SpaceX ha appena chiuso la più grande offerta pubblica iniziale della storia, ha aperto in Borsa sopra i 2.000 miliardi di dollari (sesta società più preziosa degli Stati Uniti) e ha fatto di Elon Musk il primo trilionario al mondo.
Wall Street, però, si aspetta qualcosa di ancora più grande: fondere SpaceX con Tesla in un unico conglomerato da circa 4.000 miliardi, una sorta di Elon, Inc.
Musk controlla SpaceX ed è il maggiore azionista di Tesla. Un’operazione del genere significherebbe trattare con sé stesso, con quello che ne consegue sul piano legale: cause degli azionisti che si vedrebbero scavalcati.
“In pratica è arrivato al punto in cui può fare quasi tutto ciò che desidera”, riassume Charles Elson, fondatore del Weinberg Center for Corporate Governance dell’Università del Delaware.
Cosa diventerebbe Elon, Inc.
Dentro lo stesso perimetro finirebbero razzi, intelligenza artificiale, il servizio satellitare Starlink, auto e camion elettrici, batterie, hardware per il solare e il social network X. In sviluppo ci sono anche data center orbitali, taxi senza conducente e robot umanoidi.
Gli esperti prevedono che SpaceX, più grande per valore di mercato, scambierebbe le proprie azioni con quelle di Tesla. Le due società peraltro condividono già dirigenti e risorse, e sviluppano insieme progetti da miliardi.
Ieri SpaceX ha inoltre nominato nel suo consiglio Roelof Botha, ex PayPal e già finanziatore di altre aziende di Musk attraverso il suo fondo di venture capital: un altro nome amico in un consiglio che ha sempre assecondato il fondatore.
Il trasloco che blinda il controllo
Tesla ha spostato la sede legale dal Delaware al Texas l’anno scorso, dopo che un tribunale di quello stato gli aveva annullato il pacchetto retributivo del 2018 (sentenza poi ribaltata), come abbiamo raccontato. SpaceX ha trasferito la propria sede legale nel 2024.
Allontanare le aziende dalla California, prima ancora che dal Delaware, è una manovra che Musk porta avanti da anni. La ragione è che la differenza tra i due Stati è sostanziale.
In Delaware qualsiasi azionista può portare in tribunale una società; in Texas serve detenere almeno il 3% del capitale. Sembra poco ma calcolato sul valore di Tesla significano decine di miliardi di dollari, una soglia che taglia fuori chiunque non sia un grande fondo, e quei fondi cause simili non le fanno.
E dentro SpaceX, Musk possiede una classe speciale di azioni che gli assegna dieci voti per ognuno degli altri, per oltre l’82% dei diritti di voto. Acquisire Tesla, che ha una sola categoria di azioni, gli consentirebbe di estendere quel controllo alla società combinata.
Per la fusione servirebbero comunque i due terzi degli azionisti Tesla: Musk ne controlla circa il 20%, e l’assemblea gli ha da poco approvato un compenso da quasi mille miliardi legato a obiettivi ambiziosi.
La vera posta è il calcolo
Il senso strategico della fusione sta nella potenza di calcolo. xAI, l’azienda di IA di Musk, è già stata assorbita da SpaceX all’inizio dell’anno; Tesla a sua volta aveva investito in xAI; e negli ultimi due anni Tesla ha venduto batterie e auto per centinaia di milioni a SpaceX.
Le due società vogliono produrre insieme chip per l’IA nello stabilimento Terafab e sviluppare software con il progetto Macrohard. Le aziende di Musk si comprano, si finanziano e si valutano a vicenda.
SpaceX, intanto, ha abbattuto il costo di portare carichi in orbita, condizione necessaria per costruire data center spaziali alimentati a energia solare.
Se dimostrasse che il concetto funziona, sostiene Tasha Keeney di ARK Investment Management, la sua divisione IA guadagnerebbe un vantaggio su Anthropic, OpenAI e gli altri.
Gwynne Shotwell, presidente e direttrice operativa di SpaceX, non ha smentito le voci: combinare le due aziende “potrebbe rendere la vita di Elon un po’ più facile”, ha detto alla CNBC.
I pochi ostacoli a SpaceX più Tesla
Avvocati, politici e qualche azionista potrebbero provare a bloccare l’operazione. Le armi, però, paiono spuntate.
Una causa per frode reggerebbe solo se la società nata dalla fusione fallisse e gli azionisti perdessero denaro: “Finché continua a gestire bene l’azienda e il titolo sale, è un’asticella alta”, osserva James Spindler della University of Texas.
Le autorità federali potrebbero opporsi sul fronte antitrust (entrambe operano nell’IA) o per ragioni di sicurezza nazionale: “È difficile ignorare le implicazioni per la sicurezza nazionale di un’operazione che combina IA, robotica, comunicazioni e spazio”, nota Eric Talley della Columbia. Ma finché alla Casa Bianca siede Donald Trump, cui Musk ha donato centinaia di milioni, un intervento resta improbabile.
Anche Bruxelles potrebbe sollevare obiezioni, come ha fatto con Google, Meta e Apple. Ma quei casi reggevano perché ciascuna dominava un mercato preciso (la ricerca, i social, le app su iPhone), mentre qui Musk metterebbe insieme mercati distinti (razzi, auto, IA, satelliti), senza prenderne saldamente uno. Una posizione dominante andrebbe dimostrata mercato per mercato, e in nessuno la fusione la creerebbe.
L’ostacolo più concreto è un altro e non ha nulla di giuridico: un crollo dei prezzi in Borsa. “Quando il mercato sale sono tutti contenti, perché tutti guadagnano”, chiude Elson.
Fonte: The New York Times


