La politica commerciale del presidente Donald Trump, ce lo dice la cronaca, sta agitando i mercati internazionali.
Il leader repubblicano ha infatti imposto nuovi dazi del 25% su tutte le importazioni da Canada e Messico, interrompendo di fatto l’esenzione garantita dagli accordi di libero scambio nordamericani, spesso definiti come NAFTA 2.0.
La mossa, che mira a riportare la produzione manifatturiera negli Stati Uniti, ha scatenato immediate reazioni da parte dei partner commerciali.
Il primo a rispondere è stato il premier canadese Justin Trudeau, che ha definito i dazi statunitensi “una misura inaccettabile e profondamente dannosa per i lavoratori e le imprese del nostro Paese”.
Trudeau ha annunciato ritorsioni, dichiarando che il Canada “non resterà a guardare mentre si mettono a rischio posti di lavoro e stabilità economica”. Anche il governo messicano ha espresso preoccupazione, mentre le aziende nordamericane hanno iniziato a valutare le possibili conseguenze della nuova barriera commerciale.
La preoccupazione di Big Three
Tra i settori più colpiti c’è l’automotive. Le Big Three di Detroit (General Motors, Ford e Stellantis), hanno esercitato pressioni su Trump per ottenere un’esenzione dai nuovi dazi.
Il risultato è stata una tregua di un mese per l’industria automobilistica, un compromesso che concede alle aziende un risicato margine di manovra prima che le tariffe entrino in vigore.
Il problema principale è la complessità delle catene di approvvigionamento.
Molti stabilimenti delle Big Three si trovano in Canada e Messico: GM produce il Chevy Equinox in entrambi i Paesi, Ford assembla i suoi SUV Lincoln Nautilus in Ontario, mentre Stellantis costruisce le Dodge Charger nello stesso Stato canadese. Inoltre, numerosi fornitori di componenti hanno fabbriche fuori dagli Stati Uniti.
L’aumento dei costi di importazione rischia di avere un impatto diretto sul mercato automobilistico.
Secondo Jeff Schott, economista del Peterson Institute for International Economics, i nuovi dazi potrebbero far salire il prezzo delle vetture fino a 12.000 dollari. “Se ciò accade, i concessionari si troveranno con auto invendibili nei loro piazzali”, ha avvertito Schott in un’intervista al Detroit Free Press.
“Non potremmo resistere a lungo”
Trump ha difeso la sua strategia durante il discorso dell’altro ieri al Congresso, esortando i produttori a riportare la produzione negli Stati Uniti.
Ma il CEO di Ford, Jim Farley, ha già chiarito che l’azienda non ha impianti con capacità produttiva inutilizzata per trasferire immediatamente le operazioni. “Potremmo resistere ai dazi nel breve termine, ma se dovessero persistere, creerebbero un buco nell’industria americana come mai visto prima”, ha dichiarato Farley.
I numeri confermano l’importanza di Messico e Canada per il mercato automobilistico americano: nei primi due mesi dell’anno, il 17,4% dei veicoli venduti negli USA è stato prodotto in Messico e il 7,4% in Canada, secondo i dati di Edmunds.com.
Senza un accordo, la stretta di Trump rischia di mettere in crisi l’intero settore.


