Centotrentacinque dollari ad azione, 75 miliardi raccolti, una valutazione di 1.770 miliardi. SpaceX debutterà oggi pomeriggio al Nasdaq come settima società più grande degli Stati Uniti, sopra Meta e anche la stessa Tesla.
È la più grande quotazione mai vista ma più che la cifra, conta il metodo. Musk ha infatti “imposto” a Wall Street le proprie condizioni, e il giudizio autentico del mercato non arriverà dai miliardi messi in cassa. Arriverà invece da come il titolo scambierà stasera, quando partiranno le contrattazioni.
Il manuale di Wall Street stracciato
Per capire l’anomalia serve sapere come funziona di solito. Prima di una quotazione le banche effettuano quello che in gergo si chiama “roadshow“. Ossia, girano per settimane tra i grandi investitori, raccolgono gli ordini e solo alla fine fissano il prezzo.
È una sorta di sondaggio preventivo, che finisce per costruisce il valore di una quotazione in base all’effettivo riscontro. SpaceX ha invece rovesciato lo schema: il prezzo è stato fissato prima a 135 dollari, prendere o lasciare. Tant’è che più di un operatore ha parlato di territorio inesplorato.
Anche i tempi dell’annuncio si discostano dalla prassi. Il prezzo è stato reso noto a mercati ancora aperti, quando di solito si aspetta la chiusura per evitare che una qualsiasi variabile esterna possa disturbare la vendita.
Sembra un dettaglio tecnico, in realtà il fatto ci dice invece chi comanda l’operazione. Non le banche che collocano il titolo, come da copione, ma Elon Musk.
SpaceX: chi compra non decide niente
C’è poi la questione del controllo. Di norma chi compra un’azione compra anche un pezzetto di potere sulle scelte dell’azienda. Con SpaceX no: dopo la quotazione, Musk conserverà l’82% dei diritti di voto. Chi entra insomma scommette sulla crescita economica del gruppo ma non ha voce sulle decisioni strategiche.
Una struttura così sbilanciata ha già attirato critiche. La senatrice Elizabeth Warren ha chiesto alla SEC, il regolatore dei mercati americani, di rinviare l’operazione proprio per i timori sulla governance. La sua richiesta non ha avuto la forza politica di fermare il collocamento, ma fotografa comunque il problema.
Sul versante opposto Musk ha riservato circa il 30% delle azioni ai piccoli risparmiatori, ben oltre la fetta abituale. La mossa costruisce una base di azionisti ampia e affezionata, però meno attenta al prezzo e per questo più ballerina.
I piccoli risparmiatori tendono infatti a comprare quando l’entusiasmo è alto e a vendere in massa appena qualcosa gira male, e quando si muovono tutti nella stessa direzione il titolo può oscillare parecchio. I grandi fondi, con i loro orizzonti lunghi, restano fermi anche nelle giornate storte e attutiscono i colpi.
A completare il disegno c’è la spinta a entrare in fretta negli indici di Borsa, quelli che i fondi sono costretti a replicare comprando ciò che vi rientra. Il Nasdaq ha aperto una corsia veloce, l’accesso immediato all’S&P 500 è stato invece negato.
Il vero test non è oggi
Il vero giudizio arriverà come sempre dal mercato. Da stasera il titolo SPCX comincerà a scambiare e lì si misurerà l’appetito reale degli investitori.
Un rialzo contenuto sarebbe nella norma, un guadagno troppo magro suonerebbe come delusione viste le attese, un balzo enorme segnalerebbe pura speculazione. Molti analisti invitano comunque a non pesare troppo la prima seduta: conta come il mercato digerirà l’operazione nelle prossime settimane.
L’esito dell’operazione andrà comunque oltre SpaceX. Questa quotazione farà infatti da apripista alle attese discese in Borsa di Anthropic e OpenAI, previste entro l’anno.
Che si confronteranno in un mercato affamato di storie di crescita legate all’IA, pronto ad accettare valutazioni altissime e un controllo concentrato nelle mani di un solo uomo pur di non restare a guardare.
Fonti: Reuters, Financial Times


