Il 10 aprile, poche ore dopo il via libera dei Paesi Bassi, un responsabile delle politiche di Tesla, Ivan Komusanac, ha scritto ai regolatori svedesi. Allegava una presentazione con una cifra netta: la Full Self-Driving avrebbe potuto salvare 32.000 vite e prevenire 1,9 milioni di feriti. Il numero però aveva un solo difetto: era costruito.
Le statistiche che Musk e i suoi dirigenti citano da oltre un anno, raccontano una FSD fino a dieci volte più sicura di un guidatore umano. Reuters, in un’inchiesta pubblicata il mese scorso, ha smontato questo meccanismo. La cifra delle 32.000 vite presuppone che ogni veicolo americano (compresi i camion e le motociclette, tra i mezzi più esposti agli incidenti) venga sostituito da una Tesla con FSD, e che ogni Tesla sia almeno sette volte più sicura del mezzo che rimpiazza.
Gli altri numeri seguono la stessa logica. Tesla confronta il tasso di incidenti delle sue auto in cui sono scattati gli airbag con un tasso americano che comprende anche i tamponamenti più lievi. Poi confronta le sue auto, recenti, contro il parco circolante medio statunitense, che ha più di dieci anni. Le Tesla fanno meno incidenti, è vero. Ma quel merito non è del software. È dell’auto nuova: frenata automatica, controllo di stabilità, una scocca progettata per assorbire meglio gli urti, dispositivi che una macchina del 2012 non ha.
La FSD si prende così un vantaggio che appartiene all’hardware. Per misurare davvero il software servirebbe la stessa Tesla con la FSD accesa contro la stessa Tesla con la FSD spenta, oppure il confronto con altre auto nuove dello stesso segmento. Tesla sceglie invece il termine di paragone più sfavorevole, e il risultato si gonfia da sé.
Tesla e la porta olandese
La partita europea passa da un solo ufficio. Tesla ha contattato RDW, il regolatore stradale dei Paesi Bassi, alla fine del 2024. In una lettera del novembre di quell’anno ha allegato il collegamento al proprio rapporto sulla sicurezza, sostenendo che un “maggiore utilizzo” della FSD “porta a strade più sicure”.
Dopo oltre un anno di test, ad aprile RDW ha approvato il sistema. E ora chiede l’omologazione valida in tutta l’Unione, per conto di Tesla. Basta che un’autorità nazionale dica sì perché la tecnologia possa circolare nei 27 Paesi.
Interpellata da Reuters, RDW ha rifiutato di commentare i problemi individuati nei dati di Tesla. Ha però precisato di non affidarsi “ad affermazioni di marketing o a statistiche esterne”, e di svolgere propri test e verifiche su strade pubbliche e piste di prova. Cosa abbia misurato, e su quali dati, non lo ha detto.
Cosa promette davvero la FSD
Il nome dice più di quel che il sistema fa. “Full Self-Driving” resta una guida assistita di livello 2: l’auto si muove da sola in certe condizioni ma il conducente deve sorvegliare e riprendere il controllo in qualsiasi momento.
Negli Stati Uniti la NHTSA ha aperto un’indagine sul sistema dopo una serie di incidenti, uno dei quali è costato la vita a un pedone. Lo scarto tra la promessa del marchio e il comportamento reale è il terreno su cui si gioca o scontro.
Per questo c’è chi chiede che i numeri escano dal recinto aziendale. Dudley Curtis, portavoce dell’European Transport Safety Council, si è detto “certamente preoccupato” per i “dati di sicurezza inattendibili” portati ai regolatori svedesi.
La strada, secondo lui, è una sola: “consegnare i dati a un’università, farli verificare in modo indipendente da un ricercatore qualificato, e poi ne parliamo”.
La spinta dal basso, e lo scetticismo delle autorità
Sul fronte vendite l’Europa pesa. Tesla ha visto crollare i numeri lo scorso anno, mentre Musk si schierava con i partiti di estrema destra del continente e raccoglieva proteste. La FSD è la leva su cui conta per rientrare.
E la pressione non arriva solo dall’azienda: in più Paesi i regolatori sono stati sommersi da email di automobilisti entusiasti che chiedevano un’approvazione rapida, citando proprio le statistiche di Tesla. In Norvegia qualcuno ha promesso una riduzione degli incidenti “fino al 90%”.
Le autorità, però, leggono quei numeri con prudenza. Il regolatore svedese ha fatto sapere che guarda “oltre le cifre dei titoli”. E dalla Norvegia, Stein-Helge Mundal della Public Roads Administration ha messo a verbale la sintesi di tutta la vicenda: le cifre di Tesla “sono autoprodotte”, e questo rende “difficile trovare una correlazione con le statistiche sugli incidenti delle autorità”.
Fonte: Reuters


