili all’introduzione delle nuove tariffe.

Secondo Bernstein, il loro utile operativo potrebbe ridursi fino al 30% già nel corso del 2025, anche nell’ipotesi di un aumento dei prezzi e di una diversificazione delle catene di approvvigionamento.

Stellantis è considerata leggermente più protetta, grazie a un maggior utilizzo di componenti statunitensi nella produzione di modelli come le Jeep assemblate in Messico. Ma il contraccolpo rischia di essere generalizzato, con effetti sui prezzi finali delle auto sia nuove sia usate.

Dazi? Tesla va controcorrente

In questo scenario, Tesla si è distinta per un comportamento borsistico diametralmente opposto rispetto ai concorrenti: ha guadagnato il 2,7%, seguita da Rivian con un +3,1%. E non è un caso.

L’azienda fondata da Elon Musk produce infatti tutte le vetture destinate al mercato nordamericano all’interno degli Stati Uniti, tra gli stabilimenti di Fremont, in California, e di Austin, in Texas. Ciò la mette al riparo dai dazi sull’importazione di veicoli, che colpiranno invece buona parte della concorrenza.

Il vantaggio di Tesla, però, è solo relativo. L’azienda infatti importa ancora tra il 20% e il 30% dei componenti necessari all’assemblaggio delle sue auto.

Tant’è che lo stesso Elon Musk ha riconosciuto su X che Tesla “NON è indenne” dai nuovi dazi, precisando che l’impatto sarà “significativo”. Tuttavia, la strategia di localizzazione delle filiere produttive, perseguita da anni, le consente oggi di reggere meglio l’urto.

Diverso il discorso per Rivian e Lucid Motors: anche loro assemblano in territorio americano, rispettivamente in Illinois e Arizona, ma importano parti soggette ai dazi e non hanno ancora raggiunto un equilibrio economico sostenibile, registrando perdite rilevanti per ogni veicolo venduto.

Tesla alla prova del mercato

Nonostante le condizioni apparentemente favorevoli, Tesla sta attraversando una fase delicata. Il 2024 si è chiuso con un numero di vendite inferiore rispetto al 2023, e l’inizio del 2025 non è stato dei più brillanti.

Per contrastare la flessione, l’azienda ha fatto ampio uso di sconti e promozioni. Ma le tariffe potrebbero rivelarsi un’arma in più.

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In un mercato dove i rivali saranno costretti ad alzare i prezzi per assorbire l’impatto dei dazi, Tesla potrebbe riuscire a mantenere i listini più competitivi.

Se così sarà, il protezionismo trumpiano potrebbe rivelarsi per Elon Musk un bell’aiuto.

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